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Enocianina

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L'enocianina è una sostanza naturale fortemente colorante estratta dalle bucce delle uve a bacca nera (Vitis), composta prevalentemente da antociani e in particolare da malvidina-3-glucoside (C23H25O12+). Fa parte dei pigmenti idrosolubili afferibili alla classe dei flavonoidi ed è responsabile del cromatismo intenso dei grappoli maturi.

Caratteristiche chimico-fisiche

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Enocianina liquida

Si tratta di un liquido denso rosso-violetto, ma il cromatismo può variare in base al pH dell’ambiente (rossastro in ambiente acido, bluastro in ambiente basico). Chimicamente l’enocianina è un miscuglio di composti mono e dimetilici di più antocianidine monoglucosidi; è solubile nelle soluzioni idroalcoliche e insolubile nei solventi lipidici. La sostanza è censita nell'Unione Europea assieme ad altre antocianine tra gli additivi alimentari con la sigla "E163" (estratto di bucce d'uva[1]) ed è commercializzata sotto forma di polvere color bordeaux da sciogliere in acqua oppure direttamente liquida. Viene estratta dai sottoprodotti della vinificazione (es. vinacce) e deve essere conservata in ambiente protetto, al buio e lontano da fonti di calore. Teme l'umidità, l'ossidazione e la fotodegradazione, che la trasformano in composti brunastri insolubili tipicamente riscontrabili nei vini rossi malconservati.

Storia e produzione

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La sua produzione industriale fu messa a punto in Italia da Antonio Carpenè in collaborazione con Enrico Comboni[2]. In origine si separava direttamente dal vino (nel quale è presente per circa l'1% del totale) precipitandola con acetato basico di piombo e ottenendo una sostanza di color azzurro scuro.[3] L’enocianina è oggi ricavata dalle vinacce di uve a bacca nera ricche di antociani (Ancellotta, Colorino, Sangiovese, Lambruschi) mediante estrazione in acqua acidificata (spesso con acido citrico o tartarico) a media temperatura (30-50 °C) per non degradare gli antociani, talvolta con aggiunta di etanolo alimentare per migliorare la resa e la conservazione. Dopo la separazione dei solidi (semi, fibre, bucce esauste) tramite filtri a pressione o centrifugazione, l’estratto viene purificato tramite resine a scambio ionico o filtrazioni a membrana, concentrato sottovuoto a bassa temperatura per preservare i composti termolabili e, se necessario, trasformato in polvere tramite liofilizzazione o spray-drying. Il prodotto finale viene stabilizzato con antiossidanti naturali e confezionato in contenitori ermetici, scuri, spesso sotto atmosfera inerte. Classificata come E163, l’enocianina è usata nell’industria enologica come miglioratrice del colore e in quella alimentare e cosmetica per la sua pigmentazione intensa, l'ottima stabilità cromatica in ambiente acido, le buone proprietà antiossidanti e l'origine naturale basata sul recupero dei sottoprodotti enologici. Le vinacce di partenza devono essere fresche e prive di solforosa o altri additivi che possano interferire con i processi di estrazione.

  1. (EN) A. Larry Branen, P. Michael Davidson, Seppo Salminen, John Thorngate, Food Additives, CRC Press, 2001, p. 506. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  2. Bollettino del Comizio agrario di Massa, Tipografia San Pietro, 1882, p. 17. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  3. Enocianina - Enciclopedia Treccani, su treccani.it.

Voci correlate

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