Tempio di Santa Maria della Consolazione
| Tempio di Santa Maria della Consolazione | |
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| Regione | Umbria |
| Località | Todi |
| Religione | Cristiana cattolica di rito romano |
| Diocesi | Diocesi di Orvieto-Todi |
| Architetto | diversi, fra cui Bramante (progetto non attestato) Cola da Caprarola, Vignola |
| Stile architettonico | Rinascimentale |
| Inizio costruzione | 1508 |
| Completamento | 1607 |
Il tempio di Santa Maria della Consolazione è una chiesa a pianta centrale che si trova all'esterno delle mura duecentesche di Todi. Opera architettonica di importanza internazionale, è considerato uno degli edifici-simbolo dell'architettura rinascimentale. La sua costruzione cominciò nel 1508 per concludersi dopo cent'anni. Per chi proviene da Orvieto, la chiesa è visibile in lontananza prima di entrare nella città. La sua architettura classica si contrappone a quella del centro storico, di carattere medievale.
Indice |
[modifica] Posizione
Dato che dall'epoca della costruzione l’evoluzione urbanistica e demografica del comune è stata modesta, il tempio resta ancor oggi in posizione relativamente periferica. Questo rende evidente il fatto che per Santa Maria della Consolazione è stato introdotto un principio innovativo di urbanistica, per certi versi paragonabile a quello medievale della Basilica di San Pietro a Roma (anch'essa fuori dalle mura).
Comunque, è soprattutto a partire dall'epoca del Rinascimento che edifici del genere vengono collocati al di fuori delle mura di cinta, secondo le teorie architettoniche proposte da Leon Battista Alberti. Spesso la città medievale non disponeva più di aree edificabili all'interno delle mura e i comuni trovavano nei luoghi esterni la possibilità di creare soluzioni urbanistiche nuove e svincolate dai canoni di spazio e di forma imposti dagli edifici circostanti.
[modifica] Storia della costruzione
La leggenda racconta che a Todi, all'inizio del XVI secolo, sia avvenuto un miracolo. Un addetto alla pulizia di un affresco della Madonna sarebbe infatti stato miracolosamente guarito da una grave malattia ad un occhio. A questo punto, si prospettò la possibilità di rendere noto il miracolo anche in regioni lontane costruendo un tempio mariano nelle vicinanze: la chiesa doveva ospitare l’immagine della Madonna e diventare così un punto di pellegrinaggio per malati di ogni tipo, sorgendo sul luogo di una cappella medievale già presente.
Dal punto di vista politico, il comune di Todi si trovava in rapporto di concorrenza con altre città vicine. Molte di esse avevano alle loro spalle la costruzione di prestigiose cattedrali medievali: per il comune di Todi era vantaggiosa la prospettiva di costruire una’importante chiesa in stile rinascimentale, moderno. La posizione periferica della chiesa offriva inoltre il vantaggio di presentare la città con un oggetto di prestigio visibile già da lontano. Il finanziamento del progetto fu possibile grazie a diverse fonti: tra queste, grande importanza dovevano avere le offerte versate dai pellegrini malati. Fra l'altro, fu iniziata anche la costruzione di un'infermeria.
La paternità del progetto architettonico non è sicura. Fin dal cinquecento è stata attribuita a Donato Bramante, ma non vi sono documenti che possano comprovare tale attribuzione. È certo che il Bramante non presenziò mai ai lavori, mentre sono certi i nomi dei maestri (quasi tutti rappresentanti della sua scuola) che si sono succeduti nelle varie fasi della costruzione: all'inizio, e fino al 1512, i lavori furono diretti da Cola da Caprarola, successivamente subentrarono Baldassarre Peruzzi (fino al 1518), il Vignola (fino al 1565) e infine Ippolito Scalzi.
Anche altri architetti hanno dato il loro contributo alla costruzione: tra questi Antonio da Sangallo il Giovane, Galeazzo Alessi e Michele Sanmicheli. Il progetto iniziò ad avvicinarsi al traguardo nel 1586, quando iniziarono la costruzione del tamburo con tutta la cupola. Quest'ultima andava già incontro alle forme architettoniche che sarebbero diventate tipiche del barocco (la forma ovale della cupola è uno dei pochi elementi architettonici che sottraggono la chiesa ai dettami architettonici del Rinascimento).
[modifica] L'esterno della chiesa
L’edificio è a pianta centrale, riconducibile ad una croce greca: un blocco base a pianta quadrata è costruito tra quattro massicci pilastri angolari; intorno al blocco centrale si raggruppano quattro absidi che formano i bracci della croce e che delineano gran parte del perimetro del perimetro della chiesa. Vista da fuori, la chiesa è decorata da un doppio ordine corinzio di delicate lesene.
La successione delle piccole finestre, disegnate da Valentino Martelli, è ritmata dall'alternarsi di frontoni triangolari e curvi.
Le quattro absidi sono capeggiate da altrettante semicupole che circondano, alla base, la grande terrazza quadrata, intorno alla quale furono applicate quattro aquile realizzate da Antonio Rosignoli tra il 1601 e il 1604, che simboleggiano il potente comune di Todi. Con la sua balaustra, la terrazza sovrasta il grande blocco a pianta quadrata.
Dalla terrazza si solleva una grande cupola a tamburo, che corona con la sua lanterna l’intero edificio, alto più di sessanta metri. In concordanza con la teoria architettonica rinascimentale, la visione d'insieme del tempio rende chiaramente visibili poche forme geometriche essenziali: quadrato, triangolo, cerchio, cilindro, sfera.
[modifica] L'interno della chiesa
Il progetto ricorda da vicino quello originale della Basilica di San Pietro a Roma, per la quale Bramante prevedeva, all’epoca, una chiesa a pianta centrale come nel caso di questo tempio.
Date le minori dimensioni di Santa Maria della Consolazione, è facile capire come mai il progetto di Todi andò in porto più facilmente di quello di San Pietro, caratterizzato da continui ripensamenti e compromessi che avrebbero comportato tra l'altro la rinuncia all'impianto a croce greca così caro all'architettura rinacimentale.
La scelta venne invece perseguita con coerenza per la chiesa di Todi. La pianta centrale andava così pienamente incontro agli ideali dell'epoca: perfezione, massimo equilibrio possibile tra le parti ed unità dello spazio. A queste considerazioni di natura stilistica si contrapponevano degli svantaggi pratici: un problema spesso irrisolto stava nel fatto che in questi edifici non era chiara l'assegnazione di un posto ideale agli altari e alla comunità dei fedeli. Sistemare uno degli elementi principali della chiesa in uno dei quattro bracci della croce non poteva infatti che disturbare la simmetria nel suo insieme.
Per esempio, non era evidente dove sistemare la sacrestia, sicché nel 1613 (sei anni dopo il completamento) ne fu aggiunta una esterna che si appoggiava al lato nord, ma questo danneggiava sensibilmente l'armonia esteriore dell'insieme. La sacrestia venne quindi abbattuta, seppure dopo molto tempo, nel 1862 (in occasione dell'unificazione dello stato italiano).
Dal punto di vista geometrico non era neanche evidente da che parte sistemare l'immagine di Maria, dato che i quattro bracci della croce si equivalevano (almeno in teoria). Si è risolto il problema creando a nord un'abside a pianta semicircolare che si distingueva dalle altre tre, di forma poligonale (l'abside circolare ospita l'immagine ancor oggi). Vista dal lato, la chiesa risulta dunque lievemente asimmetrica.
L'immagine di Maria con il bambino si trova al suo sito originario, in corrispondenza dell'imponente altare maggiore. L'antica credenza di guarigioni miracolose è sopravvissuta fino al giorno d'oggi. Le absidi di est, sud ed ovest, quelle poligonali, sono alleggerite all'interno da quattro nicchie ciascuna. Ciascuna di esse ospita la statua di uno dei dodici apostoli. Orizzontalmente, vi è una divisione data da un doppio ordine di lesene (che però non ricalca affatto le proporzioni date all'esterno). Nella chiesa si trova inoltre una statua in legno di una delle personalità tuderti di maggior spicco, papa Martino I, vissuto nel settimo secolo d.C.
La luce proviene da fonti situate a diversi livelli di altezza tutt'intorno all'edificio. Questa disposizione sottolinea in maniera ideale l'unità spaziale della costruzione.
[modifica] L'organo
Nell'abside laterale sinistra vi è l'Organo Pinchi Opus 439 a due tastiere e pedaliera. Lo strumento, a trasmissione meccanica per le tastiere ed elettrica per i registri, conta 1516 canne ed è stato inaugurato nel 2008.
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Prima tastiera - Grand'organo
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Seconda tastiera - positivo
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Pedale
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[modifica] Galleria immagini
[modifica] Bibliografia
- Koch, Wilfred, Baustilkunde, München, Orbis, 1994.
- Laspeyres, Paul, S. Maria della Consolazione zu Todi: nebst Mitteilungen über die mittelalterlichen Baudenkmale dieser Stadt, Berlin, Ernst & Korn, 1869.
- Zänker, Jürgen, Die Wallfahrtskirche Santa Maria della Consolazione in Todi, Tesi di ricerca per dottorato a Bonn, 1971.
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