Bessa (generale)

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Bessa (... – ...) è stato un generale bizantino vissuto nel VI secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bessa apparteneva a una nobile famiglia gota insediatasi in Tracia dal V secolo, e che lì era rimasta anche dopo la partenza degli Ostrogoti di Teodorico per l'Italia.[1] Nel 550 aveva all'incirca settant'anni, dunque era nato intorno al 480.[2] Entrato nell'esercito romano d'Oriente, servì come ufficiale nella guerra romano-persiana del 502-506.[3]

Nel 531 era dux Mesopotamiae a Martiropoli e si segnalò conducendo un esercito di 500 cavalieri alla vittoria contro gli invasori persiani e, successivamente, invadendo il territorio persiano stesso, ritirandosi con molti prigionieri.[4] Nel settembre/ottobre dello stesso anno, tuttavia, fu assediato a Martiropoli dai Persiani; l'assedio però fallì e Bessa poté respingere un'incursione unna, recuperando il bottino fatto dagli Unni e arricchendosi con esso.[5]

Dopo la firma della "pace eterna", con cui terminò la guerra iberica tra Impero e Persia (532), Bessa nel 535 fu inviato in Italia con Belisario e un esercito di 10.000 uomini, nel tentativo di strappare l'Italia agli Ostrogoti.[6] Nel 536, durante l'assedio di Napoli, Belisario, per distrarre il presidio gotico, in modo che non si accorgesse dei rumori dei soldati che attraversavano l'acquedotto per entrare in città, ordinò a Bessa di parlare con loro in gotico ma all'esortazione di arrendersi i Goti risposero con insulti all'Imperatore e al generale.[7] La città fu poi espugnata e saccheggiata. Nel 537 espugnò Narni per ordine di Belisario,[8] ma fu poi richiamato a Roma per difenderla dall'assedio gotico. Durante la ritirata, si scontrò e vinse un'avanguardia dell'esercito goto, e andò poi a informare Belisario dell'avvicinarsi del nemico.[9] Durante l'assedio, che durò dal 537 al 538, gli fu affidata la difesa della Porta Prenestina, che difese con successo dagli assalti goti.[10] Fu inviato con un esercito di 500 uomini al di fuori di Roma e vinse 1000 soldati goti.[11] Demoralizzati, i Goti levarono l'assedio di Roma nel 538 e, poco tempo dopo, Bessa salvò Belisario da un tentativo di assassinio ad opera di Costantino.[12] Nonostante ciò, nel 540 Belisario lo incluse tra i generali di cui non si fidava, per cui lo allontanò con un pretesto dall'assedio di Ravenna.[13]

Dopo il richiamo di Belisario a Costantinopoli (540), Bessa rimase in Italia come ufficiale. Poiché non vi era un ufficiale con autorità superiore agli altri, la discordia tra i generali facilitò la ripresa gota. Nel 541, su pressioni di Giustiniano, Bessa e gli altri generali si riunirono e decisero di dare il colpo di grazia agli Ostrogoti, ma vennero sconfitti dal re ostrogoto Totila in Veneto.[14] Bessa, con Cipriano e Giovanni, tentò poi di liberare Firenze dall'assedio goto, inizialmente con successo, ma, inseguendo gli Ostrogoti in ritirata, l'esercito bizantino fu sconfitto nella battaglia del Mugello, dopo la quale i generali bizantini si rinserrarono nelle rispettive fortezze, dando via libera a Totila, che si impadronì di buona parte dell'Italia meridionale, mentre Bessa si rifugiava a Spoleto.[15]

Vista la situazione critica, Giustiniano rimandò Belisario in Italia (544), ma con le scarse forze a sua disposizione, non poté impedire a Totila di assediare Roma (545). Roma era appunto ora difesa da Bessa, la cui attività viene molto criticata da Procopio: secondo lo storico, non solo Bessa non seguiva gli ordini di Belisario, rimanendo inattivo dal punto di vista bellico durante l'assedio, ma vessava la popolazione vendendo il grano nella città di cui aveva possesso a cifre elevatissime, arricchendosi dunque turpemente a spese della popolazione, ignorando tutte le loro proteste.[16] Quando la Città Eterna cadde in mano nemica per il tradimento degli Isauri posti a sorveglianza delle mura, Bessa riuscì a fuggire, non avendo però il tempo di portarsi dietro il denaro illecitamente accumulato a danni della popolazione, che finì nelle mani di Totila.[17]

Ritornò a Costantinopoli intorno al 550 e in quell'anno divenne magister militum per Armeniam succedendo a Dagisteo.[18] Gli fu affidato il comando della guerra lazica contro i Persiani, riuscendo a conquistare Petra nel marzo-aprile 551.[19] Secondo Procopio, con questo successo riguadagnò il prestigio perso con la perdita della Città Eterna, ripagando la scelta di Giustiniano che era stato criticato per aver affidato il comando dell'esercito a Bessa.[20] Non riuscì però a rendere definitiva la vittoria occupando i passi conducenti alla Persia, occupandosi piuttosto dell'amministrazione finanziaria dell'Armenia e del Ponto.[21] Quando dunque il re dei Lazi Gubaze si lamentò di lui, Giustiniano, infastidito per la mancata occupazione dei passi, accontentò il re lazico, destituendo Bessa ed esiliandolo presso gli Abasgiani (554-555).[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Procopio, DBP, I,8; DBG, I,16; DBG, I,5; DBG, I,8.
  2. ^ Procopio, DBG, IV,11.
  3. ^ Procopio, DBP, I,8.
  4. ^ Zaccaria, IX,5-6.
  5. ^ Zaccaria, IX,6.
  6. ^ Procopio, DBG, I,5.
  7. ^ Procopio, DBG, I,10.
  8. ^ Procopio, DBG, I,16.
  9. ^ Procopio, DBG, I,17.
  10. ^ Procopio, DBG, I,18-19 e I,22-23.
  11. ^ Procopio, DBG, I,27.
  12. ^ Procopio, DBG, II,8.
  13. ^ Procopio, DBG, II,29.
  14. ^ Procopio, DBG, III,3.
  15. ^ Procopio, DBG, III,5-6.
  16. ^ Procopio, III,17, 19-20.
  17. ^ Procopio, DBG, III,20.
  18. ^ Procopio, DBG, IV,9.
  19. ^ Procopio, DBG, IV,11-13.
  20. ^ Procopio, DBG, IV,12.
  21. ^ Procopio, DBG, I,13; Agazia, III,2.
  22. ^ Agazia, III,2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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