Francesco Flora

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Francesco Flora

Francesco Flora (Colle Sannita, 28 ottobre 1891Bologna, 17 settembre 1962) è stato un critico letterario e scrittore italiano, di formazione crociana, nonché antifascista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giuseppe, che scomparve prematuramente, e di Vincenza Di Lecce, Francesco Flora si concentrò sullo studio del diritto, laureandosi in giurisprudenza, per poi dedicarsi alla letteratura[1]. Come autore si mise in evidenza per due brevi raccolte poetiche, Immortalità (1921) e Canti spirituali (1944) nelle quali descrisse la sua visione orfica del mondo. Segnatalosi all'attenzione del panorama culturale italiano nel 1921, con la pubblicazione del saggio Dal romanticismo al futurismo, nel 1936 scrisse La poesia ermetica, pubblicata da Laterza, in cui accomunava in un giudizio negativo la "nuova lirica" del primo dopoguerra italiano, accusandola, già attraverso la denominazione, di essere oscura, difficile ed elitaria.

Ostile al fascismo, pur di non prendere la tessera del PNF rifiutò la cattedra universitaria e un posto all'Accademia d'Italia, andando a dirigere l'unica impresa editoriale antifascista non soppressa, cioè «La critica», dove subentrò al suo maestro Benedetto Croce. Dopo la seconda guerra mondiale, fondò e diresse, tra le altre, la «Rassegna d'Italia», insegnò letteratura italiana presso l'Università di Bologna e fu membro dell'Accademia dei Lincei.

Fu molto diffusa, e varie volte ripubblicata, la sua Storia della letteratura italiana, edita in cinque volumi dalla Arnoldo Mondadori Editore. Fra le altre opere, in cui innestava con vivacità artistica la filologia e la storia, si ricordano la Civiltà del Novecento del 1934, il Foscolo del 1940, la Taverna del Parnaso del 1943, i Saggi di poetica moderna del 1949 e i due volumi della Poetica e poesia di Giacomo Leopardi usciti tra il '49 e il '50.

Lasciò incompiuta la Guida alla poesia, di cui scrisse cinque volumi a partire dal 1959, mentre ebbe al suo attivo anche due romanzi, La città terrena del 1927 e Mida il nuovo satiro del 1950, così come delle raccolte di versi confluite, nel 1957, nel volume Canti spirituali.

Gli interessi del filologo e dello storico si unirono a quelli dello studioso di estetica e della civiltà contemporanea e da questo incontro nacquero le sue opere più rilevanti, sorrette da una sua grande fiducia in un nuovo umanesimo che tenga conto del valore antico della parola[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Onofri, Flora, Francesco, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 48, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1997.
  2. ^ "Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, vol.5, pag.48

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Asor Rosa, Dizionario della letteratura italiana del Novecento, Einaudi, Milano 1992, ad vocem.
  • Fabio Paolucci, Francesco Flora. Le radici, l'uomo, la storia, Fausto Fiorentino Editrice, Napoli 2012.
  • G. Cabibbe, La figura e l'opera di Francesco Flora, La Nuova Italia, Firenze 1963.
  • «Dizionario generale degli autori italiani contemporanei», vol. I, Vallecchi, Firenze 1974, ad vocem.

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