Chiesa del Santo Volto (Torino)

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Chiesa del Santo Volto
Santo Volto esterno.JPG
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Turin coat of arms.svg Torino
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Consacrazione 2006
Architetto Mario Botta
Stile architettonico moderno
Inizio costruzione 2004
Completamento 2006
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 45°05′33.78″N 7°39′43.41″E / 45.092717°N 7.662059°E45.092717; 7.662059

La chiesa del Santo Volto è un luogo di culto cattolico della città di Torino costruito tra il 2004 e il 2006 su progetto di Mario Botta, concattedrale della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È stata costruita lungo la "Spina 3", ovvero quella parte del comune di Torino compresa tra i quartieri San Donato, Madonna di Campagna e Parella, un tempo regno di fabbriche (Michelin, Teksid, Deltasider S.p.A., Pianelli & Traversa) e acciaierie. Dove negli anni '80 e '90 esistevano solo impianti industriali obsoleti e dismessi sono sorti, a partire dal 2000, grazie ad interventi di riqualificazione urbana, un museo, una multisala, un ipermercato, centri per la ricerca in prossimità del fiume Dora Riparia ed una serie di fabbricati residenziali che hanno portato all'insediamento nella zona di 15000 nuovi abitanti mentre le rive della Dora sono state progressivamente trasformate in un parco pubblico che, con i suoi 456.000 metri quadrati di superficie, rappresenta uno dei più vasti polmoni verdi della città.

Nasceva dunque l'esigenza, come dichiarava il Cardinal Poletto, di "fornire il servizio religioso al nuovo quartiere" e di costruire, la prima chiesa del XXI secolo. L'edificio religioso è stato costruito in appena cinque anni ed ha occupato oltre cento lavoratori tra operai e professionisti.
La chiesa del Santo Volto si trova all'incrocio tra via Borgaro e corso Svizzera, a poca distanza dalla Dora; la parrocchia omonima è stata inaugurata l'8 dicembre 2006 dall'arcivescovo Poletto.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso di circa 12000 m2 è composto: della chiesa del Santo Volto a pianta centrale con sette torri perimetrali alte 35 m, di una sala polivalente sotterranea e di una serie di locali nei quali trovano posto gli uffici della curia torinese. L'interno della chiesa è, molto luminoso grazie ai raggi di luce che penetrano perpendicolarmente dalle alte torri, e ha una capacità di 700 posti.

Il vuoto che si crea all'interno nella copertura a forma di piramide è costituito dall'alternarsi di spicchi pieni e spicchi vuoti, che ruotano su un tamburo centrale che funge da perno. I volumi delle singole torri, svuotate al loro interno per funzionare da lucernari, poggiano al centro sul cilindro sospeso e perimetralmente su una coppia di pilastri.

L'aula interna presenta l'altare rivolto verso la città. Alle spalle dell'altare si staglia il Santo Volto della Sindone, cui è stato aggiunto l'effetto pixel, stilizzato con la tecnica dei mattoncini in marmo rosa di Verona posti in rilievo. A memoria della vocazione industriale dell'area è stata lasciata la vecchia ciminiera e trasformata in un campanile post-moderno, avvolto da una struttura metallica elicoidale verso la croce collocata in cima. Le campane invece si trovano ai piedi della ciminiera, di fianco alle gradinate che danno accesso al sagrato.

Il costo dell'opera si aggira intorno ai 30 milioni di euro: 12 da parte della diocesi, il resto dalla C.R.T., Compagnia di San Paolo e Regione Piemonte.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Alla sinistra dell'altare, entro una nicchia, si trova l'organo a canne. Lo strumento è stato costruito nel 2006 dai Fratelli Ruffatti e dispone di 40 registri (dei quali 35 reali, 3 trasmessi e 2 digitali) per un totale di 2706 canne. La trasmissione è meccanica, con sistema elettrico di servoassistenza per i registri. La consolle è fissa, davanti al corpo d'organo, e dispone di tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32; i registri sono azionati da pomelli su più colonne ai lati dei manuali.

Le polemiche[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della Chiesa torinese, la costruzione di quest'opera è stata preceduta da un ampio dibattito, che ha diviso in due sia il clero sia i credenti della città.

Don Carlo Carlevaris, il primo prete operaio della città, si pronunciò contro l'opportunità di stanziare 12 milioni per una costruzione del genere, essendoci a Torino situazioni di povertà a cui questo denaro poteva essere rivolto[1].

Il sacerdote espose le sue tesi pubblicamente, con articoli sul settimanale diocesano La Voce del Popolo e lettere nella rubrica Specchio dei tempi de La Stampa[2]; l'opinione favorevole alla costruzione venne invece rappresentata da don Giuseppe Trucco, anch'egli ex prete operaio, che in seguito divenne il primo parroco del Santo Volto.

Chiamati dall'arcivescovo Severino Poletto a votare, i sacerdoti torinesi si esprimeranno a favore della costruzione della chiesa con una maggioranza molto risicata, 52 % contro 48 %[1], su un totale di 431 votanti[3].

In una intervista successiva all'apertura, Don Trucco ammise che "la chiesa in un anno ha spese per 50 mila euro e che tutte le contribuzioni dei parrocchiani non superano i 25 mila euro l'anno. E poi c'è la diocesi che ripiana il deficit attingendo da un terzo dell'8 per mille."[4]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il dibattito. Alle critiche dell'ex-prete operaio, don Carlo Carlevaris, replica il futuro parroco del nuovo luogo di culto. «Opera che aiuta la città a migliorare»«La cattedrale di Evry, sempre di Botta, è visitata dai turisti Accadrà anche qui», pubblicato su La Stampa del 28 luglio 2005, pag. 38 http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=6306012
  2. ^ Carlo Carlevaris, La ciminiera non ha bisogno di diventare campanile, pubblicato su La Stampa del 13 ottobre 2005, pag. 37 http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=6491621
  3. ^ come riportato in un editoriale de il foglio http://www.ilfoglio.org/288/Editoriale.htm
  4. ^ La Stampa, 28 luglio 2005

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