Val Codera

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Val Codera
Val Codera (sulla sinistra è visibile Codera)
Val Codera (sulla sinistra è visibile Codera)
Stati Italia Italia
Regioni Lombardia Lombardia
Province Sondrio Sondrio
Località principali Codera (frazione di Novate Mezzola)
Fiume Codera
Altitudine 850 m s.l.m.
Sito internet
« La Val Codera è straordinaria fin dal suo inizio. Quando pensi ad una valle alpina la immagini stretta o larga, rocciosa o verde; la immagini comunque "che si apre" alla vista dal suo inizio. Questa no; al contrario di tutte le altre, non la vedi! »
(Descrizione della valle.[1])

La Val Codera è una valle collocata in provincia di Sondrio, a 100 chilometri da Milano, nel comune di Novate Mezzola.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La Val Codera confina con la Val Bondasca e la Val Masino. È raggiungibile solo a piedi o in elicottero (non esistono infatti strade per altri mezzi di trasporto). Nella valle è presente il piccolo villaggio di Codera.

La valle è percorsa dal torrente Codera, che sfocia poi nel Lago di Mezzola. Tra i monti che contornano la valle ci sono il Pizzo Badile e il Pizzo Cengalo.

Informazioni stradali[modifica | modifica sorgente]

Da Milano percorrere la SS 36 in direzione di Lecco sino al termine della superstrada, al Trivio di Fuentes: quivi trascurare le indicazioni per Sondrio e procedere in direzione di Chiavenna-Madesimo- Sankt Moritz sino a Novate Mezzola.

Da Como raggiungere la frazione lacustre di Tavernola ed imboccare la SS 340 "Regina". A Gera Lario, frazione Ponte del Passo, seguire le indicazioni "Chiavenna" sino a Novate Mezzola.

Da Bergamo (e da Brescia, una volta raggiunta Bergamo con l’autostrada A4) si può convenire a Lecco con la SS 342 e seguire l’itinerario precedente sino a Novate Mezzola.

Da Sondrio seguire la SS 38 in direzione di Colico sino al Trivio di Fuentes e di lì portarsi con la SS 36 a Novate Mezzola.

I caratteristici scalini che congiungono Novate Mezzola a Codera

Dalla Stazione F.S. di Novate Mezzòla procedere per un breve tratto lungo la S.S. N° 36. Al primo incrocio svoltare a destra (cartelli indicatori; Via Ligoncio) e proseguire per la strada che risale il pendio, trascurando le numerose diramazioni laterali, verso lo sbocco della vallata, che dal piano appare quale spaccatura fra imponenti bastioni di roccia. Ad un quadrivio con cartelli segnaletici, se volete accedere alla valle passando dal villaggio di San Giorgio, dovete prendere a destra e seguire le indicazioni sino al termine della stradina sterrata; se invece volete raggiungere subito Codera, proseguite diritti e, raggiunto un piazzale sterrato che funge da comodo posteggio (in località Mezzolpiano), sarete pronti per cominciare l’ascesa.

Sono cammini - frequentati da secoli - che danno l’accesso ai paesi e agli insediamenti a lunga permanenza, nonché ai rifugi, collegandoli fra di loro: itinerari percorribili in ogni periodo dell’anno per la bellezza e la varietà del paesaggio, con una lieve preferenza per le stagioni intermedie per via del clima e dei colori.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Oratorio nell'abitato di Codera.
« Su per il lago di Como di ver la Magna è valle di Ciavèna, dove la Mera flumine mette in esso lago; qui si truova montagne sterili et altissime con grandi scogli... qui nasce abeti, larici et pini, daini, stambuche, camozze e terribili orsi, non ci si può montare se non a quattro piedi. »

La terrifica descrizione della zona che Leonardo da Vinci tratteggia nel suo Codice Atlantico trova un popolare quanto coincidente riscontro nella tradizione che vede la Val Codera, per la sua natura così aspra e selvaggia, essere stata creata dal buon Dio per prima, quando, ancora inesperto, non sapeva come sistemare per benino le montagne; oppure per ultima, quando, ormai stanco di tutte le fatiche della creazione, scaraventò a casaccio in questo minuscolo angolo di terra le ultime montagne ed i dirupi più scoscesi che gli erano avanzati. Ma, genesi a parte, da questo angolo aspro e nascosto, proprio per la sua posizione strategica, sono passati i tanti popoli che hanno fatto la storia d’Europa: dai Celti e dai Romani ai vari popoli barbari, dai Francesi agli Svizzeri, dagli Spagnoli agli Austroungarici. I segni del loro passaggio sono visibili ancora oggi, dai massi avello di San Giorgio ai ponti di Codera, alle testimonianze scritte o di tradizione orale ancor ben vive tra chi frequenta il comprensorio.

La Val Codera è un piccolo lembo di Alpi che è sempre stato abitato: nel 1933 risiedevano ancora in tutta la valle circa 500 persone. Nel dopoguerra, però, si ebbe un’accelerazione del fenomeno di spopolamento, comune a tante località alpine, qui accentuato dalla mancanza di un adeguato collegamento con il fondovalle, più volte invano richiesto per evitare l’abbandono totale. Tra le istituzioni tradizionali ancora in uso vanno segnalate le quattro processioni annuali che si svolgono a Codera nei giorni di S. Marco, S. Giovanni Battista, Assunzione di Maria e S. Rocco, quando le sacre effigie vengono trasportate per le vie del paese dai confratelli dalla tunica scarlatta.

La Val Codera ha assunto un'importanza storica significativa durante il periodo del fascismo, quando divenne la meta per i ritrovi delle Aquile randagie, gruppo scout clandestino (le leggi fasciste avevano reso illegale lo scautismo e tutte le associazioni giovanili all'infuori dell'Opera nazionale balilla). La prima Aquila randagia a scoprire la valle, ideale per operare in clandestinità data la sua inaccessibilità, fu Gaetano Fracassi nel 1935.

Da allora la valle è un luogo privilegiato per itinerari di gruppi scout.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Tra le attrazioni turistiche della valle ci sono il Museo Etnografico di Codera e il Museo "I Noss Regoord" di San Giorgio.

Prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

Chi traversa i numerosi centri abitati e presta attenzione alla fitta distribuzione di costruzioni che punteggia la vallata, stenta a credere come l’uomo abbia potuto vivere e lavorare in un territorio così aspro ed impervio. Soprattutto ad Avedèe e a Codera, ma anche a Cii, Cola e San Giorgio è ancora ben visibile l'accanito lavoro di terrazzamento compiuto per recuperare terreno pianeggiante ove un tempo veniva coltivato un po' di tutto, perché tutto sarebbe stato troppo costoso se procurato da fuori: canapa e lino per i tessuti, orzo, segale, granturco e patate per il vitto, costituivano gli elementi di una economia forzatamente autarchica. Attualmente una parte minima dei campi degli abitati viene coltivata a patate, fagioli ed ortaggi; a San Giorgio ed a Codera vigoreggia qualche campo di granoturco, della qualità "quarantìn" che matura entro ottobre.

A Codera una gestione associativa di alcuni coltivi, altrimenti abbandonati, permette di inviare per la distribuzione a Campo e Novate Mezzola un discreto quanto ricercato quantitativo di prodotti non trattati, come patate, di fagioli e di farina di granturco. Lo sfruttamento del legname è ormai pressoché assente, date le difficoltà di trasporto, anche se in passato estese superfici di bosco venivano utilizzate per questa attività, con flottazione al piano attraverso il fiume.

I castagneti (i self) costituivano sino a qualche decennio or sono una delle ricchezze della zona: le castagne sono state da sempre uno degli alimenti più utilizzati (ne fanno fede le diverse ricette che le annoverano come gustosi ingredienti). Per non sacrificare le scarse colture (indispensabili al sostentamento dei numerosi abitanti), e soprattutto il foraggio (che consentiva l’allevamento di poche vacche, di numerose capre e pecore), si limitava la coltivazione di altri alberi da frutto a qualche noce e qualche ciliegio.

L'allevamento semibrado delle capre è ancora il più diffuso; si contano in valle più di 300 capi, tenuti in stalla solo al momento della nascita dei capretti (marzo-aprile) che vengono venduti dal periodo pasquale in poi. Il bestiame bovino è ridotto a poche unità monticate durante l’estate all'alpeggio di Brasciàdiga, ove si possono trovare saporiti formaggi d’alpe. Tra i latticini il mascarpìn è sicuramente esclusivo della vallata: formaggio grasso di latte di capra dalla caratteristica forma affusolata, simile ad un dirigibile, che può essere gustato fresco come una ricottina o salato e lievemente affumicato, utilizzato da solo o come condimento di verdure e di primi piatti.

Strettamente correlato alla geologia della valle, un ultimo prodotto ne lega, come una costante sotterranea e profonda anche i più remoti aspetti: la pietra, o, meglio, il granito sanfedelino. Muri, tetti, stipiti, reggigronda, soglie e davanzali, scale e terrazze di edifici sono di granito; di granito le panchine, i tavoli all’aperto e dei crotti, ed il rullo del campo di bocce di Codera, e ancora le vasche, i lavatoi, le mangiatoie per il bestiame. Per secoli l'estrazione, la lavorazione e l'esportazione del granito, sino alle grandi città di pianura sotto forma di pavé e di cordoli da marciapiede, è stata croce e delizia della valle: delizia per la possibilità di integrare con la sua commercializzazione i magri introiti di un’agricoltura e di un allevamento di sussistenza, croce per l'inesorabile silicosi che colpiva gli abilissimi scalpellini (picapreda).

Il rivestimento del palazzo municipale di Novate, completato nel 1991, è l'ultima delle opere pubbliche in cui sia stato utilizzato il sanfedelino: rimangono vecchie cave e numerosi abili artigiani della pietra, che con le raccolte museali di san Giorgio, sono la testimonianza di una presenza che ha reso speciale la Val Codera.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cooperativa Progetto Scout, La Val Codera in G. Buizza (a cura di), Colico. Un ambiente per crescere, Lecco, Editrice Guido Stefanoni, ottobre 1995, p. 179.

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