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Costellazioni cinesi

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Riproduzione della carta celeste di Suzhou (XIII secolo)

Le costellazioni cinesi differiscono da quelle occidentali a causa dello sviluppo indipendente dell'antica astronomia cinese. Gli antichi cinesi divisero la sfera celeste in modo differente (anche se esistono delle similitudini), mediante asterismi o costellazioni, note come "ufficiali" (cinese 星官, xīng guān).[1]

Gli asterismi cinesi sono generalmente più piccoli delle costellazioni della tradizione ellenistica. Il planisfero di Suzhou della dinastia Song (XIII secolo) mostra un totale di 283 asterismi, che comprendono in tutto 1.565 stelle singole.[2]. Gli asterismi sono divisi in quattro gruppi, le Ventotto Case lungo l'eclittica, e i Tre Recinti del cielo settentrionale. Il cielo meridionale fu aggiunto come un quinti gruppo nella tarda dinastia Ming basandosi sulle carte celesti europee, comprendendo 23 asterismi aggiuntivi.

I Tre Recinti (三垣, Sān Yuán) sono centrati sul Polo Nord Celeste e includono quelle stelle che potevano essere viste per tutto l'anno.[3]

Le Ventotto Case (二十八宿, Èrshíbā Xiù) formano un sistema di coordinate eclittiche usato per le stelle non visibili (dalla Cina) durante l'intero anno, in base al movimento della luna lungo un mese lunare.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 星官 si traduce letteralmente in "ufficiale stella". La traduzione "ufficiali" riprende quella inglese "officials" usata in Hsing-chih T'ien e Will Carl Rufus, The Soochow astronomical chart, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1945.
  2. ^ Hsing-chih T'ien e Will Carl Rufus, The Soochow astronomical chart, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1945, p. 4.
  3. ^ J. Needham, Astronomy in Ancient and Medieval China, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series A, Mathematical and Physical Sciences, The Place of Astronomy in the Ancient World, vol. 276, nº 1257, 2 maggio 1974, pp. 67–82. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  4. ^ 二十八宿的形成与演变, lamost.org.