Venturino da Bergamo

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Venturino da Bergamo

Il Beato Venturino da Bergamo, o Venturinus de Lemen (Bergamo, 9 aprile 1304Smirne, 28 marzo 1346), al secolo Venturino de Apibus, nacque da Lorenzo degli Artifoni di Almenno, che poi cambiò il proprio patronimico in de Apibus, e da Caracosa, non meglio nota ma di illustre famiglia. Fra i suoi fratelli Jacopo Domenico, Pierina e Caterina il primo fu in rapporti di amicizia col Petrarca e di Caterina si sa che entrò nel convento di Santa Marta fondato a Bergamo dallo stesso Venturino attorno al 1334.

Venturino indossò a quattordici anni il saio domenicano a Bergamo nel convento di Santo Stefano, completò gli studi a Genova dove fu ordinato sacerdote. Fu un teologo e un predicatore che si caratterizzava per la veemenza delle proprie parole a difesa della pace in un periodo storico sconvolto dalle lotte fra i Guelfi e i Ghibellini.

Lo scenario[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda umana e religiosa di Venturino si svolse nel XIV secolo, un'epoca convulsa ma pregna di quegli avvenimenti storici che avrebbero portato alle istituzioni comunali e poi attraverso le signorie agli stati regionali mentre in Europa si intravvedevano già i prodromi degli stati nazionali.

In quel periodo si evidenziò l'inizio del declino di poteri universali quali il Papato e l'Impero che tuttavia inasprivano la lotta per l’affermazione della propria primazia sulla cristianità.

Riflussi di un feudalesimo agonizzante di fronte a nuove realtà sociopolitiche coinvolsero quanti in questa lotta e nel conseguente gioco di alleanze videro l’occasione per affermare o legittimare un potere più o meno arbitrariamente acquisito e spesso dalla durata effimera.

Guelfi e Ghibellini[modifica | modifica wikitesto]

Questa contrapposizione istituzionalizzò le fazioni dei Guelfi, favorevoli alle ragioni del Papa, e dei Ghibellini, fautori dell'Impero, in schieramenti dai confini molto labili, spesso contraddittori e con passaggi repentini dall’uno all’altro a seconda delle convenienze politiche del momento.

Vi furono Vescovi apertamente e dichiaratamente ghibellini e Signori feudali, che avevano derivato il proprio potere dall’Imperatore, che si schieravano con il Papato.

Da queste contrapposizioni trassero alimento politico quelle fazioni o, per meglio dire, quei gruppi di interessi in cui si divisero le comunità, anche quelle dei piccoli agglomerati demici, e quei pochi che seppero imporre il proprio potere personale. Questi ultimi crearono, in alcuni casi, dei principati, veri e propri stati regionali, costruzioni politiche, effimere nel lungo periodo, che non avrebbero saputo reggere l’urto degli stati nazionali cinquecenteschi, ma questa è un’altra storia.

Il contrasto che ne derivò non fu solo ideologico ma armato, sanguinoso e con effetti disastrosi sui beni e sulle persone, generando, anche, il fenomeno del fuoriuscitismo largamente diffuso nel XIV secolo.

XIII e XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Flagellanti

Nella società del XIII e del XIV secolo una nuova tensione religiosa si era sviluppata con grande vitalità e osservava stupefatta la Chiesa che, allontanatasi dalla originaria missione evangelica e scesa nell’agone politico, contribuiva ad alimentare le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini nel contrasto che la opponeva all’Impero.

Un desiderio di pace fu sentito trasversalmente dalla società e portò a manifestazioni di religiosità, dirette al raggiungimento di una pacificazione generale molte volte gestite dagli ordini mendicanti ma spesso sfocianti in congregazioni o confraternite spontanee e autonome come, fra le altre, i Disciplinati di Bergamo o i flagellanti. A questa religiosità era

« [...] sotteso un senso di angoscia, un'incertezza paurosa ignota ai secoli precedenti, basti ricordare il pellegrinaggio dei flagellanti di Venturino da Bergamo, il movimento dei Gesuati e dei Caterinati [...] »
(Carlo Delcorno, La predicazione nell'età comunale, 2005)

Il pellegrinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Fu in questo scenario e con questo obbiettivo che si svolse prevalentemente la predicazione di Venturino il cui fine era la pace generale e il superamento delle fazioni che laceravano la vita delle comunità.

Benedetto XII

Venturino, che attraverso la propria oratoria aveva acquisito un forte carisma, percorse l’Italia centro settentrionale predicando e sommuovendo animi ben disposti ad accettare il suo messaggio specie di chi più subiva le lotte delle fazioni, a volte riuniti in spontanei gruppi penitenziali che predicavano il suo stesso messaggio.

Nel febbraio del 1335 si pose a capo di un enorme pellegrinaggio di oltre diecimila persone da Bergamo alla volta di Roma. Fu una processione imponente che in ogni posto in cui sostava lanciava il proprio messaggio di pace rendendolo più efficace con pratiche di autoflagellazione.

Giovanni Villani ne ha lasciato testimonianza nella sua Nuova Cronica.

« ... Nel detto anno, per le feste della Natività di Cristo, un frate Venturino da Bergamo dell'ordine de' predicatori d'età di XXXV anni, di picciola nazione, per sue prediche recòe a penitenzia molti peccatori micidiali e rubatori, ed altri cattivi uomini de la sua città e di Lombardia. E per le sue efficaci prediche commosse ad andare a la quarentina a Roma e al perdono più di diecimila Lombardi gentili uomini e altri, i quali tutti vestiti quasi dell'abito di santo Domenico, cioè con cotta bianca e mantello cilestro o perso, e in sul mantello una colomba bianca intagliata con tre foglie d'ulivo in becco; e venieno per le città di Lombardia e di Toscana a schiere di XXV o XXX, e ogni brigata con sua croce innanzi gridando pace e misericordia; e giugnendo ne le cittadi si rassegnavano prima a la chiesa de' frati predicatori, e in quella dinanzi a l'altare si spogliavano da la cintola in su, e si batteano un pezzo umilmente.... »
(Giovanni Villani, Nuova Cronica.)

Questo pellegrinaggio, tuttavia, suscitò il sospetto di Papa Benedetto XII che da Avignone, temendo di vedere usurpato il proprio potere, condannò l’iniziativa di Venturino.

Raggiunta Roma, 21 marzo 1335, Venturino predicò con successo nonostante il sospetto e l’avversione della Curia, ma quando lasciò Roma per recarsi ad Avignone per chiarire la propria posizione davanti al Papa la folla dei penitenti che lo aveva accompagnato si sciolse nell’indifferenza e forse nello scherno dei romani.

La condanna e il perdono[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VI

Ad Avignone Venturino non ottenne quella comprensione da parte del papa in cui aveva sperato, ma dopo un lungo interrogatorio fu accusato di eresia e condannato. Gli fu impedito di predicare e fu relegato in un convento a Aubenas in Francia, praticamente una prigione.

« ... E poi da Roma andòe a Vignone al papa il detto frate Venturino per impetrare grazia di perdono a chi ll'avea seguito. In corte, o per invidia o per altra sua presunzione, fu acusato al papa, e apostili più articoli di peccati e di resia, de' quali fue disaminato, e fatta inquisizione, e fu trovato buono Cristiano e di santa vita; ma per la sua presunzione, e perché diceva che non era niuno degno papa se non stesse a Roma a la sedia di san Piero, e per tema ch'ebbe il papa che per le sue prediche non comovesse il popolo cristiano, sì lli diè i confini a dimorare a Frisacca, una terra nelle montagne di Ricordana, e comandolli che non confessasse persona, né predicasse a popolo. »
(Giovanni Villani, Ibidem.)

Papa Clemente VI lo liberò, nel 1343, reintegrandolo nella predicazione e nella confessione e lo incaricò di predicare la crociata contro i Turchi, cosa che fece con la consueta veemenza. Nel 1344 si recò assieme ai crociati a Smirne dove il 28 marzo 1346 morì.

Gli scritti[modifica | modifica wikitesto]

Venturino lasciò un nutrito epistolario di cui è rimasto poco e alcune opere spirituali quali il De Spiritu Sancto, il De remedis contra tentationes spirituales, il De Profectu spirituali e l'In Psalterio decacordo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berthold Altaner, Venturino von Bergamo - Breslavia, 1911.
  • Giovanni Cecchini, Flagellanti (o Disciplinati o Battuti), in Dizionario degli Istituti di Perfezione, IV, Roma 1977.
  • Giuseppe Clementi, Un Savonarola del secolo XIV, il beato Venturino da Bergamo. Conferenze e studi - Roma, Libreria salesiana, 1890. SBN PAR0740542.
  • Giuseppine De Sandre Gasparini, Movimento dei disciplinati, confraternite e ordini mendicanti in I Frati Minori e il terzo ordine. Problemi e discussioni storiografiche, Atti del convegno, Todi ottobre 1982, Todi 1985.
  • Arsenio Frugoni, Sui flagellanti del 1260, in Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano, 75, 1963.
  • Marina Gazzini, Confraternite e società cittadina nel Medioevo, percorsi di indagine sulla realtà milanese in Nuova Rivista Storica, 81, 1997.
  • Edoardo Grendi, Le confraternite come fenomeno associativo e religioso, in Società, Chiesa e vita religiosa nell'ancien régime, a cura di C. Russo, Napoli 1976.
  • Charles Lefebvre, Confraternita in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma 1975.
  • Angelo Mazzi, Il Beato Venturino da Bergamo, (appunti) - Bergamo, Bolis, 1905. SBN LO10921996.
  • Gilles Gerard Meersseman, Ordo fraternitatis. Confraternite e pietà dei laici nel Medioevo in collaborazione con G.P. Pacini, Herder, Roma 1977. SBN SBL0016982.
  • Giovanni Villani, Cronica con le continuazioni di Matteo e Filippo, a cura di Giovanni Aquilecchia. - Torino, G. Einaudi, 1979. SBN SBL0321368.
  • Convegno internazionale di studio, Perugia, 5-7 dicembre 1969, Risultati e prospettive della ricerca sul Movimento dei disciplinati - Città di Castello, Perugia, Arti Grafiche Città di Castello, 1972.
  • Monumenta Bergomensia, L'epistolario del beato Venturino da Bergamo - Bergamo, 1958.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]