Chiesa di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

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Chiesa di San Giovanni Evangelista
Ravenna 1978 037.jpg
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Ravenna-Stemma.pngRavenna
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare San Giovanni Evangelista
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Consacrazione Tra il 425 e il 437
Stile architettonico Paleocristiano, romanico, gotico
Inizio costruzione 425
Completamento 434

Coordinate: 44°25′04.4″N 12°12′20.43″E / 44.417889°N 12.205676°E44.417889; 12.205676

La chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna, detta anche dei Santi Nicandro e Marciano (martiri nel 303 d.C. a Venafro). Edificata nel V secolo, è la chiesa più antica della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Venne costruita per volontà di Galla Placidia in seguito ad un voto fatto all'evangelista Giovanni durante la perigliosa traversata che da Costantinopoli la ricondusse a Ravenna nel 424: viste le pessime condizioni atmosferiche, la sovrana promise che, se avesse toccato terra, avrebbe costruito una chiesa dedicata a Giovanni nel luogo dello sbarco.

Attorno all'anno Mille la chiesa divenne sede di un gruppo di monaci benedettini che vi costruirono accanto un importante monastero. Nel XIV secolo la chiesa e il monastero furono rinnovati seguendo il gusto gotico; di quell'intervento resta l'interessantissimo portale con profonda strombatura ogivale.

Durante la Seconda guerra mondiale la chiesa venne bombardata dagli angloamericani e pesantemente danneggiata, in seguito fu poi restaurata.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni Evangelista sorge lungo via Carducci, non lontano dalla stazione ferroviaria.

Tutto l'edificio, all'esterno, presenta un paramento murario quadrangolare a mattoni a vista. Oltrepassato il grande portale marmoreo gotico, si entra in uno spazio recintato, attraversato il quale si entra nella chiesa. Il portale, risalente al XIV secolo, è riccamente decorato con statue e bassorilievi: nella lunetta, è raffigurata l'Apparizione di San Giovanni a Galla Placidia, affiancata da due gruppi di angeli; ai lati della strombatura, vi è l'Annunciazione; nel timpano, invece, al centro c'è il bassorilievo San Giovanni e un imperatore (probabilmente Valentiniano III), alla sua sinistra San Barbaziano con sacerdoti, alla sua destra Galla Placidia con soldati e, sopra, il Redentore.

La facciata della chiesa è molto semplice, priva di qualsiasi decorazione. Presenta un alto protiro medioevale, molto semplice, costituito da un arco sporgente dal muro e sorretto da due pilastri in mattoni. Sotto di esso, si aprono il portale ed una monofora ad arco.

Il campanile, alto ben 42 metri, a pianta quadrata, è attribuito al X secolo; due delle sue quattro campane, la Marzia e la Dolorosa, sono state fuse nel 1208 dal celebre fonditore Roberto il Sassone e sono fra le più antiche in Italia ad essere datate e firmate. Le altre due risalgono l'una al 1635 e l'altra al 1693 e sono state realizzate rispettivamente dai fonditori Giulio Scaramelli di Ravenna e Giacinto Landi di Imola.

Alla destra della chiesa si apre il chiostro del XVI secolo, con portico su tre lati.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della chiesa è a pianta basilicale, con tre navate, terminanti con abside (navata centrale), diaconicon (navata di sinistra) e prothesis (navata di destra). La copertura delle navate, coperte con capriate lignee a vista, sono divise da due file di dodici colonne ciascuna; le colonne presentato, oltre al capitello, anche un alto pulvino, di derivazione bizantina e tipico delle chiese paleocristiane ravennati.

Lungo le due navate laterali, gemelle, sono stati appesi frammenti di mosaici pavimentali con vari soggetti (geometrici nella navata destra, animali in quella sinistra). Rinvenuti nel 1736, sono i residui di un pavimento datato 1213, al tempo in cui il monastero era guidato dall'abate Guglielmo. L'iconografia rispecchia vari temi: dall'epica alle leggende, dalle battaglie navali alle Crociate[1][2].

A metà della navata di sinistra, si apre una cappella gotica, del XIV secolo, a pianta quadrata e coperta con volta a crociera. Presenta, sul soffitto, dei frammenti di affresco raffiguranti santi, dottori della Chiesa ed evangelisti. Sull'altare della cappella, un affresco raffigurante la Maddalena che tende le braccia alla Croce, alquanto deteriorato.

In fondo alla navata centrale, vi è l'abside, esternamente endecagonale ed, internamente, semicircolare, con copertura a capriate e sette monofore intervallate da colonne marmoree. Al centro, ospita l'altare maggiore a cassa, costituito da elementi di varia epoca, tra cui alcuni del V secolo. Sulla parete di fondo, invece, la cattedra, costruita nel 1267 dall'arcivescovo di Ravenna Filippo Fontana. Ai lati dell'abside vi sono il diaconicon, alla sinistra, e la prothesis, a destra, entrambi a pianta quadrata e coperti con travi a vista. La prothesis ospita un altare a cippo del V-VI secolo ed un affresco del XV secolo della Madonna col Bambino.

Nel XIV secolo l'abate del monastero che reggeva la chiesa, Guglielmo, fece istoriare il musaico pavimentale con episodi della Quarta Crociata. Alla metà del Settecento si trovavano sotto il pavimento calpestabile. Furono estratti e ricomposti in pannelli quadrangolari. Dopo il 1763 i pannelli furono apposti lungo le pareti della Basilica, lungo la quale sono osservabili tutt'oggi.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la penultima arcata tra la navata centrale e la navata laterale sinistra, si trova l'organo a canne Mascioni opus 968, costruito nel 1974.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica, con due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La cassa, di fattura geometrica, presenta una mostra in tre campi, ciascuno dei quali composto da 7 canne di Principale con bocca a mitria allineate orizzontalmente. Sul retro della cassa, esternamente, vi sono le canne del registro di Subbasso.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« S(AN)C(T)E IOHANN(E) ARCHAM. XPI ACCEPTA TIBI SIT ORATIO SERVI TUI »

(IT)

« O San Giovanni, sull'altare di Cristo ti sia gradita l'orazione del tuo servo »

(Iscrizione sull'altare maggiore)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Attilia Tartagni, Storia di una chiesa, «La Voce di Romagna», 16 maggio 2016, p. 31.
  2. ^ Nurith Kenaan-Kedar, Il Mosaico Pavimentale di San Giovanni Evangelista

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wladimiro Bendazzi e Riccardo Ricci, Ravenna. Guida alla conoscenza della città. Mosaici arte storia archeologia monumenti musei, Ravenna, Edizioni Sirri, 1992. ISBN 88-86239-00-9.
  • Luca Mozzati, Le grandi città d'arte italiane. Ravenna, Milano, Electa, 2007.

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