Decoder (rivista)

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Decoder
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
PeriodicitàSemestrale[1]
GenereRivista
Fondazione1987[2][3]
Chiusura1998[3]
SedeMilano[2][3]
EditoreShake Edizioni[2][3]
DirettoreErmanno Guarneri[1]
Sito webwww.decoder.it[3]
 

Decoder, nota anche come Decoder. Rivista Internazionale Underground[3] è stata una rivista italiana fondata nel 1987 e pubblicata fino al 1998 (12 numeri[2]) dalla Shake Edizioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e vita di Decoder[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del 1986 prese forma il futuro nucleo di Decoder, e con esso la Shake Edizioni, composto da Ermanno Guarneri, Giacomo Spazio, Kix Kikko aka Fabrizio Longo, Raf Valvola e in un secondo tempo uVLSI, Gianni Mezza, Zenga Kuren, Marco Philopat e Giampaolo "Ulisse Spinosi" Capisani; in cui si ipotizzò un uso sociale della cultura punk e post-punk e in un secondo momento anche delle reti telematiche. Tutti quanti avevano condiviso esperienze di occupazione ed autogestione di spazi sociali, alcuni avevano fatto parte del centro sociale Virus. Alcuni di loro avevano anche vissuto in prima persona la nascita del movimento punk in Italia. Gomma e Spazio risposero a tale appello e Primo Moroni concesse loro uno spazio all'interno della libreria Calusca di Milano per portare avanti i loro progetti. I primi incontri del gruppo si tennero a casa di Gomma e a casa di Spazio. Nel 1987, la sede di Decoder si concretizzò in via Balbo 10 a Milano e venne stampato il primo numero della rivista[1]; ma a pochi mesi della sua nascita sul finire dello stesso anno avvenne la prima scissione del nucleo fondatore della rivista. Spazio lasciò la redazione, per fondare la rivista Vinile e in un secondo tempo l'etichetta discografica Vox Pop.

La redazione di Decoder fece un lungo tour nell'Italia settentrionale per confrontarsi con le realtà politiche circa il modello rizomatico da implementare nella rete. L'ipotesi di una unica rete non riuscirà ad affermarsi. Nel dicembre 1989 Wau Holland del Chaos Computer Club incontrò Decoder a Milano, fornendogli spunti per molte delle tematiche che il gruppo milanese porterà avanti negli anni a seguire.

Nel luglio 1990 esce il n. 5 di Decoder con l'articolo di Raf Valvola Rete Informatica Alternativa che riassunse e diede forma ai temi principali del dibattito in corso nei centri sociali sulla proposta di una rete telematica di movimento nazionale e internazionale[4]. Nello stesso mese, durante il Festival di Santarcangelo di Romagna, in un seminario organizzato da Decoder, venne presentata l'Antologia Cyberpunk, che diventerà il testo seminale del movimento. Il movimento "cyberpunk" italiano venne riconosciuto pubblicamente come possibile nuovo soggetto sociale.

Il gruppo di Decoder entrò in contatto con la rete FidoNet attraverso Alfredo Persivale (sysop del nodo milanese, terzo nodo italiano), con cui partirono le prime ipotesi di un'area "cyberpunk" interna alla rete Fidonet che partì poi a marzo del 1991 come area messaggi grazie a Tozzi e Gomma. Nel 1993 nacque Decoder BBS che divenne uno dei quattro nodi iniziali della rete telematica "Cybernet". L'ultimo numero della rivista fu pubblicato nel 1998, composto da 72 pagine, e venduto a 9.000 lire; tra gli argomenti trattati due particolarmente importanti per la fine degli anni '90 - l'evoluzione dell'ormai consolidato World Wide Web e la privacy in rete e sicurezza informatica[5].

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della testata deriva dalle teorie sulla comunicazione dello scrittore statunitense William S. Burroughs. L'obiettivo era di creare nuovi spazi di controinformazione, partecipando a dibattiti su antagonismo e informazione, hacking sociale, rete di computer, comunicazioni, nuove tecnologie e realtà virtuale[1].

Walt Disney Hackerino[modifica | modifica wikitesto]

Un cosplay riporta alla memoria la vicenda con ilarità durante una fiera, nel 2018.

Nel 1991 la redazione di Decoder ricevette in forma anonima una VHS in cui figuravano due hackers in incognito - uno con la maschera di Topolino, pseudonimo "Mickey Mouse" e un altro al suo fianco con il volto coperto, pseudonimo "Uomo d'Acciaio" - dare una dimostrazione di hacking e recupero dati da un server militare degli Stati Uniti d'America[6]. Mickey e Uomo d'Acciaio utilizzarono un Amiga 500, collegato ad un tubo a raggi catodici, per introdursi nella base di dati militare e recuperare materiale da poi distribuire nei circoli di controinformazione[7].

Nel video i due hacker sostengono di essersi collegati con una rete a commutazione di pacchetto in grado di agganciarli alla Byte Information Exchange, una delle reti più diffuse, all'epoca, negli Stati Uniti d'America[7]. Dopo essersi introdotti nella B.I.X., i due hacker affermano di essersi agganciati alla base di dati militare, con il pretesto di acquistare delle armi e di visionare i progetti del DARPA; in base alla loro versione, impiegarono 3 giorni per scoprire il codice d'accesso al database[7]. Infine, affermano di essersi introdotti nella banca dati e aver visionato svariate informazioni riguardo progetti come l'AGM-129A ACM, il McDonnell Douglas-General Dynamics A-12 Avenger II ed il Northrop Grumman B-2 Spirit; tuttavia negli ultimi secondi di video compaiono delle scritte in cui il sistema di tracciamento della B.I.X. sembra accorgersi della loro intrusione. Mickey e Uomo d'Acciaio si affrettano a staccare l'alimentazione elettrica dell'Amiga, con successiva conclusione del video[7]. La veridicità del filmato non risulta verificabile vista la scarsità di informazioni a riguardo.[8]

Il filmato in questione è stato reso pubblico da Ermanno Guarneri, sul suo canale YouTube nel 2006, ed è diventato presto un fenomeno di Internet italiano, sia per la natura del suo contenuto, ma anche per la spontanea comicità scaturita negli ultimi secondi del video in cui Mickey pronuncia la frase tormentone: «Attento... forse ci stanno tracciando. Ci stanno tracciando! Stacca, stacca! ...stacca!» e si affretta a spegnere la macchina.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Riviste, su 1995-2015.undo.net. URL consultato il 3 agosto 2016.
  2. ^ a b c d Decoder, su estatica.it. URL consultato il 3 agosto 2016 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
  3. ^ a b c d e f Tatiana Bazzichelli, Networking: The Net as Artwork. URL consultato il 3 agosto 2016.
  4. ^ Rete Informatica Alternativa, su strano.net. URL consultato il 3 agosto 2016.
  5. ^ Decoder n.12, su estatica.it. URL consultato il 3 agosto 2016.
  6. ^ Mickey Mouse Hacks a Military Computer, su gomma.tv. URL consultato il 3 agosto 2016.
  7. ^ a b c d e Filmato audio gommatv, Mickey Mouse Hacks a Military Computer, su YouTube, 15 ottobre 2006. URL consultato il 3 agosto 2016.
    «Attento... forse ci stanno tracciando. Ci stanno tracciando! Stacca, stacca! ...stacca!».
  8. ^ Federico Nejrotti, La saga di Hackerino è il più grande cult dell'archeo-informatica italiana, in Motherboard, 29 agosto 2017. URL consultato il 27 dicembre 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]