Arrows A21

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Arrows A21
Arrows A21 Spa-Francorchamps Racing Museum.jpg
La Arrows A21
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Arrows
Categoria Formula 1
Squadra Orange Arrows
Progettata da Mike Coughlan
Eghbal Hamidy
Sostituisce Arrows A20
Sostituita da Arrows A22
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaio Monoscocca in fibra di carbonio
Motore Supertec FB02 3.0 V10
Trasmissione longitudinale in alluminio a 6 rapporti + retro
Dimensioni e pesi
Passo 3010 mm
Peso 600 kg
Altro
Carburante Repsol YPF
Pneumatici Bridgestone
Risultati sportivi
Debutto Australia Gran Premio d'Australia 2000
Piloti 18. Spagna Pedro de la Rosa
19. Paesi Bassi Jos Verstappen
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
17 0 0 0
Jos Verstappen testa la A21 a Monza nel 2000.

La Arrows A21 fu la vettura del team Arrows schierata nel 2000. Pilotata da Jos Verstappen e Pedro de la Rosa fu progettata da Mike Coughlan e Eghbal Hamidy, configurandosi come una delle auto più atipiche create per quella stagione.[1]

La vettura[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

La Arrows A21 era una vettura relativamente semplice sul piano tecnico e molto efficace su quello aerodinamico, soprattutto raggiungeva buoni risultati in rettilineo toccando buone velocità di punta.[2] La vettura presentava inoltre caratteristiche particolari alle sospensioni anteriori riprendendo un'idea degli anni '80 e abbandonata dal 1992,[1] nota come pull-rod, favorendo un buono scorrimento dell'aria.[2]

Con lo scopo poi di andare a ridurre il baricentro i tecnici decisero di adottare per le pinze dei freni posteriori una posizione quasi coricata.[1]

Queste soluzioni aerodinamiche furono il principale punto forte della vettura, a cui si aggiunse un nuovo motore Supertec più performante del V10 realizzato in proprio, usato nelle stagioni 1998/1999. Proprio il motore e il cambio tuttavia rappresentarono anche il principale punto debole della A21, per via della loro poca affidabilità. Altro problema della monoposto era inoltre il serbatoio poco capiente,[1].

Livrea[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 2000 la Arrows mantenne inizialmente i colori dell'anno precedente, ossia arancione e nero, anche se i test invernali vennero svolti con una livrea interamente nera, in quanto non vi era alcuno sponsor di rilievo.[3] Successivamente si registrò l'entrata di nuovi sponsor, prima tra i quali la compagnia telefonica britannica Orange che firmò un contratto triennale dal valore di 70 milioni di sterline, modificando così la colorazione che divenne completamente arancione con solo alcune parti nere.[3]

La stagione[modifica | modifica wikitesto]

Entrambi i piloti furono protagonisti di molte buone prestazioni, fermate tuttavia da un motore Supertec non troppo affidabile e spesso causa di ritiri. Verstappen riuscì a ottenere un quinto posto in Canada e un quarto posto a Monza, mentre De la Rosa raccolse altri due sesti posti in Europa e in Germania, e fu autore di un'ottima gara anche in Austria, dove rimase infatti terzo, fino al cedimento del motore. I due piloti ottennero buoni risultati anche in qualifica piazzandosi nella "top ten" in almeno quattro occasioni, fra le quali spiccò il quinto posto di De la Rosa a Hockenheim. Il team chiuse al 7º posto nel campionato costruttori con un bottino totale di 7 punti.

Anno Team Motore Gomme Piloti Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Spain.svg Flag of Europe.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of Austria.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Flag of Malaysia.svg Punti Pos.
2000 Orange Arrows Supertec FB02 3.0 V10 B Spagna De la Rosa Rit 8 Rit Rit Rit 6 Rit Rit Rit Rit 6 16 16 Rit Rit 12 Rit 7
Paesi Bassi J.Verstappen Rit 7 14 Rit Rit Rit Rit 5 Rit Rit Rit 13 15 4 Rit Rit 10

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Giorgio Piola, Formula 1 2000. Analisi tecnica, Giorgio Nada Editore, 2000, pag.101.
  2. ^ a b Paolo D'Alessio, Bryn Williams, F1 2000. Campioni del mondo, SEP Editrice, 2000, pag.151.
  3. ^ a b Arancia Meccanica, in Autosprint, 7 marzo 2000, p. 40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo D'Alessio, Bryn Williams, F1 2000. Campioni del mondo!, Cernusco sul Naviglio, SEP, 2000, ISBN 88-87110-22-0.
  • Giorgio Piola, Formula 1 2000. Analisi tecnica, Giorgio Nada Editore, 2000, ISBN 88-7911-241-4.

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