The Paris Review
| The Paris Review | |
|---|---|
| Stato | |
| Lingua | inglese |
| Periodicità | quadrimestrale |
| Formato | magazine |
| Fondazione | 1953 |
| Sede | New York |
| Editore | Drue Heinz |
| Direttore | Philip Gourevitch |
| ISSN | 0031-2037 |
| Sito web | http://www.parisreview.com/ |
| (EN) « Aspiring writers should read the entire canon of literature that precedes them, back to the Greeks, up to the current issue of The Paris Review. » |
(IT) « Gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere l'intero canone della letteratura che li precede, dai greci, sino all'ultimo numero della Paris Review. » |
| (William Kennedy) | |
The Paris Review è una rivista letteraria statunitense con sede in New York. Fu fondata nel 1953 a Parigi e, sin d'allora, pubblica poesie e racconti di autori famosi e di esordienti. Il periodico pubblica la celebre rubrica "The Art of Fiction", nella quale vengono intervistati celebri scrittori. Alcuni dei migliori articoli pubblicati sulla rivista sono stati antologizzati in una serie di libri.
Storia [modifica]
I fondatori della Paris Review furono William Pène du Bois, Thomas H. Guinzburg, Harold L. Humes, Peter Matthiessen, George Plimpton (che ne fu direttore responsabile sino alla sua morte, nel 2003) e John P.C. Train. Il primo editore fu, invece, il principe Sadruddin Aga Khan, mentre l'attuale proprietario della rivista è Drue Heinz.
Du Bois, il primo art director, creò il logo del periodico, l'«aquila della Paris Review». Il simbolo ha un significato sia per gli americani sia per i francesi: l'aquila è di razza americana; tiene una penna ed indossa un cappello frigio, icona della Rivoluzione francese. La prima sede della rivista era una piccola camera di proprietà della casa editrice Les Editions de la Table Ronde (Le Edizioni della Tavola rotonda).
Nel primo numero del periodico, William Styron, in un suo editoriale, scrisse:
| (EN) « I think The Paris Review should welcome these people into its pages: the good writers and good poets, the non-drumbeaters and non-axe grinders. So long as they're good. » |
(IT) « Penso che la Paris Review dovrebbe accogliere queste persone nelle sue pagine: i bravi scrittori ed i bravi poeti, non vogliamo invece gli scrittori militanti e coloro che tirano l'acqua al proprio mulino. Finché son bravi. » |
| (William Styron) | |