Cultura digitale

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La cultura digitale è la cultura che si è sviluppata grazie alle nuove tecnologie, e in particolare grazie a Internet.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La cultura digitale comincia a svilupparsi a partire dagli anni '60, quando negli Stati Uniti prendono forma i primi progetti relativi alla rete Internet. Da questo progetto scaturiscono una serie di tecnologie e innovazioni che ci hanno portato sempre più verso una cultura di tipo digitale. Infatti, in quel periodo aumentano le pubblicazioni, i consumi e la manipolazione delle informazioni, in particolare usando computer e reti di computer. In origine, Internet veniva utilizzato per scambiare dati tra computer, per esempio all'interno di una stessa istituzione; è soltanto agli inizi degli anni ‘90 che, grazie a Tim Berners-Lee e al suo World Wide Web (una rete di risorse di informazioni basata sull'infrastruttura di Internet), è stato possibile collegare tutti i computer del mondo.

Vari progressi hanno contribuito a sviluppare maggiormente la società dell'informazione già nata negli anni ‘60.

Accanto al W3, si sono sviluppati i primi browser (strumenti per navigare) che hanno permesso la creazione di siti web, che in origine erano i cosiddetti “siti vetrina”, e che successivamente si sono trasformati sempre di più fino a diventare interattivi grazie al web 2.0. Da quel momento, la società è diventata una network society, tipica della cultura digitale dei giorni nostri.

I media tradizionali si sono dovuti adeguare alle nuove tecnologie, così non solo si tende a digitalizzare documenti di testo, ma anche la musica, i programmi televisivi, e l'arte. Nasce così anche il fenomeno della convergenza, detta anche multimedialità, che riunisce in un unico supporto le funzionalità, gli usi e gli scopi di tutti gli altri media.

Nel 1972 Jacques Delors, presidente della Commissione europea, in un discorso ufficiale dà molta importanza alla società dell’informazione, sostenendo che sia uno strumento di integrazione e amministrazione dell’Unione europea.[senza fonte]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Deuze Mark, professore associato del Dipartimento di Telecomunicazioni dell'Università dell'Indiana, la cultura digitale si basa su tre elementi: partecipazione, digitalizzazione e ri-uso dell'informazione.

  • La partecipazione implica un ruolo attivo da parte degli utenti che non sono più solo fruitori passivi dell'informazione ma diventano attori e autori della società dell'informazione. In questo modo si trasforma anche il modello di comunicazione che da "uno-a-molti" diventa di tipo "molti-a-molti".
  • Per rimediazione invece si intende le nuove modalità di relazione che si sono venute a creare tra i nuovi e i vecchi media, sottolineando la continua interrelazione che si è venuta a creare in un panorama ormai dominato dalle nuove tecnologie. Attraverso la rimediazione digitale si ha l'adattamento dei contenuti dei vecchi media, in formati supportati da nuovi media: è come se il contenuto sia migrato dal vecchio al nuovo senza subire alterazioni. Tuttavia, se a causa di questo processo i nuovi media si modellano a partire dalle caratteristiche dei precedenti, allo stesso tempo i vecchi media sono costretti a ripensarsi nella logiche innovative che vengono in continuo contatto.
  • La terza caratteristica della cultura digitale evidenziata da Deuze è il ri-uso dell'informazione. Con ciò si intende la possibilità di accedere più facilmente all'informazione combinandola, riutilizzandola e condividendola.
Mappa concettuale

Prodotti della cultura digitale[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi decenni la cultura digitale ha dato origine a nuovi prodotti come

Questi nuovi concetti sono accomunati da intertestualità, interattività, multimedialità e digitalizzazione.

Problematiche[modifica | modifica wikitesto]

La cultura digitale presenta diversi vantaggi, ma ad essa sono legate anche alcune problematiche.

In primo luogo, molte aree geografiche sono ancora sprovviste di infrastrutture che permettono la connessione ad internet. In secondo luogo, molte persone non hanno ancora le conoscenze necessarie per utilizzare il web e le nuove tecnologie.[1]

Un'altra problematica legata alla cultura digitale consiste nell'enorme quantità di informazioni alle quali si può avere accesso, ma della cui qualità non si è certi. Infatti sul web chiunque può pubblicare un testo che è sottoposto solo al controllo di altri utenti. Un tipico esempio di questo è l'autoedizione (o self-publishing), che prevede che gli e-book vengano pubblicati direttamente dall'autore senza la mediazione di un editore.

Studiosi della cultura digitale[modifica | modifica wikitesto]

Manuel Castells introduce il concetto di capitalismo informazionale, che consiste nel poter comunicare con chiunque in qualsiasi parte del mondo, e poter scambiare informazioni che possono essere trasformate in conoscenze che poi diventano più efficaci e competitive.[2] Secondo il sociologo l'informazione è un valore, ossia un bene che apporta valore culturale.

Anche il filosofo francese Pierre Lévy teorizza un concetto chiave per la cultura digitale: l'intelligenza collettiva, un'intelligenza che può essere valorizzata grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media. A differenza dei media tradizionali questi permettono una partecipazione attiva all'interno di un cyberspazio che non è strutturato in modo gerarchico ma prevede che tutti gli utenti siano sullo stesso piano: questo è il terreno per l'intelligenza collettiva.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copia archiviata (PDF), su blog.indigenidigitali.com. URL consultato il 12 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2012)., pag.9
  2. ^ MediaMente, su mediamente.rai.it. URL consultato il 12 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2011).
  3. ^ MediaMente: "L'intelligenza collettiva", su mediamente.rai.it. URL consultato il 12 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]