Assedio di Alessandria d'Egitto (48 a.C.)

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Assedio di Alessandria
parte della guerra civile alessandrina
Antikes Alexandria Karte.JPG
Mappa dell'antica città di Alessandria
Data9 novembre 48 a.C. – 19 marzo 47 a.C.
LuogoAlessandria, Egitto tolemaico
Schieramenti
Comandanti
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L'assedio di Alessandria fu l'episodio centrale che caratterizzò la guerra civile alessandrina, uno scontro interno al regno d'Egitto tra gli ultimi discendenti della dinastia tolemaica, a cui presero parte anche delle truppe della repubblica romana guidate dal generale Gaio Giulio Cesare.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile alessandrina.

Dopo la morte di Tolomeo XII, l'Egitto era in una situazione di instabilità politica, conteso tra i fratelli Cleopatra e Tolomeo XIII, formalmente co-regnanti ma in realtà in contrasto tra loro.[1] La situazione degenerò con l'arrivo ad Alessandria del generale romano Gaio Giulio Cesare, che era all'inseguimento del rivale Gneo Pompeo Magno dopo la vittoria della battaglia di Farsalo; quest'ultimo era però stato ucciso per ordine di Tolomeo e Cesare cercò di ristabilire la pace tra i due fratelli, proclamandosi custode della loro co-reggenza.[2] Tuttavia il consigliere di Tolomeo, Potino, aveva mandato a chiamare il suo esercito, guidato dal generale Achilla, che da Pelusio era diretto ad Alessandria con lo scopo di riaffermare il sovrano come unico monarca.[3] Cesare, scoperto dell'avanzata del nemico, cercò di trovare un soluzione diplomatica, ma i suoi ambasciatori furono fatti giustiziare da Achilla.[4]

L'assedio[modifica | modifica wikitesto]

La fase iniziale (novembre-dicembre 48 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Achilla giunse quindi ad Alessandria il 9 novembre alla testa dell'esercito egizio e conquistò subito la maggior parte della città; Cesare si asserragliò nel palazzo reale, che fu posto sotto assedio.[5] I romani, come prima mossa, decisero di dar fuoco alle navi egizie presenti nel porto, per facilitare l'arrivo di rinforzi e approvvigionamenti via mare; tuttavia le fiamme non furono contenute e causarono un incendio che dilagò in buona parte della città, bruciando anche la Biblioteca.[6] Inoltre Cesare spedì anche una guarnigione sull'isola di Faro (sede del famoso faro di Alessandria) e la conquistò, acquisendo così totalmente il controllo del porto; infine, fece mandare messaggi ai territori vicini, Rodi, Siria e Cilicia, con richieste di aiuto.[7] Nel frattempo il reggente di Tolomeo, Potino, anche lui rinchiuso nel palazzo, mandava lettere ad Achilla e Cesare, avendo scoperto ciò e avendo paura che potesse far fuggire il giovane re, lo fece imprigionare ed uccidere;[8] nello stesso momento la sorella minore di Cleopatra, Arsinoe, riuscì a fuggire dal palazzo con l'aiuto dell'eunuco Ganimede e si unì alle forze assedianti egizie.[9]

Cesare iniziò a fortificare gli accessi alla porzione di città da lui controllata, mentre gli assedianti rafforzarono le proprie fila attraverso nuovi soldati e armamenti provenienti dai territori egizi e acquisivano denaro e cibo dagli abitanti della città.[10] Intanto, però, Arsinoe entrò in conflitto con Achilla e lo fece uccidere, assumendo tutto il potere per sé e affidando il comando dell'esercito a Ganimede.[11] Assunto il comando, Ganimede decise di tagliare le risorse agli assediati, interrompendo le condotte idriche della città o immettendoci acqua salata dal mare; i soldati romani, impauriti dalle condizioni estreme della situazione, minacciarono la ritirata, ma Cesare riuscì a calmare le proprie truppe, ordinando di far scavare nuovi pozzi per l'acqua potabile.[12]

Battaglie navali e liberazione di Tolomeo (dicembre 48 a.C.-febbraio 47 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

In quegli stessi giorni, arrivò al largo di Alessandria la XXXVII Legione con la flotta comandata da Gneo Domizio Calvino, ma i soldati furono impossibilitati ad entrare nel porto a causa del vento contrario; Cesare, quindi, per riuscire a prendere gli approvvigionamenti a bordo delle navi e per portare acqua potabile alle truppe in mare, decise di recarsi presso di loro e, costruite in pochi giorni diverse imbarcazioni, salpò per il largo.[13] Tuttavia gli egizi, venuti a conoscenza delle mosse dei romani, decisero di cercare lo scontro per mare: imbarcarono quindi quanti più uomini possibili sulle proprie navi e salparono. Lo scontro avvenne al ritorno dei romani dal largo e la prima nave attaccata dagli egizi fu una galera rodia: questa, distante dalle navi di Cesare, riuscì a vincere i nemici superiori in numero e a catturare una loro nave.[14] Gli egizi, seppur abbattuti dalla sconfitte, costruirono velocemente nuove navi e cercarono un ulteriore scontro: la flotta romana, con le navi rodie dell'ammiraglio Eufranore e quelle inviate dalle provincie orientali, vinse nuovamente contro la flotta egizia.[15] Subito dopo quella vittoria, Cesare sbarcò sull'isola di Faro e la conquistò interamente; tuttavia, nello scontro che si generò con gli egizi, i romani vennero duramente sconfitti nella battaglia dell'Eptastadio e Cesare stesso rischiò la morte, dovendo gettarsi in mare e tornare in città a nuoto per salvare la propria vita.[16]

Gli egizi, però, stanchi del governo tirannico di Ganimede e Arsinoe, promisero ai Romani di consegnarli come prigionieri in cambio di Tolomeo: Cesare acconsentì e liberò il giovane re, sperando che questo appacificasse gli animi dei suoi sudditi.[17] Gli egizi, però, continuarono lo scontro: Cesare scoprì di movimenti navali presso Canopo e, messo a capo della sua flotta Tiberio Claudio Nerone, la mandò a scontrarsi con gli egizi; i due schieramenti, quindi, combatterono all'inizio di febbraio nella battaglia navale di Canopo, durante quale l'ammiraglio rodio Eufranore perse la vita.[18]

Arrivo degli alleati romani e fine dell'assedio (febbraio-marzo 47 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo arrivarono in Egitto le forze che Cesare aveva chiamato in aiuto dall'Oriente: i pergameni guidati da Mitridate e i giudei di Erode Antipatro;[19] questo esercito ottenne subito due vittorie nella battaglia di Pelusio e in quella di Campo degli Ebrei.[20] Tolomeo decise quindi di affrontare in una battaglia campale i soldati orientali, ponendo fine all'assedio di Alessandria il 19 marzo del 47 a.C.; Cesare, venuto a conoscenza degli avvenimenti, fece uscire il proprio esercito dalla capitale, tentando di riunirsi ai suoi alleati.[21]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito di Cesare si scontrò con quello di Tolomeo prima dell'arrivo degli alleati orientali e, nella battaglia del Nilo del 27 marzo l'esercito egizio fu sconfitto; il faraone stesso trovò la morte, annegato in un ramo del fiume.[22] La corona d'Egitto fu dunque acquisita da Cleopatra, in co-reggenza con il fratello minore, Tolomeo XIV; Arsinoe fu invece dapprima condotta a Roma come prigioniera e infine esiliata a Efeso, nel tempio di Artemide.[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mayer Burstein 2007, pp. 16-17.
  2. ^ Cassio Dione, XLII, 7-9; Cesare, De Bello Civili, III, 106-108; Canfora 2006, p. 328.
  3. ^ Cassio Dione, XLII, 36; Cesare, De Bello Civili, III, 108.
  4. ^ Cassio Dione, XLII, 37; Cesare, De Bello Civili, III, 109; Canfora 2006, p. 328.
  5. ^ Cassio Dione, XLII, 38.1; Cesare, De Bello Civili, III, 111; Canfora 2006, p. 329.
  6. ^ Cassio Dione, XLII, 38.2; Cesare, De Bello Civili, III, 111; Canfora 2006, p. 329.
  7. ^ Cesare, De Bello Civili, III, 111-112; De Bello Alexandrino, 1.
  8. ^ Cassio Dione, XLII, 39.2; Cesare, De Bello Civili, III, 112; Canfora 2006, p. 329.
  9. ^ Cassio Dione, XLII, 39.1; 40.1; Cesare, De Bello Civili, III, 112; Canfora 2006, p. 329.
  10. ^ De Bello Alexandrino, 2-3.
  11. ^ De Bello Alexandrino, 4; Canfora 2006, p. 329.
  12. ^ De Bello Alexandrino, 5-9; Canfora 2006, p. 329.
  13. ^ De Bello Alexandrino, 9-10; Canfora 2006, p. 329.
  14. ^ De Bello Alexandrino, 10-11; Canfora 2006, p. 329.
  15. ^ Cassio Dione, XLII, 40.2; De Bello Alexandrino, 12-16; Canfora 2006, p. 329.
  16. ^ Cassio Dione, XLII, 40.3-6; De Bello Alexandrino, 16-21; Canfora 2006, p. 329.
  17. ^ Cassio Dione, XLII, 42; De Bello Alexandrino, 23-24; Canfora 2006, p. 329.
  18. ^ Cassio Dione, XLII, 40.6; De Bello Alexandrino, 25; Canfora 2006, p. 330.
  19. ^ Cassio Dione, XLII, 41; De Bello Alexandrino, 26.
  20. ^ Cassio Dione, XLII, 41; Flavio Giuseppe, Ant. iud., XIV, 130-132; Flavio Giuseppe, Bell. iud., I, 191-192; De Bello Alexandrino, 26-27; Canfora 2006, p. 330; Ussher, Pierce 2003, p. 651.
  21. ^ Cassio Dione, XLII, 43.1; De Bello Alexandrino, 28; Canfora 2006, p. 330.
  22. ^ Cassio Dione, XLII, 43.3; De Bello Alexandrino, 28-32; Canfora 2006, p. 330.
  23. ^ Cassio Dione, XLII, 19; 44; De Bello Alexandrino, 33; Canfora 2006, p. 170.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
Controllo di autoritàLCCN (ENsh85003378 · BNE (ESXX528187 (data)