D. B. Cooper

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Possibile volto di D. B. Cooper elaborato dall'FBI nel 1972

Dan Cooper, meglio conosciuto come D. B. Cooper (...), è un criminale statunitense famoso per aver dirottato un Boeing 727 nel 1971, dal quale si è lanciato in volo dopo avere intascato un riscatto di 200.000 US$ (circa 1,2 milioni di dollari del 2018).

Il nome Dan Cooper è lo pseudonimo usato dall'uomo durante la rapina, probabilmente ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti degli anni cinquanta e protagonista di avventure aeree che vanno dallo spionaggio alla fantascienza. Nonostante un'estesa caccia all'uomo e una continua indagine da parte dell'FBI, l'autore non è mai stato localizzato o identificato con certezza e – pur considerando l'eventualità che potesse non essere sopravvissuto a un lancio così rischioso – la questione è rimasta aperta fino al luglio 2016, quando l'FBI ha deciso di archiviare il caso, a cui era stato attribuito il nome in codice «Norjak».[1][2]

Questo episodio di pirateria aerea rimane l'unico irrisolto nella storia dell'aviazione statunitense.[3][4]

Il dirottamento[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda ebbe inizio nel tardo pomeriggio di mercoledì 24 novembre 1971, la vigilia del giorno del ringraziamento, quando all'aeroporto Internazionale di Portland (nell'Oregon) un uomo che portava una valigetta nera, identificatosi col nome di Dan Cooper (in seguito, a causa di un errore di comunicazione dei mass media, è diventato noto come D. B. Cooper)[5] acquistò al banco della Northwest Orient Airlines un biglietto di sola andata per Seattle (Washington), un volo da trenta minuti.[3] Cooper si imbarcò sull'aereo, un Boeing 727-100 (registrazione FAA N467US), al posto 18C nella parte posteriore, dove si accomodò, si accese una sigaretta e ordinò bourbon e soda. Testimoni oculari a bordo del velivolo lo ricordano come un uomo sui quarantacinque anni, alto circa un metro e ottanta, con un impermeabile nero leggero, mocassini, un abito scuro, una camicia bianca ben stirata, una cravatta nera e un fermacravatta di madreperla.[4] Il volo 305, approssimativamente pieno per un terzo e con un totale di trentasette passeggeri più sei membri dell'equipaggio, decollò alle 14:50 ora locale. Poco dopo Cooper passò un biglietto all'assistente di volo Florence Schaffner, seduta vicino a lui.[6] La Schaffner pensò che fosse il numero di telefono di un uomo d'affari solitario e lo mise nella sua borsetta, ma Cooper si chinò verso di lei sussurrando: «Signorina, farebbe meglio a dare un'occhiata a quel biglietto. Ho una bomba».[7]

Un Boeing 727 con portellone posteriore aperto e scaletta estesa

Nel foglio un messaggio scritto in lettere maiuscole con un pennarello diceva: «Ho una bomba nella mia valigetta. La userò, se necessario. Voglio che si sieda accanto a me. State per essere dirottati».[5] Il foglio fu ritirato successivamente dal dirottatore e l'esatto contenuto è frutto di ricostruzione da parte dei testimoni che concordano sul fatto che terminasse con la frase «no funny business» ("non fate scherzi").[8] La Schaffner accolse la richiesta, poi tranquillamente chiese di vedere la bomba, al che Cooper aprì la valigetta quel tanto che bastava per poter intravedere otto cilindri rossi con dei fili collegati a una batteria. Dopo la chiusura della valigetta dettò le sue richieste: duecento mila dollari in "valuta americana negoziabile", quattro paracadute (due primari e due di riserva) e un'autobotte pronta a Seattle per il rifornimento dell'aereo all'arrivo. L'assistente di volo portò le istruzioni in cabina di pilotaggio.[5] Quando ritornò da Cooper questi si era spostato nel sedile 15-F, vicino al finestrino, e aveva indossato degli occhiali scuri.[9] Il pilota del volo 305, William Scott, contattò il controllo del traffico aereo dell'aeroporto di Seattle-Tacoma, che avvisò le autorità locali e federali. I trentasei passeggeri vennero informati che il loro arrivo a Seattle sarebbe stato ritardato a causa di un "problema meccanico minore". Il presidente della Northwest Orient Donald Nyrop autorizzò il pagamento del riscatto, preoccupato per una possibile pubblicità negativa per la compagnia aerea. Cooper ordinò la restituzione del messaggio da parte del pilota, al fine di eliminare ogni indizio utile alla sua identificazione.[8] L'aereo sorvolò l'area dello stretto di Puget per circa due ore, in modo da consentire alla polizia di Seattle e all'FBI di raccogliere i soldi del riscatto, di reperire i quattro paracadute e mobilitare il personale d'emergenza e i tiratori scelti da posizionare sull'aeroporto.[5] Florence Schaffner ricordò che Cooper sembrava avere familiarità con il territorio locale, osservando a un certo punto: «Sembra Tacoma laggiù», proprio quando l'aereo sorvolava effettivamente Tacoma. Disse correttamente anche che la base aerea militare di McChord era a venti minuti di auto dall'aeroporto Seattle-Tacoma. La Schaffner lo descrisse come un uomo tranquillo, educato nei modi e nel parlare, non affatto assimilabile agli stereotipi popolarmente associati alla pirateria aerea. Tina Mucklow, un'altra assistente di volo, era d'accordo. «Non era nervoso», disse poi agli investigatori, «sembrava piuttosto gentile, non è mai stato crudele o cattivo, è stato premuroso e tranquillo per tutto il tempo». Ordinò un secondo bourbon, pagando regolarmente e insistendo per lasciare il resto, e si offrì per richiedere il pasto per tutto l'equipaggio durante la sosta a Seattle.[6]

Un'animazione dell'evasione di D. B. Cooper dal 727 in volo

Gli agenti dell'FBI raccolsero i soldi del riscatto da diverse banche della zona di Seattle: diecimila banconote da venti dollari, non segnate, ma molte delle quali con numeri di serie che iniziavano con la lettera di emissione "L" che indicava la provenienza dalla Federal Reserve Bank di San Francisco e la maggior parte di una "serie 1969-C"; venne anche fatto un microfilm di ciascuna di esse.[9] Cooper respinse i paracadute militari ad apertura vincolata offerti dalle autorità, chiedendo invece dei paracadute civili con sistema di apertura manuale, che la polizia di Seattle ottenne da una scuola di paracadutismo locale.[8]

Alle 17:24 Cooper venne informato che le sue richieste erano state soddisfatte e alle 17:39 l'aereo atterrò a Seattle-Tacoma. Cooper ordinò al comandante Scott di far rullare l'aereo in una pista isolata e di spegnere le luci in cabina per scoraggiare i cecchini della polizia. Al Lee, Operations Manager della Northwest Orient di Seattle, si avvicinò al velivolo in abiti civili (per evitare la possibilità che Cooper potesse scambiare la sua uniforme della compagnia aerea per quella di un agente di polizia) e consegnò alla Mucklow uno zaino con il denaro e i paracadute attraverso la scaletta di poppa. Una volta completata la consegna Cooper consentì a tutti i passeggeri, alla Schaffner e all'assistente di volo senior Alice Hancock di lasciare l'aereo.[6]

L'immagine a destra mostra il possibile aspetto invecchiato di Cooper

Durante il rifornimento Cooper spiegò il suo piano di volo all'equipaggio: una rotta da sud-est verso Città del Messico alla velocità minima possibile (circa 157 nodi, 290 km/h) che evitasse di far andare in stallo l'aereo e a un massimo di 10.000 piedi (3.000 metri) di altitudine. Per garantire una velocità minima specificò che il carrello dovesse rimanere esteso e gli ipersostentatori alari abbassati di quindici gradi. Per consentire di volare a bassa quota ordinò che la cabina rimanesse depressurizzata.[10] Il copilota William Rataczak informò Cooper che con quella configurazione di volo l'autonomia del velivolo sarebbe stata di circa 1.000 miglia (1.600 chilometri), il che significava che avrebbero dovuto rifornire ancora una volta prima di entrare in Messico: Cooper e l'equipaggio discussero le opzioni e concordarono per Reno come scalo per il rifornimento.[8] Infine Cooper dispose che l'aereo decollasse con la porta d'uscita posteriore aperta e la scaletta estesa, ma la Northwest si oppose perché era pericoloso decollare con la scala posteriore abbassata; Cooper replicò che invece era sicuro, ma non volle discutere la questione, accettando il consiglio e dichiarando che l'avrebbe abbassata lui stesso una volta in volo. Le procedure di rifornimento a Seattle vennero ritardate, adducendo la causa a un problema di vapor lock nel meccanismo di pompaggio dell'autobotte; Cooper si insospettì, ma permise che le operazioni continuassero.[6]

Verso le 19:40 il 727 decollò con a bordo solo Cooper, il pilota Scott, il copilota Rataczak, l'ingegnere di volo Anderson e l'assistente di volo Mucklow. Due caccia F-106, decollati dalla vicina base di McChord, seguirono l'aereo, uno sopra e uno sotto, fuori dalla vista di Cooper.[6] Dopo il decollo Cooper disse a Mucklow di unirsi al resto dell'equipaggio nella cabina e di rimanere lì con la porta chiusa. Verso le 20:00 una spia luminosa si accese nella cabina di pilotaggio per indicare che l'apparato della scaletta di coda era stato attivato, mentre l'offerta di assistenza tramite l'interfono del velivolo venne seccamente respinta. L'equipaggio presto notò un cambiamento di pressione dell'aria, segno che il portello posteriore era ormai stato aperto.[11]

Alle 20:13 la sezione di coda del velivolo subì un movimento improvviso verso l'alto, sufficientemente significativo da richiedere un riassetto dell'aereo in volo livellato.[11] Per circa due ore non si seppe più nulla di ciò che accadde sull'aereo e solo alle 22:15 il 727 atterrò con la scaletta di poppa ancora abbassata all'aeroporto di Reno. Agenti dell'FBI, della polizia di Stato e uomini dello sceriffo circondarono il velivolo, in quanto non era ancora stato determinato se Cooper fosse ancora a bordo, ma un'accurata ricerca confermò che l'uomo aveva abbandonato il velivolo.[6] Le uniche tracce di Cooper rimaste sull'aereo furono la sua cravatta, il suo fermacravatta, otto mozziconi di sigaretta, due dei quattro paracadute richiesti e delle impronte digitali mai ricollegate a qualcuno.[12]

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Parte del denaro rinvenuto da Brian Ingram nel 1980

La successiva analisi del volo mise in discussione la stima iniziale della zona di atterraggio di Cooper. Scott, che stava pilotando l'aereo manualmente a causa delle particolari richieste di velocità e di altitudine, stabilì in seguito che la traiettoria di volo era stata significativamente più a est di quanto inizialmente assunto. Ulteriori dati da varie fonti, in particolare del pilota Tom Bohan della Continental Airlines, che volò quattro minuti dopo il volo 305, indicarono che la direzione del vento presa in considerazione nel calcolo della zona di caduta era sbagliata, forse anche di ottanta gradi. Questo e altri dati supplementari hanno suggerito che la zona effettiva di atterraggio di Cooper fu probabilmente a sud-sud-est della stima originale, più precisamente nella zona del fiume Washougal, affluente del Columbia, nello Stato di Washington. Negli anni successivi la Washougal Valley e i suoi dintorni sono stati setacciati anche da molteplici gruppi privati, ma non è stato trovato nulla che fosse direttamente riconducibile al dirottamento.[12] Uno degli iniziali sospettati, successivamente non ritenuto dall'FBI però coinvolto nel caso, fu Richard McCoy, che, quattro mesi dopo il caso D. B. Cooper, dirottò un aereo passeggeri della United Airlines e ottenne un riscatto di cinquecentomila dollari. Le similitudini tra i due casi sono molteplici.

Nessuna prova conclusiva è emersa a svelare la sorte di Cooper e numerose teorie si sono succedute nel corso degli anni, senza tuttavia essere mai state confermate. Alcuni indizi sono però venuti alla luce in periodi successivi: il primo riguarda un bambino, Brian Ingram, all'epoca dei fatti di otto anni, che nel 1980 trovò sulle sponde del fiume Columbia circa 5.800 $ in tre pacchetti di banconote da venti, notevolmente deteriorate.[13] I tecnici dell'FBI confermarono che il denaro era effettivamente una parte del riscatto, due pacchetti da cento banconote ciascuno e un terzo pacchetto di novanta, tutte disposte nello stesso ordine di quando furono consegnate a Cooper. La seconda prova invece riguarda un foglio di istruzioni trovato alla fine del 1978 da un cacciatore a poca distanza dall'ipotetica zona di lancio di Cooper, contenente dettagli sulla scala di accesso di un Boeing 727.[6] Al contrario vari ritrovamenti di oggetti inizialmente creduti essere collegati al dirottamento non sono mai stati accreditati dalla polizia come collegabili al caso Cooper: ad esempio un paracadute ritrovato il 27 marzo 2008 ad Amboy, nello Stato di Washington (circa 9,7 km sud del lago Merwin), da alcuni bambini mentre giocavano in una fattoria;[14] le indagini provarono che era di seta e non di nylon come quelli consegnati a Cooper.[15]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio e la vicenda di D. B. Cooper è stata citata nella cultura di massa in diverse occasioni, tra cui le serie televisive Journeyman, Leverage, Numb3rs, Renegade, The Blacklist e Prison Break, in cui compare un personaggio chiamato D. B. Cooper, il quale (nella finzione) corrisponde a Cooper, che viene citato anche nell'episodio 2x08 di Breaking Bad, nell'episodio 4x07 di Better Call Saul e nell'episodio 5x08 di White Collar. Alla sua vicenda è inoltre ispirato il film del 2004 Without a Paddle - Un tranquillo week-end di vacanza, diretto da Steven Brill e il documentario Il caso del dirottatore fantasma su History Channel. Infine D. B. Cooper viene citato nel romanzo Pioggia nera di Dennis Lehane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) D.B. Cooper Hijacking, su FBI, 12 luglio 2016. URL consultato il 4 novembre 2016.
  2. ^ D.B. Cooper, il dirottatore ricercato dall'Fbi da 45 anni. Caso archiviato e nessuna soluzione al mistero, su corriere.it. URL consultato il 13 luglio 2016.
  3. ^ a b (EN) Geoffrey Gray, Unmasking D.B. Cooper, in New York Magazine, 21 ottobre 2007. URL consultato il 4 novembre 2016.
  4. ^ a b (EN) Tomas A. Tizon, D.B. Cooper – the search for skyjacker missing since 1971, in San Francisco Chronicle, 4 settembre 2005. URL consultato il 4 novembre 2016.
  5. ^ a b c d (EN) Geoffrey Gray, Unmasking D.B. Cooper - D.B. Cooper executes his plan, in New York Magazine, 21 ottobre 2007. URL consultato il 4 novembre 2016.
  6. ^ a b c d e f g (EN) Ralph P. Himmelsbach e Thomas K. Worcester, Norjak: The Investigation of D. B. Cooper, West Linn, Norjak Project, 1986, ISBN 978-0-9617415-0-1.
  7. ^ (EN) Richard Steven, When D.B. Cooper Dropped From Sky: Where did the daring, mysterious skyjacker go? Twenty-five years later, the search is still on for even a trace, in The Philadelphia Inquirer, 24 novembre 1996, p. A20.
  8. ^ a b c d (EN) D.B. Cooper, su crimemuseum.org. URL consultato il 4 novembre 2016.
  9. ^ a b (EN) Gene Elmore, D.B. Cooper - aftermath, iUniverse, 2010, ISBN 978-1-4502-1546-6.
  10. ^ (EN) David Rothenberg e Marta Ulvaeus, The New Earth Reader: The Best of Terra Nova, Cambridge, MIT Press, 1999, p. 5, ISBN 0-262-18195-9.
  11. ^ a b (EN) Max Gunther, D. B. Cooper: What Really Happened, Chicago, Contemporary Books, 1985, ISBN 0-8092-5180-9.
  12. ^ a b (EN) Richard Seven, D.B. Cooper - Perfect Crime Or Perfect Folly?, in The Seattle Times, 17 novembre 1996. URL consultato il 5 novembre 2016.
  13. ^ (EN) Boy to Split $5,520 of D. B. Cooper's Loot, in Los Angeles Times, 22 maggio 1986. URL consultato il 5 novembre 2016.
  14. ^ (EN) Did children find D.B. Cooper's parachute?, in NBC News, 26 marzo 2008. URL consultato il 5 novembre 2016.
  15. ^ (EN) Parachute absolutely not D.B. Cooper's, in NBC News, 4 gennaio 2008. URL consultato il 5 novembre 2016.

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