Battaglia di Cassino nella cultura popolare

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1leftarrow blue.svg Voce principale: Battaglia di Cassino.

La battaglia di Cassino, svoltasi tra gennaio e maggio del 1944, ebbe un importante eco mediatico sia durante che dopo i combattimenti, soprattutto per quanto riguarda la memoria che nel dopoguerra ha caratterizzato questo avvenimento. Questa battaglia ha avuto un importante riscontro letterario, soprattutto in ambito memorialista, oltre che cinematografico e documentaristico. Gli avvenimenti di Cassino sono ancora ricordati da tutti gli schieramenti che vi combatterono come esempio di spirito di sacrificio e sofferenze, testimoniate dai numerosi cimiteri di guerra sparsi nella zona che annualmente sono teatro di commemorazioni a ricordo dei caduti.

Cassino, dalla ricostruzione ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Quando la notizia che la linea Gustav era stata sfondata dagli alleati, le migliaia di sfollati che mesi prima avevano evacuato la città di Cassino, iniziarono lentamente a tornare nelle loro case, mentre circa duemila degli abitanti che decisero di rimanere a Cassino, persero la vita durante i combattimenti. Ma i pericoli non erano svaniti con l'avanzare del fronte: la città che era divenuta l'epicentro del campo di battaglia, era ancora piena di ordigni esplosivi, e a causa degli allagamenti provocati dai tedeschi, si diffuse un'epidemia di malaria. Queste furono le cause che falcidiarono senza pietà coloro che per primi tornarono a Cassino e cominciarono a ricostruire la città[1].

Per le devastazioni subite la città di Cassino meritò l'appellativo di "Città Martire" e con D.P.R. del 15 febbraio 1949 fu decorata con medaglia d'oro al valor militare. Il 15 marzo del 1945 il Capo del Governo, Ivanoe Bonomi alla presenza del sindaco Gaetano Di Biasio consacrò la rinascita di Cassino, presenziando la cerimonia di posa della prima pietra per la ricostruzione del monastero di Montecassino, mentre la Basilica fu poi consacrata da Papa Paolo VI il 24 ottobre 1964. Il piano di ricostruzione della città fu elaborato dal Professor Giuseppe Nicolosi e approvato con D.M. 2843 del 21 novembre 1946, con il contributo dell'E.RI.CAS. (Ente per la Ricostruzione di Cassino) che, fino al 1953, portò avanti il programma di ricostruzione delle opere pubbliche, grazie agli aiuti governativi che giungevano copiosi. Con la ripresa delle attività anche la popolazione incrementò e, se nel censimento del 1951 risultò che a Cassino risiedevano 19.256 abitanti (quando nel 1942 la popolazione ammontava a 21.275), nel giro di qualche anno crebbe fino a raggiungere, nel 1991, la cifra di circa 35.000 persone[1].

La battaglia ha lasciato un segno indelebile sulla città di Cassino, come testimoniano le numerose iniziative pubbliche e private in ricordo della battaglia e la presenza di numerosi sacrari, monumenti e cimiteri di guerra in cui riposano migliaia di soldati di entrambi gli schieramenti. Fino all'ottobre 2017 a Cassino era presente anche un importante punto di riferimento per lo studio e il ricordo della battaglia, il Museo Historiale di Cassino, che ha dovuto chiudere per mancanza di finanziamenti pubblici nel 2017[2] e dal 2019 è visitabile solo su prenotazione[3]. Rimane la possibilità di visitare il polo museale situato all'interno dell'antica abbazia di Montecassino, ricostruita nel 1956, luogo rimasto impresso nella memoria collettiva a causa della sua distruzione durante la battaglia, il castello di Rocca Janula, teatro di violenti combattimenti, e la collina 593, alle cui pendici sorge il cimitero di guerra polacco. Sul territorio è comunque presente un altro piccolo museo, il Museo memoriale del II Corpo d'armata polacco situato nei pressi del cimitero militare polacco di Montecassino e inaugurato nel 2014 alla presenza del premier polacco Donald Tusk e di Anna Maria Anders (figlia del generale al comando del II Corpo, Władysław Anders), che ricorda il contributo dei polacchi nella liberazione dell'Italia[4]. Questo è in pratica l'unico museo bellico rimasto a Cassino, dopo che anche il Cassino War Memorial non è più visitabile[3]. Tutti questi luoghi sono virtualmente collegati tramite un percorso didattico inaugurato nel 2015 dal governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dal sindaco della città Giuseppe Golini Petrarcone, dall'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario di Polonia Tomasz Orlowski e dall'Abate di Montecassino Dom Donato Ogliari[5].

A Colle San Magno si può visitare il Museo vivo della memoria, con testimonianze e cimeli che ricordano gli eventi bellici della zona intorno a Cassino. A Mignano Monte Lungo sono presenti tre piccoli musei legati ai combattimenti di Cassino: il Museo storico "Il Risorgimento", nato per volontà di un reduce, il Museo storico Sacrario Monte Lungo, situato all'interno del sacrario militare dedicato alle truppe italiane che combatterono sulla Gustav, che raccoglie diversi cimeli del periodo di guerra, e infine il Museo Historicus, che ospita reperti bellici rinvenuti a Monte Camino. A Venafro, cittadina che rientrò nel teatro di operazioni attorno a Cassino, è allestita una mostra permanente intitolata WinterLine Venafro[3].

Cimiteri di guerra e memoriali[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa e saggistica[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quelli utilizzati nella stesura della voce principale, sull'argomento si trovano decine di altri testi spesso di produzione locale, che la lista seguente tenta almeno in parte di racchiudere:

  • Roberto Avallone, Mauro Lottici, Roberto Molle, Cassino War Memorial. Le immagini della battaglia, Roma, Herald, 2005, ISBN 978-88-8967-208-2.[13]
  • Rudolf Böhmler, Monte Cassino, Accademia, 1979, ISBN non esistente.[13]
  • Harold L. Bond, Inferno a Cassino - La battaglia per Roma, Milano, Mursia, 1994, ISBN 88-425-1744-5.
  • Mario Canciani, Il fronte di Cassino. Antologia ragionata, Graficart, 2004, ISBN 978-99-7595-432-7.[13]
  • Livio Cavallaro, Cassino 1944. Le battaglie per la linea Gustav, Milano, Mursia, 2004, ISBN 978-88-4253-215-6.[13]
  • Livio Cavallaro, Cassino, 19 marzo 1944. Assalto a masseria Albaneta, Archivio Storia, 2018, ISBN 978-88-8547-200-6.[13]
  • John Ellis, Cassino - The Hollow Victory, Sphere Book limited, 1984, ISBN non esistente.[13]
  • Sven Hassel, Gli sporchi dannati di Cassino, Milano, Longanesi, 1971, ISBN non esistente.
  • Helena Janeczek, Le rondini di Montecassino, Milano, Guanda, 2011, ISBN 978-88-6088-426-8.[13]
  • Erik Jankowski, Da Montecassino a Piedimonte San Germano - Lo sfondamento della linea Hitler, Associazione Antares, 2007.[14]
  • Fred Majdalany, Cassino, ritratto di una battaglia, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 978-88-0451-287-5.
  • Marco Marzilli, Mauro Lottici, Cassino, ieri e oggi, Roma, Herald, 2007, ISBN 978-88-8967-263-1.[13]
  • Marco Marzilli, Mauro Lottici, Cassino '44. Immagini dalla memoria, Latina, Caramaica, 2000, ISBN non esistente.[13]
  • Janusz Piekalkiewicz, Cassino: anatomia della battaglia, Novara, De Agostini, 1981, ISBN 978-88-402-4887-5.
  • Emilio Pistilli, La battaglia di Cassino giorno per giorno, 10 settembre 1943 - 4 giugno 1944, Cassino, Lamberti Antonino, 1999, ISBN non esistente.[13]
  • Nando Tasciotti, Montecassino 1944, Roma, Castelvecchi, 2014, ISBN 978-88-6826-130-6.

Riferimenti popolari[modifica | modifica wikitesto]

Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cassino. Il dopoguerra, la ricostruzione, oggi, su edu.let.unicas.it. URL consultato il 7 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2016)..
  2. ^ La memoria dell'indifferenza, il Museo Historiale di Cassino chiude i battenti, su notiziapp.it. URL consultato il 26 dicembre 2018..
  3. ^ a b c Musei, su dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  4. ^ Museo memoriale del II Corpo polacco a Montecassino, su dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  5. ^ Torna visibile il "percorso della battaglia" di Cassino, su lastampa.it. URL consultato il 7 gennaio 2019..
  6. ^ Riferimenti presi da: Cimiteri di guerra, su dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 26 dicembre 2018..
  7. ^ a b c d Monumenti polacchi sui campi di battaglia di Montecassino, su naszswiat.it, naszwiat.it. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  8. ^ Memorial Battle of Monte Cassino, su tracesofwar.com. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  9. ^ Monumento alla Pace a Cassino, su paesionline.it. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  10. ^ Monument Bombardamento of Cassino, su tracesofwar.com. URL consultato il 27 dicembre 2018..
  11. ^ Commissariato generale per le onoranze ai Caduti (PDF), su senato.it. URL consultato il 26 dicembre 2018..
  12. ^ Montecassino nel cerchio del fuoco, su cinematografo.it. URL consultato il 27 dicembre 2018.
  13. ^ a b c d e f g h i j Bibliografia, su dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 26 dicembre 2018..
  14. ^ Erik Jankowski, Da Montecassino a Piedimonte S. Germano, su associazioneantares.it, Associazione Antares. URL consultato il 26 dicembre 2018.
  15. ^ Cassino 1944 - Musicisti del Basso Lazio, su antiwarsongs.org, Canzoni contro la guerra. URL consultato il 26 dicembre 2018.