Arca di sant'Agostino

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Arca di Sant'Agostino
Arca di S. Agostino (1362), Pavia, S. Pietro in Ciel d'Oro 16.JPG
Autore ignoto
Data 1362
Materiale Marmo di Carrara
Ubicazione Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, Pavia

L'arca di Sant'Agostino è un'opera di scultura gotica realizzata in marmo bianco di Carrara da ignoti autori e datata 1362; contiene le spoglie di Sant'Agostino di Ippona (354-430) ed è conservata nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'arca riporta secondo registro la data 1362. La sua realizzazione segue pertanto di pochi anni quella del monumento funebre di san Pietro martire in Sant'Eustorgio a Milano, che ne costituisce il principale modello, benché l'arca eretta a Pavia superi il monumento scolpito a Milano da Giovanni di Balduccio per imponenza e dimensioni, oltre che per il numero di statue e rilievi che la ricoprono.

È probabile nella commissione dell'arca da parte degli agostiniani di San Pietro in Ciel d'Oro, abbia giocato un importante ruolo la rivalità fra le due città. Risale a pochi anni prima l'ultimo tentativo fallito da parte del signore di Milano Galeazzo Visconti di conquistare Pavia, e l'erezione del monumento in forme più imponenti del precedente milanese appare come un tentativo di riaffermare la supremazia artistica e culturale sulla città antagonista[1].

Sono andati perduti tutti gli originali documenti relativi alla sua commissione, e risultano pertanto ignoti gli artisti che vi lavorarono, che la critica ritiene[2] affini ai maestri di ascendenza campionese sulla base di raffronti stilistici.

Tuttavia alcuni studiosi hanno avanzato, nei secoli, diverse ipotesi su chi sia stato l'autore di un tale capolavoro: in particolare va ricordata l'opera di Defendente Sacchi (1796-1840) che attribuiva la creazione del'Arca a Giovanni di Balduccio, e quella Mons. Rodolfo Majocchi che nel 1901, nel suo L'autore dell'Arca di S. Agostino in San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia esprimeva la certezza che l'opera fosse stata cominciata nell'anno 1350; che la data 1362, incisa sull'Arca, sia la data in cui i lavori terminarono, probabilmente troncati dalla morte dell'autore che si sarebbe secondo il Majocchi spento a Pavia dopo il 1360; che l'autore fosse il maestro pisano Giovanni di Balduccio per le evidenti similutdini con il monumento di San Pietro martire di Milano; che erroneamente l'Arca fosse stata attribuita a Bonino da Campione, cosa impossibile secondo il Majocchi per via delle differenze stilistiche con le sua altre opere.[3]

A seguito della soppressione del monastero, a partire dal 1786, l'arca ebbe una travagliata vicenda: fu smontata e ricostruita prima nella chiesa del Gesù e poi nel Duomo, finché fu ricollocata nella sede attuale solo dopo il restauro di San Pietro in ciel d'oro nell'anno 1900[4].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento funebre fu concepito come un monumento isolato, visibile da tutti e quattro i lati, a differenza di molti dei monumenti coevi concepiti per essere addossati ad una parete. Sul primo registro in basso, che funge da basamento e da contenitore del sarcofago, si alternano statue di santi e apostoli alle rappresentazioni delle virtù, che sporgono a formare dei pilastri che continuano nei registri superiori, con statue di vescovi, papi e santi.

Al di sopra del basamento, è una cella, sostenuta da pilastri, che contiene il corpo giacente del santo rappresentato con cura dei particolari, mentre con le mani, coperte da guanti cesellati, regge il libro aperto. Il lenzuolo su cui giace il corpo è sostenuto da sei giovani dalle sontuose e raffinate vesti, cui sono affiancate rappresentazioni dei dottori della chiesa. Il soffitto della cella è interamente coperto da centinaia di cherubini, fra i quali sporgono busti di santi, l'arcangelo Raffaele che guida Tobia, l'arcangelo Michele che pesa le anime, ed al centro Cristo entro la mandorla. L'elaborata cesellatura del marmo di queste figure viene accostata dai critici ai modi di Matteo da Campione, in opere quali il pulpito del duomo di Monza[2].

Nel registro superiore sono dieci riquadri con episodi della vita del santo, sormontati da una cimasa con i Miracoli compiuti dal santo entro timpani triangolari, alternati con figure angeliche.

Nel dettaglio, sull'arca sono rappresentati, dal basso verso l'alto ed in senso orario, a partire dal fronte:

Sul basamento, la fede, la speranza, la carità e la religione alternate agli apostoli riconoscibili dal nome e dalla citazione sul cartiglio che recano, rappresentati con particolare realismo. Sul lato corto, la mansuetudine con l'agnello, con i santi Marco, Paolo e Luca, e la raffigurazione della povertà quindi proseguono la prudenza dai tre volti, giustizia, temperanza e fortezza alternate agli atri sei apostoli, e per finire le virtù dell'obbedienza e della castità, fra cui sono i santi Stefano, Paolo l'Eremita e Lorenzo.

Gli episodi narrati nei riquadri del terzo registro sono

  1. Agostino ascolta Ambrogio predicare
  2. La conversione
  3. Ambrogio battezza Agostino
  4. L'arrivo del corpo di Agostino a Pavia e l'ingresso in S. Pietro in Ciel d'oro con il re Liutprando
  5. Re Liutprando e il vescovo Pietro sulla nave che trasporta il corpo del santo
  6. Il funerale della madre di Agostino, Monica,
  7. L'istituzione dell'ordine agostiniano
  8. Agostino ammaestra e battezza
  9. Agostino maestro a Roma e a Milano

Sulla cimasa, miracoli ed altri episodi:

  • Liberazione di un prigioniero. Episodio tratto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, narra di un gruppo di prigionieri pavesi prigionieri del duca di Malaspina. Il santo apparì di notte a un prigioniero che ne aveva implorato l'aiuto, e lo condusse fuori dal carcere.
  • Guarigione di un'indemoniata
  • Apparizione miracolosa a Cava Manara a un gruppo di pellegrini in viaggio verso Roma. Il santo invita i pellegrini a visitare la sua tomba a Pavia promettendo loro di guarire le loro infermità. Nel riquadro successivo, sono rappresentati i pellegrini che entrano nella basilica.
  • Sant'Agostino discute con tre teologi considerati eretici, probabilmente Ario, Donato e Pelagio, scolpiti con zampe di pollo.
  • La morte di Agostino

Alternati a questi rilievi, sono le statue raffiguranti le gerarchie angeliche: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli, angeli[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anita Fiderer Moskowitz, Nicola Pisano's Arca Di San Domenico and Its Legacy, op. cit., p.32
  2. ^ a b Maria Teresa Mazzilli Savini (a cura di), San Pietro in Ciel D’oro a Pavia Mausoleo Santuario di Agostino e Boezio, op. cit., p. 380
  3. ^ Majocchi, p. 31
  4. ^ Maria Teresa Mazzilli Savini (a cura di), San Pietro in Ciel D’oro a Pavia Mausoleo Santuario di Agostino e Boezio, op. cit., p. 378
  5. ^ L'arca di Sant Agostino, monumento in marmo del secolo XIV, Cesare Ferreri, 1833, p. 34.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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