Cataldo Tandoy

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Cataldo Tandoy, detto Aldo (Bari, 1913Agrigento, 30 marzo 1960), è stato un poliziotto italiano, capo della squadra mobile di Agrigento e vittima della mafia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Bari nel 1913. Successivamente dopo gli studi, vinse il concorso di polizia e venne trasferito ad Agrigento, dove vi arrivò poco prima dell'uccisione del sindacalista Accursio Miraglia a Sciacca. Nel giro di pochi anni scalò tutte le gerarchie della questura fino a diventarne capo della squadra mobile. Fino ad allora non si era mai occupato di questioni mafiose e complotti politici, cose che saranno molto frequenti durante la sua carriera. Si sposò in un appartamento di Raffadali, conosciuto all'epoca con il nome di Palazzo del principe, tra gli anni 1944 e 1946 con Leila Motta, all'epoca circa ventenne e considerata una donna molto bella. Nel luglio 1959 iniziò a trasferirsi a Roma, lasciando la moglie in Sicilia per il disbrigo del trasloco. La raggiunse otto mesi dopo, ma trovò la morte.

Delitto Miraglia[modifica | modifica wikitesto]

Fu lui ad iniziare ed in seguito collaborare per le indagini sull'omicidio di Miraglia. In poche settimane arrestò 6 presunti colpevoli e mafiosi provenienti da diverse parti della Sicilia: Favara, Castelvetrano, Caltabellotta e la stessa Sciacca e devoti alla famiglia di Giuseppe La Loggia. Tandoy era certo della loro colpevolezza ma non fece neanche in tempo ad esprimere la sua che tutti e sei gli imputati furono prosciolti in istruttoria. Questi ultimi appena liberi lo denunciarono alla magistratura.

Delitto Giglio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951 fu ucciso il sindaco di Alessandria della Rocca, affiliato alla mafia, Eraclide Giglio. Tandoy seppe tramite approfondite indagini e ad alcuni informatori che il delitto era stato deciso durante una riunione in una chiesa di Aragona. Per questo riuscì a scoprire il sicario ma ancora una volta arrivò tardi poiché questi venne ucciso cinque minuti prima dell'arresto e la stessa fine fece un altro sospettato.

Altri casi[modifica | modifica wikitesto]

Fu presente anche quando fu ucciso un uomo di Raffadali ed egli trattenne in questura per circa 48 ore un certo signor Mangione, presunto guardaspalle dei La Loggia. Alcuni giorni dopo, aveva gridato a gran voce a pochi, che sapeva chi era l'omicida, ma l'omertà della gente non gli permise di essere capito. Allora minacciò di andare a parlare con il segretario della DC Aldo Moro, suo grande amico nonché compagno di scuola, raccontandogli di quelli che erano i segreti del partito che aveva scoperto, come per esempio alcune delle cause dei numerosi atti di sangue all'interno delle fazioni.

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Fu ucciso il 30 marzo 1960 nel popolarissimo viale della Vittoria di Agrigento, mentre era in compagnia della moglie. Con lui fu colpito, da un proiettile di rimbalzo che ne causò la morte, Antonio Damanti detto Ninni, un ragazzo che passava di lì casualmente. Dopo la morte si scoprì che aveva appena iniziato a scrivere per il quotidiano L'Ora.

Indagini[modifica | modifica wikitesto]

La prima tesi avanzata dagli inquirenti fu quella del delitto passionale, poiché da poco si era scoperto che la moglie di Tandoy aveva un amante. Si disse che costui fosse proprio uno del partito della DC, un certo Mario La Loggia. Quest'ultimo finì per essere arrestato, ma successivamente la polizia abbandonò questa tesi rimettendolo in libertà. La seconda e definitiva tesi fu quella legata al suo incarico di capo della mobile della città. Gli inquirenti sostennero che fu ucciso poiché si preparava ad accusare Giuseppe La Loggia quale mandante di omicidi di alcuni esponenti del partito.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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