Arte giapponese

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Il termine arte giapponese copre una vasta gamma di produzioni artistiche appartenenti a periodi molto diversi tra loro, dalle prime testimonianze di presenza umana in Giappone, intorno al X millennio a.C., all'età contemporanea.

Periodo Jōmon (dalle origini al 300 a.C. circa)[modifica | modifica sorgente]

Vaso di terracotta del medio periodo Jōmon. Museo nazionale di Tōkyō.

Il nome "Jōmon", con cui si indica l'età più antica della storia del Giappone, significa "motivo a corda" e deriva dal motivo più frequente nei ritrovamenti del periodo, vasi e figurine fittili; il motivo veniva apparentemente realizzato stringendo l'argilla con corde di fibra vegetale o stuoie. Nel corso del periodo storico si aggiunsero altri motivi geometrici o altorilievi, ma il motivo a corda rimase una costante.

Le figurine fittili, o dogū, sono particolarmente misteriose. Rappresentano umani o animali, e sono generalmente alte intorno ai 25 cm; raramente sono fatte per stare in piedi, e la maggior parte erano apparentemente legate a una corda o portate vicine al corpo. Alcuni dogū hanno caratteristiche femminili molto evidenziate, e sono state associate a rituali per fertilità e parto; altri sono privi di parti del corpo, e sono stati associati a rituali per la guarigione, o per maledizioni. In un caso il dogū aveva ai piedi una base ed è stato ritrovato circondato da muri, suggerendo l'utilizzo in rituali religiosi.

Periodo Yayoi (dal 300 a.C. al 300 d.C. circa)[modifica | modifica sorgente]

Vaso del periodo Yayoi. Museo nazionale di Tōkyō.

La cultura Yayoi (che prende il nome da un sito vicino Tōkyō dove avvennero i primi ritrovamenti) ebbe origine nell'isola di Kyūshū e si diffuse poi su quella di Honshū. La produzione artistica è più funzionale, con decorazioni molto ridotte, ma rivela l'uso di tecnologie ben più avanzate del precedente periodo, come l'uso del tornio a ruota; si ritiene in genere che questa cultura non fosse autoctona, ma importata da movimenti migratori dalla Cina. In particolare sarebbe stata importata dal continente la metallurgia, con la comparsa dei primi artefatti in bronzo e utensili in ferro; in particolare sono state ritrovate delle campane di bronzo (dōtaku), con probabili scopi rituali, delle quali non esistono paralleli nel continente.

Periodo Yamato[modifica | modifica sorgente]

Periodo Kofun o dei Tumuli (dal 250-300 al 552)[modifica | modifica sorgente]

Il tumulo dell'imperatore Nintoku a Sakai, vicino Ōsaka.

La cultura Yayoi era divisa in famiglie o clan, e di questi prevalse il clan Yamato che unificò il Paese; la prima parte del periodo Yamato è detto periodo dei Tumuli (Kofun), perché segnata dalla costruzione di tombe a tumulo imponenti e riccamente arredate. La tomba dell'imperatore Nintoku, alta 35 metri e lunga 478 metri, è la più grande. Insieme al defunto venivano sepolti oggetti in bronzo, armi e ornamenti personali, e vasi fittili; all'esterno dei tumuli sono invece poste serie di tubi cavi di argilla, o haniwa, forse modellati sulla forma dei vasi votivi, sulle quali nel tempo si aggiunsero come decorazioni piccole figure, che rappresentavano case, uccelli, cavalli, sacerdotesse, e poi dalla seconda metà del periodo anche aristocratici, guerrieri, indovini e gente comune.

Periodo Asuka (dal 538 al 710)[modifica | modifica sorgente]

Statua di bodhisattva del periodo Asuka.

L'arte del periodo Asuka, storicamente collocabile tra il 538 d.C. e il 710 d.C., la cui denominazione deriva dalla capitale Asuka kyō, è fortemente influenzata dall'introduzione del buddhismo in Giappone; i contatti con Cina ed i tre regni di Corea si intensificarono, e il Paese, in base alla posizione geografica rispetto ai vicini paesi del continente, cambiò il suo nome da Yamato in Nippon (In giapponese: "dove sorge il sole"). L'adozione della nuova fede non fu una cosa indolore; l'aspro scontro tra coloro che sostenevano il buddhismo, guidati dal clan Soga, e coloro che sostenevano lo shintoismo, guidati dal clan Mononobe, si concluse solo nel 587 con la vittoria di Soga no Umako su Mononobe no Moriya e la conquista del potere da parte del clan Soga. Iniziò un processo di sincretismo tra il buddhismo e lo shintoismo, le cui tradizioni vennero salvaguardate, mentre in quel periodo il buddhismo si diffuse tra le classi aristocratiche e nella corte imperiale, influenzando pesantemente l'espressione artistica.

Il periodo Asuka coincise con un risveglio artistico e culturale, e grazie anche all'adozione del Buddhismo come religione di corte, vennero incoraggiate l'architettura, la scultura, la pittura e l'artigianato.

A questo periodo risalgono molti templi (nel giro di vent'anni ne vennero costruiti almeno quarantasei), monasteri Mahāyāna, statue di buddha e bodhisattva, fortemente influenzate dall'arte cinese e coreana; il tempio Hōryū-ji è oggi la più antica costruzione in legno dell'Estremo Oriente pervenutaci intatta, sebbene sembra che sia stato ricostruito almeno una volta, forse dopo un incendio nel 670, come attestato nel Nihonshoki; rappresenta anche il primo esempio di uno stile Asuka, parzialmente indipendente dall'influenza coreana e cinese.

Della capitale Asuka kyō, che si trova nell'odierna prefettura di Nara, rimangono solo le rovine marmoree di alcuni templi, con l'eccezione del bronzo di Ankoin (risalente al periodo Suiko) che, secondo le cronache, era la più grande scultura dell'epoca. Opera dell'artista Tori, che venne ricompensato con un posto a corte, la statua è stata danneggiata più volte da incendi e calamità naturali, nonché da un maldestro restauro nel periodo Tokugawa: lo stile originario dell'opera è oggi deducibile solo dalle braccia, dalla fronte e dalle orecchie, mentre tutto il resto è frutto di successive modifiche. Altre opere del periodo Asuka vennero trasportate nella residenza del principe Umayado dal tempio Horinji, con lo spostamento della capitale a Nara: nella sala d'oro, o Kondo, sono conservate ancora oggi altre statue di Tori, artista di origine coreana naturalizzato giapponese, tra cui la trinità Shaka del 625, e la famosa statua in legno e lacca di Kannon, dono di un re di Corea. Confrontando le importazioni con la produzione locale del periodo, si può notare la tensione degli artisti giapponesi a migliorare le proporzioni proposte dai modelli cinesi e coreani, caratteristici per le grandi mani e i profili rigidi: il risultato è un movimento scultoreo nuovo, attento alla morbidezza dei tratti e allo studio delle proporzioni corporee; inoltre il corpo della statua deve risultare simmetrico e piatto, l'unica visione è quella frontale, e il volto è sempre sereno e sprizzante di gioia spirituale. Un esempio di questo nuovo stile è la statua di Kwannon a Chiuguji, considerata un capolavoro di dolcezza ed armonia delle proporzioni.

Altri scultori del tempo, oltre al bronzista Tori, furono Yamaguchi, Kusushi, Toriko e Oguchi. Oltre ai Buddha e ai Bodhisattva, vennero diffusi il tipo scultoreo dei Devaraja, i quattro re guardiani.

Anche per la pittura il periodo Asuka fu fiorente, anche se le poche opere arrivate sino ai giorni nostri non sono sufficienti per valutare correnti e stili. I pittori giapponesi furono introdotti all'arte dai colleghi coreani e ben presto si staccarono dalle influenze pittoriche cinesi, così fortemente legate alla tradizione filosofica dei princìpi artistici, mentre i giapponesi si mostrarono maggiormente interessati ad una pittura unicamente decorativa, ed evidenziarono un grande amore per i colori.[1]

Gli unici resti di pittura, invece, sono le decorazioni in lacca miscelate con colori a olio di uno dei santuari dell'imperatrice Suiko, esempi dello stile Hâng, ed anche le decorazioni del bronzo sono simili a quelle dei modelli Hâng rinvenuti nei dolmen. Tra gli altri esempi dell'arte del periodo, un ricamo conservato a Chiuguji, realizzato in memoria del principe Umayado, probabilmente su disegno di un artista coreano.

Lo stile delle poche opere pittoriche sopravvissute è tendente all'astratto, la tecnica appare piuttosto elaborata e la rappresentazione è bidimensionale.

Si svilupparono, in questo periodo, anche le arti minori, dalla ceramica alla lavorazione del metallo, dai tessitori agli intagliatori in legno e in bambù

Periodo Nara (dal 710 al 794)[modifica | modifica sorgente]

Il periodo Nara vide un organico impegno della classe di governo per far diventare il buddhismo religione di stato e per superare le tradizioni precedenti; l'esempio più evidente fu lo stabilimento di una capitale (prima del periodo Nara la corte si trasferiva ogni volta che moriva un imperatore, secondo la credenza che la morte contaminasse il luogo) nella città di Nara, modellata sulla base della Chang'an cinese. L'influenza cinese divenne in questo periodo ancora più forte; i monaci buddhisti viaggiavano in Cina e tornavano con testi più ortodossi, e le forme d'arte aderirono più diligentemente ai dettami della dottrina buddhista, pur fiorendo in iconografie più varie e complesse. L'Imperatore Shōmu fu particolarmente solerte nel promuovere la fede, e ordinò la costruzione di vari templi e monasteri: tra questi, quello di Tōdai-ji che sarebbe nelle sue intenzioni dovuto diventare il tempio principale del Paese. Il Tōdai-ji fu seriamente danneggiato per almeno due volte, e delle decorazioni originali restano principalmente delle riproduzioni.

A questo periodo risale inoltre la più antica pittura giapponese su rotolo a noi pervenuta, il Kako Genzai E-Ingakyō ("sutra illustrato del karma passato e presente"), una biografia romanzata di Gautama Buddha.

Periodo Heian (dal 794 al 1185)[modifica | modifica sorgente]

Durante la prima fase del periodo Heian l'arte giapponese, ancora di ispirazione buddhista, fu profondamente influenzata dagli insegnamenti della scuola Shingon fondata dal monaco Kūkai nell'806 dopo un suo viaggio in Cina; direttamente connessa agli insegnamenti Vajrayana della scuola, fiorì la produzione di mandala. L'architettura dei templi cominciò a prevedere la presenza di pagode, e le statue di buddha del periodo hanno espressioni austere e composte, corpi massicci, e ampi drappeggi in stile honpa-shiki.

Una scena illustrata del Genji monogatari.


Nella seconda fase, o "periodo Fujiwara" (dal nome del clan Fujiwara che dominò la politica del periodo) prevalse invece la scuola amidista, e la corte imperiale cominciò a sviluppare una forte sensibilità estetica e un profondo interesse per le arti. Nella pittura si assistette alla diffusione degli yamato-e, rappresentazioni della natura dai colori freschi e vivaci. Nell'ultima parte del periodo storico nacquero gli emakimono, rotoli di narrativa illustrata; tra questi alcuni dei più famosi esempi di letteratura cortese del periodo, come il Genji monogatari, il primo esempio di romanzo giapponese.

Periodo Kamakura (dal 1185 al 1333)[modifica | modifica sorgente]

Agyō, uno dei due Niō guardiani del Nandaimon del tempio di Tōdai-ji a Nara.

Il periodo Kamakura, che prende il nome dallo shogunato di Kamakura, vide il trasferimento del potere dalle classi aristocratiche a quelle militari (samurai), e dalla capitale imperiale Kyōto a quella shogunale Kamakura; i committenti di opere d'arte perciò divennero i guerrieri, i monaci interessati a diffondere il buddhismo al di fuori dell'aristocrazia, e la nobiltà, con parti del clero, che desiderava celebrare i perduti fasti della vita di corte.

La scultura si mosse, con la scuola Kei e in particolare Unkei, verso uno stile più realistico; un esempio ne sono le due statue di Niō guardiani delle porte Sud del tempio Tōdai-ji a Nara, scolpite da Unkei nel 1203. Unkei realizzò anche delle sculture policrome in legno nel tempio Kofuku-ji, sempre a Nara, nel 1208, in cui ritraeva i leggendari monaci Muchaku e Seshin, fortemente individualizzati e credibili.

La pittura si mosse su due piani, quello della popolarizzazione e quello della celebrazione. Del primo filone si può citare il Kegon Engi Emaki, la storia illustrata dei fondatori della scuola Kegon commissionata dal monaco Myōe del tempio Kōzan-ji, nel quale le illustrazioni sono accompagnate da brevi descrizioni e dialoghi accanto ai personaggi, non dissimilmente dai fumetti moderni; i caratteri usati sono inoltre prevalentemente kana, comprensibili anche alle donne e a molta gente comune. Del secondo filone fanno parte molte riedizioni emaki del Diario di Murasaki Shikibu, in cui i dipinti esagerano e abbelliscono gli scenari della corte, la sua ricchezza e la sua bellezza, in un evidente richiamo nostalgico.

Periodo Muromachi (dal 1334 al 1573)[modifica | modifica sorgente]

Kinkaku-ji, Kyoto, 1397)

Il periodo Muromachi prende il nome dal quartiere Muromachi di Kyōto, in cui lo shogunato Ashikaga ebbe residenza; il ritorno del potere politico nella capitale imperiale di fatto pose fine ai movimenti popolaristici del periodo precedente e segnò il ritorno a una produzione artistica più aristocratica ed elitaria. Il buddhismo Zen, rimasto in sordina nei periodi precedenti, riprese vigore grazie a nuovi contatti con la Cina e la scuola Chán da cui deriva, e divenne la corrente dominante nell'aristocrazia e nelle produzioni artistiche.

I templi Zen organizzarono diverse missioni in Cina, e la moda cinese influenzò pesantemente l'arte giapponese; nella pittura, in particolar modo, si assistette al passaggio dai colori vivaci degli yamato-e alla pittura a inchiostro dei sumi-e, e al contempo si diffuse un maggior senso della prospettiva e della profondità; esemplari in questo senso sono i lavori di Shubun e Sesshu.

Periodo Azuchi-Momoyama (dal 1573 al 1603)[modifica | modifica sorgente]

Kanō Eitoku, Il cipresso, inchiostro su carta coperto con fogli d'oro, 8 pannelli, Museo Nazionale di Tōkyō.

Il periodo Azuchi-Momoyama prende il nome dalle residenze dei condottieri che unificarono il paese attraverso una serie di guerre tra daimyō, Oda Nobunaga (dal suo castello di Azuchi prese il nome il periodo Azuchi) e Toyotomi Hideyoshi (dal suo castello di Momoyama prese il nome il periodo Momoyama).

Sin dalla fine del periodo precedente (epoca Sengoku), le continue guerre avevano portato alla ribalta i potentati militari, e l'arte si era riavvicinata al gusto dei samurai, ad esempio tornando a prediligere decorazioni colorate.

La scuola di maggior successo del periodo fu la Kanō-ha, fondata nel periodo precedente da Kanō Masanobu, pittore in capo degli ultimi shogun Ashikaga; Kanō Eitoku, in particolare, dipinse le pareti del castello di Azuchi per Nobunaga, la residenza di Kyōto di Hideyoshi e il suo castello di Ōsaka. Eitoku amò soprattutto dipingere le pareti scorrevoli delle stanze, e introdusse lo "stile monumentale" (taiga) caratterizzato da pennellate spesse e rapide e dall'enfasi posta sullo scenario; gran parte del suo lavoro andò perso a causa delle frequenti guerre del periodo.

Un altro importante artista del tempo, che gareggiò con Eitoku per le commissioni dai due condottieri, fu Hasegawa Tōhaku, che fondò la scuola Hasegawa e che dopo la morte di Eitoku divenne il pittore ufficiale di Hideyoshi; la sua pittura era una rielaborazione molto personale della pittura a inchiostro, e prediligeva ampie pareti e soffitti. Fu l'arte più espressiva per il Giappone.

Periodi posteriori[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.429-431

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Miyeko Murase, Il Giappone in Oscar Botto (a cura di), Storia universale dell'arte. Sezione seconda: Le civiltà dell'Oriente, Falco Rossi (trad.), Torino, UTET, 1992, ISBN 88-02-04495-3.
  • Alida Alabiso, Lineamenti di storia dell'arte giapponese, Bulzoni, 2001, ISBN 88-8319-585-X.
  • Gian Carlo Calza, Stile Giappone, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16128-8.
  • Penelope Mason, History of japanese art, Prentice Hall, 2004, ISBN 0-13-117601-3.
  • HIDEMICHI TANAKA, Storia dell'arte giapponese, Genealogia dei capolavori in una prospettiva comparata, a cura di Laura Ricca, 2012, Accademia di Belle Arti "Mario Sironi", Edes, Sassari, ISBN 978-88-6025-215-9.

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