Aga Khan

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Aga Khan (in arabo آغا خان ) è il titolo ereditario dell'Imam dei Nizariti, precedentemente anche chiamati "Setta degli Assassini" o più semplicemente "Assassini" (da cui deriva il termine italiano omonimo), che costituivano la più grande branca degli Ismailiti nell'Islam sciita.

Una parte di costoro crede che gli Aga Khan siano discendenti di Isma'il ibn Ja'far, il figlio maggiore del sesto Imam sciita Ja'far al-Sadiq.

Nella prima metà del XIX secolo, quando ancora gli imam di stirpe Nizārī vivevano in Iran, il titolo onorifico di "Aga Khan" venne conferito a Aga Hasan Ali Shah, 46º Imam degli Ismailiti, da Fath Ali Shah Qajar, Shah di Persia.
Etimologicamente il titolo combina la parola turca Agha, che significa "nobile" o "signore", con la parola altaica Khan che significa del pari "signore".[1]

Nel 1887, il reggente coloniale dell'India britannica, riconobbe all'Aga Khan il rango e la nobiltà dovuti a un principe e la figura degli Aga Khan si diffuse anche in Occidente.

Durante le ultime fasi della guerra afghana (1841-1842), Aga Khan I e la sua cavalleria diedero assistenza dapprima al generale Nott nella provincia di Kandahar e poi al generale England nella sua avanzata da Sindh per riunirsi alle forze di Nott. Per questi e altri servigi, il governo britannico dispose che gli Aga Khan potessero percepire un appannaggio dal governo britannico in India, ottenendo anche lo status di "principe" indiano.

Elenco degli Aga Khan[modifica | modifica sorgente]

  1. Aga Khan I = Ḥasan ʿAlī Scià Maḥallatī Aga Khān I (1800–1881), 46º Imam (1817–1881)
  2. Aga Khan II = ʿAlī Scià Aga Khān II (ca. 1830–1885), 47º Imam (12 aprile 1881–1885)
  3. Aga Khan III = Sir Sultano Moḥammed Scià (1877-1957), 48º Imam (17 agosto 1885–1957)
  4. Aga Khan IV = Principe Karīm al-Ḥusayni (b. 1936), 49º Imam degli Ismailiti (11 luglio 1957–oggi)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hamid Algar, "The revolt of Agha Khan Mahallati and the transference of the Ismaʿili imamate to India", in Studia islamica, XXIX (1969), pp. 55-81.

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