Battaglia del Nilo (47 a.C.)

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Battaglia del Nilo
Antikes Alexandria Karte.JPG
Mappa dell'antico tracciato di Alessandria
Data 27 marzo 47 a.C.
Luogo delta del Nilo
Esito Decisiva vittoria di Cesare
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
circa 20.000 uomini ca. circa 20.000 uomini ca.
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La battaglia del Nilo nel 47 a.C. vide le forze combinate romano-pergamene e idumee sotto la guida di Giulio Cesare sconfiggere quelle dei rivali di Arsinoe IV e Tolomeo XIII, che tentavano di sottrarre l'Egitto all'egemonia romana e alla sicura nomina di Cleopatra VII quale reggente fiduciaria per conto di Roma.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'assedio ad Alessandria[modifica | modifica wikitesto]

Dall'agosto del 48 a.C. fino al gennaio del 47, Cesare fu assediato "con l'onta di rimanere nascosto"[2] ad Alessandria da Achilla (e dopo l'uccisione di questi per volere di Arsinoe, da Ganimede), comandante delle truppe egiziane, con circa 3.000 uomini, rimanendo trincerato nella parte interna del palazzo reale (pars oppidi), che comprendeva un intero quartiere di Alessandria (chiamato Bruchion).[3] Nessuno degli stratagemmi degli egiziani era riuscito a vincere la resistenza romana, compreso quello di tagliare i condotti delle acque escogitato da Ganimede, o quello di condurre un attacco via mare prendendo possesso delle navi romane inviate a Pompeo assieme a quelle in dotazione alla città (in totale 72), che era stato prontamente sventato dalla decisione di Cesare di dare fuoco alla flotta con l'uso di fiaccole impregnate di pece.[4]

Cesare aveva cercato di risolvere la guerra civile egiziana tra Tolomeo e sua sorella Cleopatra anche facendo concessioni alla dinastia, come quando restituì Cipro (ultimo dei possedimenti d'oltre mare dell'antico Impero tolemaico, che era stata conquistata da Catone il Giovane su proposta di Publio Clodio) all'Egitto, destinando Arsinoe e il fratello Tolomeo XIV a governarla. Quando Cesare decise di appoggiare Cleopatra, il quindicenne Tolomeo fu prima catturato e successivamente rilasciato da Cesare nel tentativo di creare tensioni interne al campo egizio, cosciente anche del fatto che continuare a trattenere un simile ostaggio non potesse risolvere il conflitto. Tolomeo, dopo aver dissimulato le sue intenzioni pacifiche, si mise a capo della truppe per affrontare sul campo le forze di Mitridate, re cliente fedele a Cesare, sopraggiungenti dalla roccaforte egiziana di Pelusio, conquistata con l'aiuto di Antipatro (alla guida di 1.500 opliti e di contingenti arabi), il capo idumeo curator della Giudea.[5]

La battaglia decisiva[modifica | modifica wikitesto]

Gli egiziani non erano riusciti a circondare completamente i romani, in modo da tagliare loro i rinforzi e i rifornimenti. Arrivato sul delta del Nilo in gennaio, Mitridate, dopo aver sconfitto la forza egiziana inviata contro di lui, andò incontro a Tolomeo. Cesare, informato dell'arrivo del suo alleato, lasciò una piccola guarnigione (dopo aver ingannato gli egizi operando una finta fuga verso Oriente, per poi ridiscendere verso il campo egizio dalla capitale) in Alessandria e si affrettò a raggiungerlo. Uniti i due eserciti, circa 20.000 uomini, si scontrò con gli egiziani a fine marzo del 47 nella battaglia del Nilo. L'armata egiziana, equipaggiata alla maniera greca e composta anche del presidio romano di milites gabiniani precedentemente installati dal governatore della Siria Aulo Gabinio (che aveva restaurato Tolomeo XII l'Aulete contrariamente alle decisioni del Senato e al responso dei libri sibillini, e per questo era stato messo a processo), e poi passati dalla parte degli egizi, era all'incirca della stessa grandezza.[6]

Gli egizi furono sopraffatti e i romani conquistarono il campo di Tolomeo. Migliaia di fuggitivi, incluso Tolomeo, annegarono quando le loro barche si rovesciarono. Cesare si impadronì così dell'Egitto e pose Cleopatra sul trono insieme a un altro dei suoi fratelli, Tolomeo XIV.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canfora, Giulio Cesare, RCS Libri, Torino 2005, p. 177
  2. ^ Lucano, Guerra civile, X, 439-443
  3. ^ Plutarco, Vita di Cesare, 49, 5
  4. ^ Cesare, Guerra Civile, III, 111, 6. L'incendio divampato nel porto si estese rapidamente alla zona costiera della città, sospinto dai forti venti, e portò alla distruzione di depositi di libri. La notizia, riportata da Dione Cassio (Storia romana, XLII,38, 3), ha dato adito al sospetto che in questa circostanza fosse avvenuta la distruzione della celebre Biblioteca.
  5. ^ Luciano Canfora, op. cit, p. 180
  6. ^ Cesare, Guerra Civile, III, 110