Territori recuperati

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Territori recuperati (in polacco Ziemie Odzyskane) fu un termine ufficialmente utilizzato dalle autorità comuniste polacche nel dopoguerra per indicare quei territori che furono promessi dai Tre Grandi, alleati alla Polonia, e incorporati nella stessa dopo la fine della Seconda guerra mondiale[1]. Il termine non è più utilizzato ufficialmente[2] e gli si preferisce quello alternativo di "Territori settentrionali e occidentali" (in polacco Ziemie Zachodnie i Północne[2][3]). Per "Territori occidentali" s'intendono le regioni di Pomorze Zachodnie (l'ex Pomerania orientale e l'area di Stettino), della Terra di Lebus (Neumark) e della Slesia (senza i Voivodati Autonomi Slesiani) e per "Territori settentrionali" l'area di Danzica (l'ex Città Libera di Danzica) e le regioni di Varmia e Masuria (precedentemente parte della Prussia Orientale).

L'aggettivo "recuperati" fu usato dalla propaganda[4] polacca che considerava i Territori Occidentali e Settentrionali come parte integrante della Polonia sin dal Medioevo[1][5][6][7][8]. Fu posto in particolare l'accento sul periodo in cui i territori occidentali furono governati dalla dinastia Piast, durante l'Alto Medioevo, e sul dominio feudale dei territori settentrionali, agli inizi dell'Età Moderna. I secoli di presenza tedesca furono presentati come il risultato di una continua "aggressione" verso i vicini orientali ("Drang nach Osten").[7][9][10] Nel dopoguerra i movimenti forzati della popolazione furono ufficialmente definiti "rimpatri"[7] e l'antica tradizione tedesca esistente in quei territori fu perseguita e negata[11]. La rimanente popolazione tedesca fu espulsa e gradualmente rimpiazzata da cittadini polacchi[12][13], benché ne rimase una piccola minoranza. La maggior parte dei coloni che vi si insediò volontariamente proveniva dalla Polonia centrale e dalla diaspora polacca avvenuta in tempo di guerra; il regime polacco inoltre forzatamente trasferì gli Ucraini e le altre minoranze, nonché i polacchi "rimpatriati" dagli ex territori orientali della Polonia[12][13][14][15].

La frontiera Oder-Neisse fu formalmente riconosciuta dalla Germania Est nel Trattato di Zgorzelec (1950) e dalla Germania Ovest nel Trattato di Varsavia (1970) e fu confermato alla riunificazione tedesca con il Trattato sul confine tedesco-polacco (1990).

Aree[modifica | modifica wikitesto]

Origine ed utilizzo del termine[modifica | modifica wikitesto]

Polonizzazione dei Territori Recuperati[modifica | modifica wikitesto]

Ruolo nel regime comunista[modifica | modifica wikitesto]

Status legale dei territori[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Una nota esplicativa si può trovare in "The Neighbors Respond: The Controversy Over the Jedwabne Massacre in Poland", Polonsky e Michlic, p.466
  2. ^ a b Gregor Thum, Die fremde Stadt. Breslau nach 1945, 2006, p.298, ISBN 3-570-55017-6, 9783570550175
  3. ^ Martin Åberg, Mikael Sandberg, Social Capital and Democratisation: Roots of Trust in Post-Communist Poland and Ukraine, Ashgate Publishing, Ltd., 2003, ISBN 0-7546-1936-2, Google Print, p. 51
  4. ^ Tomasz Kamusella e Terry Sullivan in Ethnicity and Democratisation in the New Europe, 1999, p.169: "[i territori recuperati] furono così battezzati dalla propaganda comunista e nazionalista polacca", ISBN 0-415-17312-4, 9780415173124
  5. ^ Joanna B. Michlic, Poland's Threatening Other: The Image of the Jew from 1880 to the Present, 2006, pp.207-208, ISBN 0-8032-3240-3, 9780803232402
  6. ^ Norman Davies, God's Playground: A History of Poland in Two Volumes, 2005, p.381, ISBN 0-19-925340-4, 9780199253401
  7. ^ a b c Geoffrey Hosking, George Schopflin, Myths and Nationhood, 1997, p.153, ISBN 0-415-91974-6, 9780415919746
  8. ^ Jan Kubik, The Power of Symbols Against the Symbols of Power: The Rise of Solidarity and the Fall of State Socialism in Poland, 1994, pp.64-65, ISBN 0-271-01084-3, 9780271010847
  9. ^ Norman Davies, God's Playground: A History of Poland in Two Volumes, 2005, p.381, p.395, ISBN 0-19-925340-4, 9780199253401
  10. ^ Karl Cordell, Andrzej Antoszewski, Poland and the European Union, 2000, p.166, ISBN 0-415-23885-4, 9780415238854
  11. ^ Karl Cordell, Stefan Wolff, Germany's Foreign Policy Towards Poland and the Czech Republic: Ostpolitik Revisited, Routledge, 2005, ISBN 0-415-36974-6, ISBN 978-0-415-36974-9 . p. 135
  12. ^ a b Dierk Hoffmann, Michael Schwartz, Geglückte Integration?. p.142
  13. ^ a b Karl Cordell, Andrzej Antoszewski, Poland and the European Union, 2000, p.168, ISBN 0-415-23885-4, 9780415238854
  14. ^ Dan Diner, Raphael Gross, Yfaat Weiss, Jüdische Geschichte als allgemeine Geschichte, p.164
  15. ^ Gregor Thum, Die fremde Stadt. Breslau nach 1945, 2006, p.344, ISBN 3-570-55017-6, 9783570550175

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]