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Emanuele Cacherano di Bricherasio

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Lorenzo Delleani, I fondatori della F.I.A.T.
Emanuele Cacherano di Bricherasio è raffigurato al centro del dipinto, con la giacca chiara e la cravatta azzurra, nell'atto di firmare il documento costitutivo della F.I.A.T.

Emanuele Cacherano di Bricherasio (Torino, 25 agosto 1869Agliè, 3 ottobre 1904) è stato un imprenditore e nobile italiano, fondatore dell'Accomandita Ceirano, dell'Automobile Club d'Italia e della F.I.A.T., morto prematuramente in circostanze misteriose.

Origini familiari e formazione

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Emanuele Cacherano di Bricherasio nacque in una delle famiglie nobiliari piemontesi più antiche e prestigiose, i conti Cacherano di Bricherasio, il cui casato affondava le radici nel medioevo sabaudo e possedeva vasti patrimoni fondiari tra il Torinese e il Monferrato. Era il secondogenito del cavaliere Luigi dei conti Cacherano di Bricherasio e della marchesa Teresa Massel di Caresana, ed ebbe come sorella Sofia, destinata a essere l'ultima discendente della famiglia.

Rimasto orfano di padre a soli due anni, fu educato dalla madre e dalla sorella in un ambiente improntato alla cultura artistica e al mecenatismo. Entrambe erano pittrici e protettrici di artisti piemontesi, e l'atmosfera intellettuale della dimora familiare contribuì a formare la sensibilità del giovane Emanuele, che crebbe in un contesto di aristocratica raffinatezza ma anche aperto alle novità culturali e sociali del tempo.

Come consuetudine per i giovani della nobiltà, intraprese la carriera militare frequentando la Reale Accademia Militare di Modena, dalla quale uscì con il grado di sottotenente di cavalleria. Entrò quindi a far parte del Reggimento Piemonte Reale Cavalleria di Saluzzo, dove conobbe l'ufficiale Federico Caprilli, destinato a diventare uno dei più celebri innovatori dell'equitazione e amico intimo della famiglia Bricherasio.

Congedatosi con il grado di tenente, rientrò a Torino per occuparsi degli affari familiari e dell'amministrazione del patrimonio. In quegli anni si diffuse tra i salotti aristocratici del Piemonte la cosiddetta "febbre del modernismo", una fascinazione per le nuove invenzioni tecnologiche che provenivano dalla Francia e dalla Germania, in particolare le prime automobili. Bricherasio, frequentatore assiduo del celebre Caffè Burello, si appassionò ben presto alle novità meccaniche, discutendone con altri giovani aristocratici e intellettuali.

Le sue idee di apertura al progresso industriale, pur mantenendo una visione moderata, gli valsero il soprannome di "conte rosso". Non si trattava di una vera adesione a posizioni socialiste, ma piuttosto dell'impressione che potesse sembrare vicino a un orientamento riformista in un contesto aristocratico ancora largamente conservatore.

Attività automobilistica e sportiva

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Il suo nome è legato in modo indelebile alla nascita dell'automobilismo in Italia. Il 18 maggio 1895 organizzò con l'ingegner Roberto Sacheri la Torino-Asti-Torino, considerata la prima corsa motoristica ufficiale in Italia. Alla gara parteciparono appena cinque concorrenti, tra cui Giovanni Battista Ceirano, che diverrà in seguito uno dei protagonisti dell'industria automobilistica torinese e socio dello stesso Bricherasio.[1]

Tre anni dopo, nel 1898, promosse con l'amico avvocato Cesare Goria Gatti la prima Mostra Italiana dell'Automobile, allestita alla Palazzina delle Belle Arti del Parco del Valentino, che può essere considerata l'antesignana del futuro Salone dell'automobile di Torino. Sempre nello stesso anno, insieme al conte Carlo Biscaretti di Ruffia, contribuì alla fondazione dell'Automobile Club di Torino, destinato a trasformarsi in seguito nell'Automobile Club d'Italia, e si impegnò nella creazione della rivista L'Automobile, la prima pubblicazione italiana interamente dedicata al settore automobilistico.

Iniziative industriali e fondazione della FIAT

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L'Atto Costitutivo della F.I.A.T., datato 11 luglio 1899

Parallelamente all'impegno sportivo, Bricherasio comprese che l'automobile poteva diventare il fulcro di una nuova industria. Sempre nel 1898 promosse la costituzione della Accomandita Ceirano & C., insieme a Goria Gatti, Attilio Calligaris e all'ingegnere Pietro Fenoglio. L'iniziativa aveva lo scopo di produrre su scala più ampia le vetture progettate da Aristide Faccioli e costruite da Giovanni Battista Ceirano.

La società realizzò e brevettò la Welleyes, prototipo che destò notevole interesse e dimostrò l'esistenza di una domanda potenziale di automobili in Italia. Tuttavia la limitata capacità produttiva non consentiva di soddisfare le richieste, rendendo necessario il coinvolgimento di capitali più consistenti.

Fu Bricherasio a impegnarsi per aggregare una cordata di finanziatori, tra aristocratici e borghesi torinesi, con il sostegno del Banco di Sconto e Sete. Il 1º luglio 1899 convocò nello studio della sua residenza torinese un gruppo di notabili per costituire la Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino. Per l'occasione chiese al pittore Lorenzo Delleani, amico della famiglia, di fissare sulla tela il ricordo dello storico incontro.

L'11 luglio 1899 l'atto di fondazione della società, firmato presso lo studio del notaio Ernesto Torretta, sancì ufficialmente la nascita della Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT). Tra i sottoscrittori figurava in seguito anche Giovanni Agnelli, che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella storia dell'azienda.

Bricherasio, nominato vicepresidente del consiglio di amministrazione, partecipò attivamente alle prime strategie industriali e promosse iniziative per diffondere la cultura dell'automobile. Nel 1901 sostenne la prima edizione del Giro automobilistico d'Italia, un percorso di oltre 1.600 chilometri che attraversò gran parte del Paese, con l'intento di dimostrare l'affidabilità delle nuove vetture.[2]

Il suo ruolo di promotore e finanziatore fece di lui uno dei padri fondatori della FIAT, anche se la sua prematura scomparsa impedì che potesse vederne lo sviluppo successivo.

Morte e controversie interpretative

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La tomba di Emanuele Cacherano di Bricherasio, opera dello scultore Leonardo Bistolfi, nella cripta della Cappella Bricherasio a Fubine

Il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio morì il 3 ottobre 1904 durante un soggiorno al Castello ducale di Agliè, ospite del duca Tommaso di Savoia-Genova e della moglie Isabella di Baviera. La notizia della morte, improvvisa e inattesa, suscitò sorpresa negli ambienti torinesi.

Le circostanze non furono mai del tutto chiarite. Secondo alcune ipotesi coeve, l'aristocratico si sarebbe tolto la vita per ragioni di onore, in seguito a presunte vicende personali; altre voci parlarono di un possibile omicidio legato a contrasti economici. Nessuna indagine ufficiale fece piena luce sull'accaduto e l'episodio rimase avvolto nel mistero.[3]

Il necrologio che gli dedicò il quotidiano La Stampa fu sorprendentemente breve e sobrio, a fronte della notorietà che Bricherasio aveva raggiunto in vita e dell'attenzione che lo stesso giornale gli aveva riservato. Anche il consiglio di amministrazione della FIAT, riunitosi il 4 ottobre 1904, ne commemorò la figura definendolo un «amministratore zelante», un riconoscimento che apparve a molti osservatori inadeguato rispetto al ruolo da lui avuto nella fondazione della società.

La sua tomba, scolpita da Leonardo Bistolfi, si trova nella Cappella Bricherasio di Fubine, dove riposa accanto agli altri membri della famiglia. Alla sua memoria rimase legata anche la figura dell'amico Federico Caprilli, morto tre anni più tardi in circostanze anch'esse oscure e che volle essere sepolto vicino all'amico fraterno.[4]

  1. A.S.I. - Automotoclub Storico Italiano, su asifed.it. URL consultato il 19 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2014).
  2. Valerio Castronovo, Fiat: una storia del capitalismo italiano, Milano, Rizzoli, 2010, pp. 12-14.
  3. Gianni Oliva, Storia di Torino, Milano, Mondadori, 2002, p. 288.
  4. Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Torino, Einaudi, 1989, p. 54.
  • G. Caponetti, Quando l'automobile uccise la cavalleria, Marcos y Marcos, Milano, 2013.

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