Alle montagne della follia

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Alle montagne della follia
Titolo originaleAt the Mountains of Madness
Altri titoliLe montagne della follia
Shoggoth by Nottsuo.jpg
Uno Shoggoth, illustrazione di Nottsuo
AutoreHoward Phillips Lovecraft
1ª ed. originale1936
Genereromanzo
Sottogenerehorror
Lingua originale inglese
AmbientazioneAntartide
Personaggi
  • narratore: esploratore e geologo
  • Atwood: esploratore e fisico
  • Pabodie: esploratore e ingegnere
  • Lake: esploratore e biologo
  • Danforth: esploratore
  • Gedney: esploratore
SerieCiclo di Cthulhu

Alle montagne della follia (At the Mountains of Madness), tradotto anche come Le montagne della follia, è un romanzo horror dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft.

Il libro può essere considerato il precursore di un genere di racconti su storie di spedizioni alle regioni polari ormai divenute trame classiche. Tra essi possiamo ricordare La cosa da un altro mondo, Ice Station e Artico, ma anche di film più recenti come Alien vs Predator e fumetti e manga come Devilman e Mao Dante.

Il romanzo fu scritto nel 1931 ma pubblicato, dopo molti rifiuti, solo nel 1936 e in forma rimaneggiata. L'insuccesso dell'opera amareggiò profondamente Lovecraft, al punto da fargli considerare di concludere la sua carriera di scrittore, come scrisse nel 1936 a E. Hoffmann Price.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sedici esploratori sono in viaggio per il Polo Sud. Lì, dopo varie scoperte interessanti di carattere geologico-scientifico, ne fanno un'incredibile di tutt'altra natura: una caverna che contiene diversi esseri mostruosi, congelati da milioni di anni, molti dei quali in uno stato di conservazione praticamente perfetto. Da un'analisi di uno di questi esseri viene ipotizzato che possano essere creature anfibie. La caverna si trova alle pendici di una gigantesca catena montuosa, probabilmente la più alta esistente sulla Terra, ammantata da un'atmosfera irreale ed in grado di provocare visioni (le montagne della follia del titolo).

I cani che accompagnano gli esploratori abbaiano selvaggiamente contro i resti di questi strani esseri mostruosi. Con tale furia da far intuire che se li potessero azzannare li distruggerebbero all'istante. Per proteggerli da questo rischio viene costruito un recinto di ghiaccio abbastanza lontano dal campo base dove poter contenere i cani.

Viene dato un nome a questi esseri mostruosi, "Antichi" (da non confondersi con i Grandi Antichi), visto che, ad un'analisi superficiale, devono essere vissuti sulla Terra alcuni milioni di anni fa.

Il gruppo del professor Lake, autore della scoperta, interrompe le comunicazioni col campo base il giorno dopo il ritrovamento. Il narratore e altri esploratori decidono di controllare cosa sia successo. Arrivati al campo di Lake tramite l'ultimo aereo rimasto, trovano solo cadaveri di uomini e cani e nessuna traccia delle strane creature.

Il narratore e il giovane Danforth, pur presagendo irrazionalmente la sventura imminente, partono con un piccolo aereo all'esplorazione di ciò che si trova oltre la terribile catena montuosa e lì scoprono un immenso altopiano e i giganteschi resti di una città ciclopica e aliena, sicuramente molto avanzata. Ipotizzano essere i resti di una delle città degli "Antichi".

Decidono di esplorare i resti di quella gigantesca città aliena, prevedendo una serie di esplorazioni future date le dimensioni enormi del complesso. Dopo un volo sulle rovine appena scoperte, riescono a far atterrare l'aereo per esplorarla a piedi. Grazie alle statue e ad alcuni affreschi rinvenuti il narratore riesce a "ricostruire" la storia di questi "Antichi", svoltasi nell'arco di milioni di anni: si intrecciano le storie degli "Antichi" che vivono in acqua, con gli "Antichi" che vivono sulla terra ferma, con la progenie di Cthulhu, con i Mi-Go ed anche con gli Shoggoth, in quella che probabilmente è una delle più complete e sistematiche descrizioni che Lovecraft ha mai fatto della sua mitologia immaginaria.

Attraverso gli affreschi il narratore e Danforth apprendono dell'esistenza di un tunnel che conduce in un abisso, probabilmente l'ultima dimora degli antichi che, per sopravvivere alla glaciazione del continente, sarebbero tornati alla vita acquatica nelle profondità calde dell'altopiano. Visto che il suo ingresso è abbastanza vicino alla posizione dei due, prendono la decisione di esplorarlo. Dopo alcune peripezie trovano i resti congelati di un loro compagno sparito dal campo base e di un loro cane. Ne deducono che questi antichi o alieni non fossero morti quando furano stati scoperti dal gruppo del professor Lake, ma solo ibernati o in letargo. Risvegliatisi, confusi dall'incontro con gli umani (i veri alieni dal loro punto di vista) li avrebbero sopraffatti e addirittura condotto un'autopsia sui loro corpi, con lo stesso spirito scientifico della spedizione umana.

Nonostante questa scoperta sconvolgente il narratore e Danforth prendono la dolorosa decisione di proseguire nell'esplorazione del tunnel. Proseguono sempre più in profondità nel complesso e dopo poco sentono un rumore familiare. Rimangono stupiti di questa nuova scoperta e vedono la fonte di questo grido rauco. Si tratta di alcuni pinguini giganteschi e, visto che vivono sempre al buio, sono albini e ciechi.

Nonostante questa nuova inquietante scoperta il narratore e Danforth decidono di proseguire nell'esplorazione dell'abisso. Rinvengono alcuni "Antichi" orribilmente mutilati. Ad un più attento esame scoprono che la loro attuale condizione è dovuta a fatti recenti, visto che sono in una pozza di un liquido paragonabile a sangue. Questi "Antichi" vengono osservati attentamente e viene notato che sono tutti senza testa, la quale è stata loro strappata e non tagliata. Il narratore e Danforth fanno innumerevoli congetture su cosa possa essere successo e su chi sia l'autore di questo massacro. Sono stati i pinguini giganti? Sono stati altri "Antichi" a massacrare questi? E per quale motivo? Poi sentono un ancor più strano grido che toglie al narratore e a Danforth tutti i dubbi. Finalmente il narratore e Danforth capiscono cos'è il vero terrore. Nell'abisso dimora ancora uno degli Shoggoth, enormi creature amorfe di plasma nero in grado di assumere qualsiasi forma. Inizialmente create dagli Antichi che li tenevano sotto controllo tramite ipnosi, una di queste creature ha preso il sopravvento e adesso dimora nell'abisso. Il narratore e Danforth riescono a fuggire, voltandosi solo una volta per vedere l'orribile visione dello Shoggoth che li tormenterà per sempre. Tornati in superficie al loro aereo, durante il volo di ritorno Danforth lancia un grido e da allora perderà la sua sanità mentale. Egli infatti ha avuto una visione di qualcosa di ancora più mostruoso, antico ed ancestrale, guardando la seconda catena di montagne ad ovest, qualcosa di cui non parlerà mai. Oltre l'altopiano si trova infatti un'altra catena montuosa, probabilmente alta 15000 metri, di cui si scorgono solo vaghi profili violacei. Gli Antichi temevano ciò che si celava al di là di esse. L'autore riconduce la regione alle terre malvagie e leggendarie di Kadath e Leng, di cui si parla solo in pochi testi antichi (tra cui il Necronomicon).

Il finale, comune a molti romanzi e racconti di Lovecraft, vede i protagonisti salvarsi dall'orrore ma rimanere per sempre tormentati ed angosciati da ciò che hanno visto e dalle scoperte sulla natura dell'universo che non avrebbero mai voluto fare. Il narratore afferma di aver scritto questo resoconto per scoraggiare qualsiasi futuro tentativo di esplorare l'altopiano oltre le montagne della follia, per non risvegliare gli orrori ancestrali che vi dimorano.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro, in ogni capitolo, sono presenti numerosi citazioni, dagli esploratori Shackleton, Amundsen, Scott e Byrd, all'inesistente libro Necronomicon, al monte Fuji, al pittore ed esploratore Nicholas Roerich, allo scrittore Poe ed al suo personaggio Arthur Gordon Pym.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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