Chiesa di Santa Maria di Portosalvo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altre chiese omonime, vedi Chiesa di Santa Maria di Portosalvo (disambigua).
Chiesa di Santa Maria di Portosalvo
Portosalvo2.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàNapoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria
Arcidiocesi Napoli
Stile architettonicorococò
Inizio costruzione1554
Completamento1564

Coordinate: 40°50′33.94″N 14°15′27.3″E / 40.84276°N 14.257583°E40.84276; 14.257583

Palazzina annessa alla chiesa di Santa Maria di Portosalvo

La chiesa di Santa Maria di Portosalvo è un luogo di culto cattolico di Napoli situato in via Alcide De Gasperi, all'inizio di via Marina, nella zona del porto; è detta anche fuori le mura in quanto sorgeva, appunto, fuori le mura della città.

La struttura è chiusa da svariati anni. Dopo un lungo periodo di incuria, il monumento attualmente risulta in fase di restauro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Intorno alla metà del XVI secolo, un marinaio, Bernardino Belladonna, ebbe una grazia per essere scampato ad un nubifragio e sentì il bisogno di sdebitarsi fondando, insieme ad altri marinai ed armatori, una congrega con annessa cappella. Il 31 maggio 1554 il cardinale accordò il permesso ed il 1º giugno vennero eletti governatori della congrega il Belladonna, Nardo Calvanico, Annibale De Pronillo e frà Albano. La zona scelta fu alquanto insolita perché originariamente era una sporgenza di terra bagnata su tre lati dal mare ed inoltre si trovava fuori Porta di Massa.

Pochi mesi dopo la fondazione della congrega laica, vennero iniziati i lavori della chiesa, che durarono fino al 1564 con l'ultimazione del soffitto incatenato per evitare crolli. Tra il 1564 e il 1565 si realizzarono imponenti opere di decoro rinascimentali che complessivamente vennero a costare 150 ducati: un certo mastro Battista costruì il coro con scala a chiocciola; nel frattempo fu stipulato un contratto con i falegnami Ferrante e Martino per la realizzazione di una cornice in legno, indorata da Iacopo Aniello, e con un pittore poco noto, che aveva anche affrescato la volta della chiesa, al quale fu chiesto di dipingere una Madonna.

Negli anni settanta del XVI secolo fu dipinta una tela di Sant'Antonio e vennero realizzati due angeli nel quadro della Madonna. Nel frattempo vi furono notevoli donazioni tra denaro e opere, tra cui una tavola dipinta, per dieci ducati, da Girolamo Imparato. Alla fine del XVI secolo vennero realizzati alcuni interventi strutturali al coro e alla copertura dell'edificio.

Tra il 1602 e il 1630 i confratelli decisero di rimodernare la chiesa con tele di artisti sconosciuti ed a buon mercato. Nel 1624 vi fu una riparazione alla palizzata a mare che proteggeva la chiesa dalle onde marine. Tre anni dopo vennero commissionate una tela per la sacrestia, lastre di marmo per quattro fosse e "riggiole" per il pavimento. Tra il 1633 e il 1634 venne realizzato il cassettonato ligneo dai falegnami Giuseppe d'Antonio, Sebastiano Milante, Giovanni Conventale e un certo Giovan Battista; fu intagliato da Cola Antonio Conte e un tale Michelangelo; fu indorato da Giuseppe Milone ed infine fu posto nel vano centrale del cassettonato una tela dipinta da Battistello Caracciolo. Furono anche acquistati dei candelabri argentei dell'orefice Onorio di Luca. Nel decennio tra il 1638 e il 1647 furono commissionati, ad altre maestranze locali, gli arredi in ebano a Vincenzo Cannavale, la ridecorazione delle cappelle allo stuccatore Aniello Lombardo, una tela di San Nicola a Iacopo di Castro ed infine la balaustra dell'altare maggiore ad opera di Dionisio Lazzari. Dal 1650 al 1700 si susseguirono ulteriori abbellimenti come indorature, suppellettili di argento e imbiancature di volte. Nel 1678 fu realizzato un apparato d'arredo di suppellettili in argento e coralli eseguito da Giovan Domenico Vinaccia. Poco dopo si provvide a rinforzare la palizzata con la direzione dell'ingegnere Lorenzo Ruggiano, mentre, su indicazione di Giovan Domenico Vinaccia, fu intonacata e indorata la cupola con affreschi di Nicola Russo.

Nel 1749 fu terminata la palazzina progettata dall'ingegnere Ignazio Cuomo; questa era adibita a sagrestia e abitazioni dei confratelli. Le decorazioni furono eseguite dal piperniere Gennaro Pagano, dallo stuccatore Nicola Scodes, dal falegname Antonio de Curtis e dal pittore Giuseppe Baldi. Tra il 1767 e il 1769 furono compiuti vari lavori di restauro di tele e affreschi ad opera di Evangelista Schiano, mentre il cupolino fu imbiacato da Scodes sotto la direzione del pittore Francesco Giordano da Policastro.

Tra il 1769 e il 1772 vi lavorò Giuseppe Astarita, che trasformò radicalmente la chiesa nella sua disposizione; inoltre furono eseguiti interventi di decorazione dallo Scodes e dal marmoraro Antonio di Lucca. Nel 1775 fu realizzata dal di Lucca, su disegno dell'ingegnere Felice Bottigliero, la cona marmorea che sovrasta l'altare maggiore. I lavori terminarono intorno al 1778 per mancanza di fondi. Quindi di Lucca ultimò alcune opere marmoree e furono realizzate le cornici di piperno all'esterno dell'edificio; al contempo Angelo Viva eseguì sculture e gli obelischi in piperno all'esterno della chiesa, dei quali oggi ne resta solo uno.

Nel corso del XIX secolo la chiesa venne inglobata, come la si vede attualmente, in una colmata percorsa da una strada urbana. Durante la seconda guerra mondiale l'edificio fu danneggiato ma successivamente risparmiato dalla speculazione edilizia di via Marina.

La chiesa è stata interdetta al pubblico per decenni, cadendo in un grave stato di degrado e subendo alcuni furti di suppellettili. Attualmente è in fase di restauro.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio della cupola maiolicata

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa attualmente è isolata dalla cortina di edifici che un tempo occupavano via Marina. Dopo la Seconda guerra mondiale vennero demoliti i palazzi resi fatiscenti dai bombardamenti e dall'esplosione della Caterina Costa nel porto e il piccolo edificio di culto trovò nella risistemazione postbellica una posizione di spartitraffico tra via Alcide De Gasperi e via Cristoforo Colombo.

L'esterno della chiesa è caratterizzata dalla semplice facciata in stucco in stile rococò che preannuncia un certo classicismo nelle forme compositive, fu eseguita da Nicola Scodes su progetto di Giuseppe Astarita. La facciata, a due ordini, attualmente si trova ad un livello inferiore rispetto a quello stradale, è costituita da un portale in piperno bugnato rinascimentale sovrastato dall'arco della lunetta; ai lati della lunetta ci sono due piccole finestre poligonali decorate da fastigi in stucco. Ai lati ci sono lesene e colonne composite che poggiano su alti piedistalli che sorreggono una trabeazione, al cui centro c'è un fastigio in stucco che raccorda il primo ordine della facciata con quello terminale, sul quale si alza l'ultimo ordine della facciata caratterizzato dalla presenza di due paraste che inquadrano la composizione del settore centrale che culmina con l'orologio sostenuto da una coppia di volute in stucco affiancate da due semplici aperture poligonali.

A sinistra, in un luogo più arretrato della facciata della chiesa e della palazzina della congregazione, si erge il piccolo campanile a quattro ordini che poggia sul basamento a scarpata. L'ultimo ordine è caratterizzato dalla composizione in piperno e stucco ed è concluso dalla cuspide in maioliche bicrome. A sinistra del campanile invece si trova la palazzina della congregazione che venne realizzata nel 1749 dal Cuomo, le quali facciate sono impreziosite da decorazioni in stucco.

Nei giardini esterno alla chiesa vi sono un obelisco fatto edificare dai sostenitori borbonici per la commemorazione della vittoria realista sulla Repubblica Partenopea del 1799, l'arcata di un antico fondaco di epoca aragonese e la Fontana della Maruzza, risalente al Cinquecento.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è composto da un'unica navata con cupola e due cappelle per lato; il presbiterio è delimitato da una bella balaustra di marmi commessi, con madreperla e pietre dure realizzata su progetto di Dionisio Lazzari nel 1647 e con riquadri intarsiati che raffigurano i Miracoli della Madonna.

Opera di importante fattura è il soffitto a cassettoni in legno dorato (1634), il cui centro è caratterizzato da una tela di Battistello Caracciolo che illustra la Gloria della Vergine.

Tra le altre opere presenti nella chiesa occorre ricordare una tavola della metà del XVI secolo raffigurante Santa Maria di Portosalvo che orna l'altare maggiore, una tela del XVII secolo di Antonio De Bellis raffigurante La Madonna del Rosario con le Anime del Purgatorio (attualmente esposta al Museo Diocesano), le statue di San Pietro e San Paolo di Angelo Viva del 1806 e gli affreschi del giordanesco Nicola Russo del 1689 sulla Natività e Morte della Vergine.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Chiesa di Santa Maria di Portosalvo (PDF), Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo. URL consultato il 14-12-2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN234370323 · WorldCat Identities (EN234370323