Corriere Italiano (1923-1924)

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Corriere Italiano
StatoItalia
LinguaItaliano
PeriodicitàQuotidiano
GenereStampa nazionale
Formatolenzuolo
Fondazione11 agosto 1923
Chiusura19 giugno 1924
Inserti e allegati«Galleria»
SedeRoma, piazza Poli, 3
DirettoreFilippo Filippelli
VicedirettoreTom Antongini
Redattore capoArmando Odenigo
 

Il Corriere Italiano fu un quotidiano italiano nato a Roma nel 1923 e chiuso nel 1924.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 Benito Mussolini, presidente del Consiglio da pochi mesi, incaricò Aldo Finzi, sottosegretario all'Interno a partire dalla marcia su Roma, di fondare a Roma un quotidiano governativo antagonista del milanese «Corriere della Sera», giornale della borghesia imprenditoriale del Nord Italia[1][2].

Il giornale fu finanziato dagli industriali genovesi del gruppo siderurgico comprendente Ilva, la Piaggio, i grossi industriali dello zucchero (Eridania)[3] e l'Ansaldo. Anche la Fiat di Giovanni Agnelli partecipò con una quota alla costituzione della società editrice[4].

Il 14 aprile 1923 fu costituita l'editrice «La Vita d'Italia», presidente l'avvocato A. Olivieri[5]. Poco tempo dopo cominciarono le pubblicazioni del quotidiano. Aldo Finzi chiamò alla direzione della Terza pagina il poeta Ardengo Soffici che, nell'aprile 1923, si trasferì dalla natia Toscana a Roma.[6] In agosto Nello Quilici lasciò la direzione del «Resto del Carlino» e si trasferì nella capitale per dirigere le pagine di politica interna. Capo servizio di politica estera fu Gubello Memmoli (pseudonimo del conte Giovanni Capasso Torre). Finzi affidò la direzione a Filippo Filippelli incaricandolo di organizzare materialmente la redazione. Per la pagina culturale, Filippelli scelse intellettuali non allineati al gusto comune. Molti provennero dal giornale «La Ronda»: Antonio Baldini, Vincenzo Cardarelli, Lorenzo Montano e Alberto Savinio: essi collaborarono alla Terza pagina (anche come elzeviristi). Vi erano poi: il fondatore della «Voce» Giuseppe Prezzolini, un ex futurista come Aldo Palazzeschi e un eccentrico umorista come Achille Campanile. La critica teatrale fu curata da Renato Barilli, Luigi Chiarelli il critico teatrale, l'esploratore Guelfo Civinini fu l'inviato speciale[7].

Nel suo articolo di fondo del primo numero (11 agosto 1923), Filippelli scrisse che il «Corriere Italiano» era la diretta continuazione del «Giornale di Roma» (fondato nell'agosto 1922 e cessato poco prima della fondazione del «Corriere»)[8]. Il 1º settembre apparve sul «Corriere» una rubrica di recensioni cinematografiche. Curata da Alberto Savinio, fu la prima rubrica del settore affidata a un letterato mai apparsa su un quotidiano italiano[9].

Su impulso del Filippelli, all'inizio del 1924 nacque un mensile illustrato abbinato al quotidiano, Galleria, supplemento culturale e di intrattenimento (sul modello de «La Lettura» del «Corriere della Sera») diretto da Ardengo Soffici[10]. In marzo Soffici lasciò il quotidiano e tornò in Toscana. Le redini della Terza pagina e del mensile furono prese da Antonio Baldini[11].

Entrambe le pubblicazioni, già in difficoltà economiche nell'aprile 1924, vennero sospese a seguito dell'arresto di Filippelli, implicato nel rapimento di Giacomo Matteotti[12] il 19 giugno 1924.[13][14]

Il 20 giugno 1924, quando il giornale aveva già sospeso le pubblicazioni, emerse il fatto che, oltre ai finanziatori conosciuti, il «Corriere Italiano» ebbe anche fonti di finnziamento occulte. Sul quotidiano mussoliniamo «Popolo d'Italia» apparvero i nomi di due imprenditori genovesi: un armatore (Odero) e un industriale dello zucchero (Bruzzone)[15]. Ipotesi vennero fatte anche attorno alla Banca Commerciale Italiana, gli armatori Parodi ed altre grandi industrie[1].

Direttore[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Filippelli (dalla fondazione al 15 giugno 1924)
  • Gubello Memmoli (16-19 giugno 1924)

Firme[modifica | modifica wikitesto]

Al «Corriere Italiano» collaborarono[1]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Renzo De Felice, Mussolini il fascista - La conquista del potere, Einaudi, 1995, pagg. 391 n. 4 e 454-56.
  2. ^ P. Italia, p. 404
  3. ^ Enzo Magrì, Guido Da Verona l'ebreo fascista, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 2006.
  4. ^ Antonio Moscato (a cura di), Cento anni di FIAT
  5. ^ FINZI, Aldo, su treccani.it. URL consultato il 24 luglio 2012.
  6. ^ P. Italia, p. 404-405
  7. ^ P. Italia, p. 409 e 412
  8. ^ P. Italia, p. 409
  9. ^ P. Italia, p. 429
  10. ^ Ne uscirono in tutto cinque numeri. La ristampa anastatica della rivista è stata pubblicata nel 1983 e nel 1992.
  11. ^ P. Italia, p. 414
  12. ^ Lettera di Ardengo Soffici a Giuseppe Prezzolini del 13/12/1961, in Prezzolini-Soffici, Carteggio II (1920-1964).
  13. ^ Mario Carlini (a cura di), Amici al caffè: il mondo di Amerigo Bartoli attraverso la sua corrispondenza (1924-1970).
  14. ^ Antonio Troiano, Col delitto Matteotti Soffici perse il suo giornale, in Corriere della Sera, 25 febbraio 1993. URL consultato il 24 luglio 2012 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  15. ^ P. Italia, p. 420
  16. ^ Che lasciò nel settembre del 1923.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]