Stefano Maderno
Stefano Maderno (o Maderni) (Capolago, 1570 – Roma, 17 settembre 1636) è stato uno scultore svizzero-italiano, nato per alcuni nell'odierno Canton Ticino (Svizzera)[1], mentre per altri sarebbe nato a Palestrina come indicato nell'atto di morte[2]..
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[modifica] Biografia
[modifica] Gli esordi
Figlio di Antonio, nei documenti designato come "lombardo", e di Francesca Frasca, di Palestrina (Lazio), fu forse lontano parente dell'architetto Carlo Maderno[3]. Seguendo la consolidata tradizione delle maestranze artistiche dei laghi prealpini, giovanissimo inizia la sua formazione a Roma dove, sotto la guida dello scultore Niccolò d'Arras (? (attivo dal 1578) -1599) dal 1584 al 1590 ca.[4], restaura e realizza numerose sculture, rifacendosi in parte a canoni antichi; la sua produzione è considerata di transizione tra il manierismo ed il barocco.
Il 4 settembre 1597 l'orefice senese Alessandro de' Turchi[5] gli commissiona un bassorilievo raffigurante il Crocifisso con un soldato e le due figure a tutto tondo di Santa Barbara e Santa Maria Maddalena: l'opera, perduta, avrebbe dovuto essere realizzata entro sette mesi ed eguagliare in perfezione un San Sebastiano allora posto nello studio dello scultore: commissionato dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati, se è da riconoscere in quello oggi nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere, lì collocato per lascito testamentario (7 aprile 1620) dallo stesso Sfondrati[6].
Per incarico di Paolo Emilio Sfondrati nel 1600 per l'altare maggiore della chiesa omonima in Trastevere esegue la sua opera più celebre: il suo capolavoro è la figura in marmo bianco di Santa Cecilia che riproduce fedelmente la posizione del corpo incorrotto della Santa Martire così come fu trovato durante gli scavi di restauro della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere nel 1599, dove è conservato ancora oggi nella cripta[7]. La statua anticipa nell'impostazione futuri sviluppi della scultura barocca[8]. Contemporaneamente pone in opera due angeli reggicorona in bronzo, mentre più dibattuta è la sua paternitä relativa a due rilievi bronzei posti ai lati dell'altare, raffiguranti rispettivamenti i Santi Valeriano, Cecilia, Tiburzio e Lucia, Urbano, Massimo, fusi in bronzo da Domenico Ferrerio e Orazio Censore.
In seguito ottiene altre importanti commissioni: opera nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva scolpendo nel 1601 la statua della Prudenza per la tomba di Michele Bonelli, detto il cardinale Alessandrino. Nel 1603 e nel 1605 contribuisce alla spesa delle candele destinate alla festa dei Santi Quattro Coronati, patroni dell'Università dei Marmorari. Nel 1604 per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva esegue due angeli dadofori (stimati da Antonio Gentile da Faenza e Francesco da Pietrasanta) posti a coronamento del sepolcro di Silvestro Aldobrandini. Porta la data del 1605 la terracotta conservata al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo raffigurante Nicodemo col corpo di Cristo (nota anche in una seconda versione, con la stessa data, degli Staatliche Museen di Berlino); la testa di Nicodemo riproduce le fattezze dello scultore[9].
[modifica] Gli anni della maturità artistica
A partire dal 1606 partecipa ai lavori nel cantiere della basilica di Santa Maria Maggiore: dapprima con l'assegnazione di una coppia di Putti (in pendant con altri ue assegnati a Francesco Mochi), destinata alla facciata della Sacrestia Nuova voluta da Paolo V. Sempre di committenza Borghese sono il Busto di Emanuele Ne Vunda detto il Nigrita, ambasciatore del Regno del Congo (1608-1609), in Santa Maria Maggiore, con la collaborazione di Francesco Caporale.
Ancora tra il 1608 e il 1609 col Caporale esegue le statue in travertino raffiguranti San Mattia e Sant'Epafra martire per la facciata della cappella Paolina; per tale cappella realizza anche il bassorilievo marmoreo col mito fondativo della basilica, il Miracolo della neve, destinato all'interno del tabernacolo contenente la Vergine Salus Popoli Romani; nel 1610 ne riceve il saldo del compenso pattuito, una volta concluso il modello; la versione in marmo e bronzo, e le successive decorazioni in vernice dorata e lapislazzuli furono compiute entro il 1612, anno della stima dell'opera. A questo periodo risalgono i pagamenti per alcuni cherubini reggighirlanda del cornicione della medesima cappella.
Dal settembre 1607 partecipa alle spese della Compagnia di San Luca, di cui viene eletto accademico nel 1610. Nel 1611 sposa Lucrezia Pennini, il cui zio era Giacomo Laurenziani, fonditore con cui collabora. Dal 10 maggio 1613 è coinvolto, insieme ad alcuni dei maggiori scultori presenti a Roma (Ambrogio Buonvicino, Ippolito Buzzi, Giovanni Antonio Paracca (il Valsoldo), Cristoforo Strati) nell'impresa del monumento funebre di Paolo V; a lui viene attribuito il rilievo con Rodolfo II d'Asburgo soccorso dall'esercito pontificio nella spedizione d'Ungheria.
Dal 1608 al 1615 nella cappella Paolina della Basilica di Santa Maria Maggiore e nella Chiesa di San Lorenzo in Damaso realizza un San Carlo Borromeo nel 1610; nella Chiesa di Santa Maria della Pace pure sue sono le statue della Pace e della Giustizia del 1614 poste ai lati del timpano dell'altare, (un ambiente che fungeva da cappella gentilizia del notaio curiale Gaspare Rivaldi, impresario delle gabelle di Roma), che gli valgono, secondo la storiografia tradizionale, un impiego alla dogana del porto di Ripetta, ufficio presto abbandonato poiché incompatibile coi suoi impegni artistici. Alla committenza Rivaldi si deve anche l'esecuzione del gruppo scultoreo di Giacobbe e l'angelo (oggi alla Galleria Doria Pamphili), elencato nell'inventario dei beni di famiglia steso nel 1631.
Più tardi tra l'agosto 1615 e l'ottobre 1616 esegue il San Pietro per il frontone del portale principale del palazzo del Quirinale; subito dopo tra aprile 1616 e febbraio 1617 partecipa alla decorazione in stucco della Cappella Paolina nello stesso palazzo. A partire dal 1617 prosegue la produzione lussuosa e redditizia di bronzetti destinati al collezionismo privato. Del 1617 è l'Ercole Farnese di cui esiste anche una variante in bronzo conservata a Vienna nell'Hofburg-Schauràume. Porta la data 1620 una terracotta col soggetto di Ercole e Telefo (ora all'Ermitage a San Pietroburgo); sono del 1621 le terrecotte della Galleria G. Franchetti alla Ca' d'Oro raffiguranti Ercole e il Leone nemeo[10], Ercole e Caco[11] e Ercole e Anteo[12], del 1622; di tutte queste opere sono note diverse repliche in bronzo. Molti bozzetti fittili appartennero alla raccolta dell'abate veneziano Filippo Vincenzo Farsetti (1704-1774)[13]. Gli viene attribuit0 pure un bassorilievo bronzeo con la Deposizione di Cristo in un altarino portatile (collezione privata).
Poi opera per il celebre baldacchino del Bernini nella Basilica di San Pietro dal 1624 al 1625 per cui riceve un pagamento per cinque putti in creta (modelli da tradurre in bronzo); nel 1625 collabora agli apparati effimeri per la canonizzazione di Elisabetta del Portogallo, realizzando le statue (non più esistenti) di quattro re portoghesi. Nello stesso anno ricopre la carica di stimatore per la Compagnia di San Luca: un ruolo che riveste altre due volte, nel 1628 e nel 1630. Nel 1626 esegue il bozzetto in terracotta di Ercole e il centauro[14].
Tra il 1628 e il 1629, su incarico della Confraternita dei fornari, realizza due Angeli a grandezza naturale destinati ad accompagnarsi ad altre sculture di Domenico Rossi e Pompeo Ferrucci, all'interno dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Loreto al Foro Traianeo e opera alla facciata della Chiesa dei Santi Domenico e Sisto per cui agli eredi viene versato un compenso postumo di 100 scudi per le statue da lui eseguite (è però incerta l'identificazione con il San Pietro martire e il San Tommaso d'Aquino tuttora in loco). Nel 1628 versa la tassa all'Università dei Marmorari. Datata al 1630 è un'ulteriore terracotta, un Laocoonte, ora all'Ermitage.
Altre sue sculture sono:
- un angelo adorante nella Basilica di San Giovanni in Laterano
- due angeli nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva sopra il sacello di papa Clemente VIII
- altre numerose statuette in terracotta (bozzetti) di soggetto mitologico, tra cui Neottolemo e Astianatte nella Collezione Franchetti alla Ca' d'Oro.
Come attesta il registro dei morti della parrocchia di San Lorenzo in Lucina, muore a Roma il 17 settembre 1636, lasciando la moglie Margherita, che aveva sposato nell'ottobre 1611, e sei figli: Lorenzo, Andrea, Angelo, Francesca, Caterina e Maria.
[modifica] Note
- ^ Stefano Maderni sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Villata, 2007, 177.
- ^ Carlo Maderno sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Harula Economopoulos, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 67, Roma 2006, 157-162
- ^ Sulla figura dell'orefice Alessandro Turchi si veda la breve voce in Costantino G. Bulgari, Argentieri, gemmari e orafi d'Italia: notizie storiche e raccolta dei loro contrassegni, I, 2, Roma 1958, 487
- ^ H. Economopoulos, La pietà con l'arte e l'arte con la pietà: collezionismo e committenze del cardinale Paolo Emilio Sfondrato, in I cardinali di Santa Romana Chiesa: collezionisti e mecenati, a cura di M. Gallo, Roma 2001, 53.
- ^ Cripta di Santa Cecilia
- ^ N. von Holst, Die Cecilienstatue des Maderna. Ihre Entstehung und ihre antike Vorbilder, in Zeitschrift füz Kunstgeschichte, 4, 1935, 35-46.
- ^ Schlegel, 1978, 1.2.
- ^ Si conoscono due riproduzioni di questo soggetto: una gettata in bronzo, conservata al Fine Arts Museum di San Francisco e una replica in legno di fico nella collezione privata di Henry Harris.
- ^ Esistono due riproduzioni in marmo rispettivamente conservate all'Albertina di Vienna e all'Albertinum di Dresda.
- ^ Di questo soggetto si conoscono numerose versioni conservate rispettivamente alle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco di Milano; al The Huntington Art Collections di San Marino (California); alle Staatliche Kunstsammlungen (Dresda) di Dresda; al Castello del Wawel a Cracovia; alla The Walters Art Gallery di Baltimora; al Toledo Museum of Art di Toledo (Ohio). Mentre altre riproduzioni vengono segnalate rispettivamente nella collezione della contessa Béhague, a Parigi (bronzo), due al Victoria and Albert Museum di Londra (in stucco e in terracotta) e una gettata in bronzo ora al Royal Museum of Scotland di Edimburgo.
- ^ Kalveram, 1997, 135-146.
- ^ Di questo soggetto esisteva una copia andata persa, Cfr. Economopoulos, 2006.
[modifica] Bibliografia
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- Giovanni Baglione, Guida alle nuove chiese di Roma, 1639, nuova edizione a cura di Liliana Barroero, Roma 1990, 59-82, 123, 132, 169, 180, 182-185, 192, 198; Idem, Le Vite de' Pittori, Scultori et Architetti dal Pontificato di Gregorio XIII fino a tutto quello d'Urbano VIII, Roma 1642, 345-346.
- Leopoldo Cicognara, Storia della scultura dal suo risorgimento in Italia fino al secolo di Canova: per servire di continuazione alle opere di Winkelmann e di D'Agincourt, VI, Prato 1824, 105.
- Giuseppe Bianchi, Gli Artisti Ticinesi. Dizionario biografico, Libreria Bianchi, Lugano 1900, 121.
- Antonino Bertolotti, Artisti lombardi a Roma, volume I, Milano 1881, 234, volume II, 103, 107, 109, 119.
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- Ursula Schlegel, Die italienischen Bildwerke des 17. und 18. Jahrhunderts in Stein, Holz, Ton, Wachs und Bronze mit Ausnahme der Plaketten und Medaillen, Berlino 1978.
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- Margherita Fratarcangeli, Cristina Ruggero, La competizione con l'antico. Stefano Maderno romanus scultor e i bozzetti, in Giorgio Mollisi (a cura di), Arte&Storia, Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 8, numero 35, settembre-ottobre 2007, Lugano 2007, 164-176.
- Edoardo Villata, Biografia e bibliografia di Stefano Maderno, in Ibidem, 177-181.
- Sergej Olegovich Androsov, Splendori della scultura del Seicento provenienti dalla collezione Farsetti, in Il meraviglioso e la gloria: grandi maestri del Seicento in Europa (Catalogo della mostra, Bassano del Grappa), a cura di S.O. Androsov, F. Buranelli, M. Guderzo, Milano 2007, 89-97.
[modifica] Voci correlate
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[modifica] Collegamenti esterni
- Foto di opere di Stefano Maderno
- Nicodemo con il corpo di Cristo, 1605, terracotta, H 43 cm.
- Ercole e il piccolo Telefo, 1620 terracotta H 51cm.
- Scultura italiana Opere di Stefano Maderno
- Hermitage Museum, San Pietroburgo
- Cincinnati Art Museum, Ohio
- The Grove Dictionary of Art