Acropoli di Gela
| Acropoli di Gela Acropoli di Molino a Vento | |
|---|---|
| Civiltà | Sicelioti |
| Epoca | VII secolo - IV secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Gela |
| Altitudine | 45 m s.l.m. |
| Dimensioni | |
| Superficie | 93,711 m² |
| Amministrazione | |
| Ente | Parco Archeologico di Gela |
| Responsabile | Ennio Turco |
| Visitabile | si |
| Sito web | parchiarcheologici.regione.sicilia.it/gela/ |
| Mappa di localizzazione | |
| |
L'acropoli di Gela o acropoli di Molino a Vento è la collina in cui sorgeva l'antica città di Gela. Popolata sin dall'età del rame, ebbe massima fioritura nel VI e V secolo a.C. sotto la colonizzazione greca. Conserva i resti di edifici arcaici, templi di età greca e tombe preistoriche.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Preistoria
[modifica | modifica wikitesto]Le più antiche evidenze archeologiche dell'area risalgono alla prima metà del III millennio a.C., quando la collina fu occupata da un villaggio capannicolo. Di tale periodo restano unicamente quattro tombe del tipo a pozzetto, il cui corredo era costituito da materiali ceramici decorati nello stile della cultura di San Cono-Piano Notaro.
Durante l'età del bronzo antico la zona fu sede di un villaggio con capanne circolari ritrovate lungo il settore settentrionale della collina: gli scavi hanno permesso di ritrovare fuseruole fittili e manufatti ceramici dipinti nello stile di Castelluccio, oltre che un vaso con sette corni fittili usato per pratiche rituali.
La zona è poi rimasta disabitata sino all'arrivo dei primi coloni greci nell'VIII sec a.C.
La colonizzazione greca
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Verso la fine del VIII secolo a.C. la zona venne occupata da un piccolo nucleo di gente proveniente da Rodi, come testimoniato dai frammenti di ceramica del protocorinzio geometrico rinvenuti negli scavi. La fondazione vera e propria di una colonia stabile avvenne nel 688 a.C.[1], quando dei coloni rodio-cretesi guidati da Antifemo ed Entimo si stabilirono sulla collina e realizzarono i primi edifici destinati al culto: si tratta di sacelli senza peristasi, il cui più importante doveva essere il Tempio A, rinvenuto dall'archeologo Paolo Orsi sotto le fondazioni dell'attuale Tempio B. Questo edifico, privo di peristasi e con muri di blocchi e pietrame, era dedicato ad Atena Lindia.
Nel VI sec a.C. la zona venne rinnovata con la costruzione del muro di cinta a nord e la realizzazione dell'assetto urbanistico con pianta regolare. Fu così tracciata la plateia con asse est-ovest e le stenopoi. Sorsero nuovi edifici sacri e venne eretto il Tempio B. Sotto le tirannidi di Cleandro, Ippocrate e Gelone l'impianto urbanistico assunse un assetto definitivo con isolati da 30,50 m separati da stenopoi larghi 4 m.[2] L'assetto venne mantenuto sino al IV sec a.C.
Nel V sec a.C. gli edifici vennero costruiti con blocchi di arenaria nel settore settentrionale dell'acropoli. Venne poi eretto il Tempio C dedicato ad Atena, in onore della vittoria greca sui Cartaginesi nella battaglia di Himera del 480 a.C.
Dopo la distruzione operata dai Cartaginesi nel 405 a.C. sull'acropoli furono realizzati altri edifici a pianta rettangolare come l'edificio XII e XIII. Il XII era un tempio dedicato al culto di Demetra.
Nella seconda metà del IV sec a.C. la città ebbe un momento di rinascita con Timoleonte. L'acropoli venne di nuovo trasformata. Vennero eliminate alcune strade e lo stenopos III prolungato sino a sopra il basamento del tempio B. Gli edifici vennero distribuiti in maniera meno regolare e destinati ad un uso artigianale, come l'edificio XIV.
A seguito della conquista di Agatocle nel 311-310 a.C. il sito venne abbandonato. L'abbandono definitivo della zona avvenne nel 282 a.C. a seguito della distruzione della città operata dal tiranno di Agrigento Finzia.
Il sito
[modifica | modifica wikitesto]I templi
[modifica | modifica wikitesto]Tempio B
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Detto anche Athenaion, fu costruito nella prima metà del VI secolo a.C. sulle fondamenta di un precedente edificio arcaico identificato come Tempio A ed era dedicato alla dea Atena. Era costruito con blocchi squadrati di calcarenite accostati dai lati lunghi[3] e pur conservatosi solo in un filare di fondazione dello stereobate è stato possibile ricostruirne la pianta come quella di un periptero esastilo (sei colonne in facciata) con 12 colonne sui lati lunghi. Le misure complessive erano di 35,22 x 17,75 m.
Il tempio, di ordine dorico, era riccamente decorato da terrecotte architettoniche: dalle rosette a doppia treccia nei due frontoni, alle grandi maschere gorgoniche policrome, fino agli acroteri di cavalieri e figure leonine che completavano il tetto. Il gusto raffinato di tali decorazioni arrivò anche in Grecia per mezzo degli stessi artigiani geloi, che rivestirono il thesauros dedicato dalla città ad Olimpia con ornamenti simili. L'edificio subì diverse ristrutturazioni finché non venne demolito dagli stessi geloi per costruire il Tempio C.[4]
Tempio C
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Il Tempio C fu costruito nella prima metà del V secolo a.C. per ricordare la vittoria nella battaglia di Himera e per celebrare la potenza della dinastia dei Dinomenidi.[5] Di ordine dorico, era costruito con pietra proveniente da cave di Gibil-Mut del monte Zai[6] con pianta di un periptero esastilo (sei colonne in facciata), con 14 colonne sui lati lunghi. Le misure complessive erano di 51,30 x 21,70 m.[7] L'edificio era uno dei pochi in Sicilia ad avere quasi tutti i rivestimenti architettonici e le tegole in marmo cicladico[8]: per tale motivo le colonne, di materiale ben più povero, erano state intonacate di bianco. Venne pesantemente danneggiato nel 405 a.C. durante la battaglia di Gela e fu usato nei secoli successivi come cava di pietra: di esso oggi rimane solo un'unica colonna.
L'emporio
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A sud dell’acropoli, nella zona chiamata Bosco Littorio sono stati rinvenuti i resti di un emporio, in prossimità della foce del fiume Gela (VII-V secolo a.C.). In questo luogo probabilmente sorgeva il porto della città, dove sarebbe giunta una delle navi greche ritrovate nelle acque antistanti e destinata al trasporto di anfore di vario tipo e di un carico di merce pregiata.
Le necropoli
[modifica | modifica wikitesto]Le necropoli si estendevano fuori le mura, a est del fiume e ad ovest dell’acropoli. Esse furono scavate da Paolo Orsi e comprendevano tipologie con varie sepolture.
I santuari
[modifica | modifica wikitesto]Oltre ai santuari dell'acropoli vi erano complessi sacri, al di fuori delle mura, fondati già dal VII secolo a.C.: sono stati identificati nelle attuali via Eschilo e via Apollo. Questo santuario, che comprendeva anche sacelli minori decorati da antefisse a mashera sillenica, fu in uso fino al IV secolo a.C. Sul terrazzo a sud del municipio vi era il secondo santuario dedicato ad Era, testimoniato dalle iscrizioni con il nome graffito della dea. Per il volere dei Dinomenidi sorsero diversi santuari rivolti al culto delle divinità ctonie; uno di essi fu dedicato a Demetra, il Thesmophorion, collocato in contrada Bitalemi. In località Carrubbazza vi era un santuario delle divinità ctonie, un altro ancora presso l'ex scalo ferroviario. Dagli scavi emerge un culto anche per l'ecista Antifemo, cui è stato dedicato un heroon.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Tucidide, La guerra del Peloponneso, VI.«Gela la fondarono in comune Antifemo, che conduceva coloni da Rodi, ed Entimo, che li conduceva da Creta, nel quarantacinquesimo anno dalla fondazione di Siracusa. Alla città il nome fu dato dal fiume Gela, ma il luogo in cui ora si trova l'acropoli e che fu il primo ad esser munito di mura, si chiama Lindi.»
- ↑ ACROPOLI, su archeoclubgela.it. URL consultato il 3 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2017).
- ↑ Paolo Orsi, Gela (Terranova di Sicilia) - Nuovo tempio greco arcaico in contrada Molino a vento, in Notizie degli scavi di antichità, vol. 1, Roma, 17 febbraio 1907, p. 38.
- ↑ W. Doerpfeld, Ueber die Verwerdung ion Terrakotten am Geison und Dache griechischer Barwerke, in XLI Winckelmannsprogramm, Berlino, 1891.
- ↑ Rosalba Panvini, ΓΕΛΑΣ: storia e archeologia dell'antica Gela, SEI, 1996, pp. 87, ISBN 978-8805055012.
- ↑ Paolo Orsi, Gela. Scavi del 1900-1905, in Monumenti antichi, vol. 17, Milano, Editore-libraio della real casa e della r. Accademia dei Lincei, 1906.
- ↑ Piero Orlandini, Gela: topografia dei santuari e documentazione archeologica dei culti (PDF), 1968, p. 25.
- ↑ Rosalba Panvini, ΓΕΛΑΣ: storia e archeologia dell'antica Gela, SEI, 1996, pp. 87, ISBN 978-8805055012.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- R. Panvini, L. Sole, L’ACROPOLI DI GELA. STIPI, DEPOSITI O SCARICHI (PDF). URL consultato il 3 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2016).
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Acropoli di Gela
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Maurizio Vento, Gela e la sua acropoli nella storia e nella archeologia, su arkeomania.com. URL consultato il 3 novembre 2017.

