Bivonaea lutea

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Bivonea gialla
Immagine di Bivonaea lutea mancante
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Bivonaea
DC., 1821
Specie B. lutea
Classificazione APG
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Nomenclatura binomiale
Bivonaea lutea
(Biv.) DC., 1821
Sinonimi

Bas.: Thlaspi luteum
Biv., 1906

La Bivonea gialla (Bivonaea lutea (Biv.) DC., 1821) è una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicacee (o Cruciferae), diffusa nel bacino sud-occidentale del Mediterraneo. È l'unica specie attualmente accettata del genere Bivonaea.[1]
Il nome del genere è un omaggio al botanico siciliano Antonino Bivona Bernardi (1770–1837).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

B. lutea è una pianta erbacea, annuale, terofita scaposa, con fusto alto 4-22 mm, di colore verde pallido.

Le foglie basali sono oblunghe; le foglie cauline sono ovali, con margine dentato, pruinose.

I fiori sono gialli con petali di uguali dimensioni, una volta e mezza più lunghi dei sepali. Fiorisce tra febbraio e aprile.

Il frutto è una siliquetta oblunga di 5-7 mm, con una evidente nervatura trasversale.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'areale di questa specie è ristretto al Nord-Africa[2] (Algeria, Tunisia) e all'Italia insulare (Sicilia[3] e Sardegna[4]).

Nella sua Flora d'Italia (1982) Pignatti considera B. lutea un endemismo siculo, presente sui Nebrodi, le Madonie, i monti Sicani (monte Cammarata, monte Carcaci), oltreché in alcune stazioni della Sicilia orientale (Modica)[5]. Successivamente la specie è stata segnalata anche in altre località della Sicilia (p. es. Rocca Busambra (Alpe Cucco)[3], Monti di Palermo[6] e Monte Cofano[7]) ed in Sardegna (sul Monte Albo e in altre località del nuorese[4][8])

Cresce su prati, garighe e terreni incolti, sino a oltre 1000 m di altitudine..

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

B. lutea è in atto l'unica specie riconosciuta del genere Bivonaea.[1] Altre specie assegnate in passato a questo genere sono oggi classificate all'interno di altri generi di Brassicaceae.

Binomi obsoleti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Warwick SI, Mummenhoff K, Sauder CA, Koch MA, Al-Shehbaz IA, Closing the gaps: phylogenetic relationships in the Brassicaceae based on DNA sequence data of nuclear ribosomal ITS region (PDF), in Plant Systematics and Evolution Volume 2010; 285: 209-232.
  2. ^ Murbeck SV, Contributions à la connaissance de la flore du nord-ouest de l'Afrique (PDF), 1897.
  3. ^ a b Giardina 2010, p. 74
  4. ^ a b Iiriti G., Bacchetta G., Bocchieri E, Riferimenti bibliografici sulla flora vascolare sarda riportati nell'Informatore Botanico Italiano dal 1969 al 2004 (PDF), in Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari 2005; 75, Fasc. 1-2.
  5. ^ Pignatti 1982
  6. ^ Gianguzzi L., D'Amico A., Caldarella O., La flora vascolare dei Monti di Palermo, Palermo, Azienda Regionale Foreste Demaniali, 1997.
  7. ^ Gianguzzi L, La Mantia A., Ottonello D. & Romano S, La Flora Vascolare della Riserva Naturale Monte Cofano (Sicilia Occidentale) (PDF), in Naturalista sicil., S. IV, XXIX (3-4), 2005, pp. 107-152.
  8. ^ Camarda I, Studi sulla flora e sulla vegetazione del Monte Albo (Sardegna centro-orientale): 1. La flora (PDF), in Webbia, 1984; 37(2): 283-327.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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