Signor Bonaventura

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Il signor Bonaventura

Il Signor Bonaventura è un personaggio dei fumetti nato nel 1917 dalla fantasia di Sto (Sergio Tofano) ed apparso sulle pagine del Corriere dei Piccoli per svariati decenni fino al 1953.

Bonaventura, pupazzo dalla caratteristica marsina e bombetta rossa, i larghi pantaloni bianchi ed il fedele cane bassotto al fianco, era lo strampalato eroe di gaie avventure che lo vedevano quasi sempre squattrinato all'inizio e milionario alla fine.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Signor Bonaventura fece la sua prima comparsa il 28 ottobre 1917 sul numero 43 del Corriere dei Piccoli, il supplemento per bambini del Corriere della Sera. Si trattava di un fumetto a tutta pagina composto da otto vignette, ciascuna corredata da un testo in versi.

Il successo del Signor Bonaventura fu immediato e da quel momento fece la sua comparsa ininterrottamente ogni settimana per ben ventisei anni, fino al 1943, diventando uno dei fumetti di maggior successo della prima metà del Novecento. Dopo la guerra le pubblicazioni vennero riprese, per poi essere ridotte progressivamente nel corso degli anni cinquanta e cessare definitivamente negli anni sessanta.

Negli anni ottanta il personaggio è stato ripreso dal disegnatore Carlo Peroni.

Oltre alle famose storie a fumetti, Tofano si dedicò anche alle rappresentazioni teatrali del Signor Bonaventura, interpretando personalmente il personaggio in sei commedie musicali da lui stesso scritte, messe in scena e dirette:

  • Qui comincia la sventura del signor Bonaventura (1927), Edizioni Madella
  • Una losca congiura (1928)
  • La regina in berlina (1929)
  • L'isola dei pappagalli (1938)
  • Bonaventura veterinario per forza (1948)
  • Bonaventura precettore a corte (1953)

Il Signor Bonaventura è anche apparso sugli schermi in Cenerentola e il signor Bonaventura (1941), interpretato da Paolo Stoppa per la regia di Sto (Sergio Tofano).

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

I testi dei fumetti del Signor Bonaventura erano tutti composti da distici (strofe di due versi) di ottonari (versi di otto sillabe metriche) a rima baciata, ed iniziavano con le parole:

« Qui comincia la sciagura
del Signor Bonaventura...
 »

che divennero ben presto un tormentone noto ad intere generazioni di bambini. Talvolta Tofano usò delle variazioni, come Qui comincia l'avventura..., Ricomincia la sventura..., Il signor Bonaventura, ricco ormai da far paura.... A prescindere dalla caratteristica forma in versi, lo stesso linguaggio impiegato era estremamente aulico e forbito, creando un netto contrasto con la semplicità dei tratti del disegno, con un effetto ironico e divertente.

Le storie del Signor Bonaventura seguivano uno schema altamente regolare: la sventura del protagonista si trasformava in un beneficio altrui e culminava inevitabilmente nella fortunata vincita di "un milione" (di lire: cifra astronomica, per l'epoca, divenuto "un miliardo" negli anni cinquanta) da parte del simpatico personaggio. La ricompensa era quasi sempre raffigurata in forma di un enorme biglietto di banca manoscritto. Il fatto che l'ingenuo ma onesto Bonaventura riuscisse sempre a trarre un guadagno da un'iniziale situazione sfortunata conferisce alle storielle un indubbio valore educativo.

Tofano affiancò a Bonaventura il fedele bassotto giallo, che è presente in quasi tutte le storielle. Un altro personaggio ricorrente, ma decisamente molto più secondario, è il "bellissimo Cecè", la cui vanità lo trascina in problematiche situazioni immancabilmente risolte dal casuale intervento di Bonaventura. Il mondo di Bonaventura era popolato altresì da generosissimi re, baroni, contesse, ma non mancavano i cattivi, come il torvo ed invidioso Barbariccia, col volto sempre coperto da una maschera verdognola, e il disonesto barone Partecipazio.

Si contano sulla punta delle dita le storie che finiscono male per Bonaventura, come quando il cane, azzuffandosi con una gatta, riduce a brandelli i pantaloni del bel Cecè, e il nostro eroe si sente in dovere di risarcire il bellimbusto.

L'estrema semplicità del fumetto, unito alla candida ingenuità e onestà del protagonista, hanno spianato la strada al rapido successo delle storie del Signor Bonaventura presso intere generazioni di bambini.

Bonaventura oggi[modifica | modifica sorgente]

Il Signor Bonaventura è entrato col suo proverbiale milione nella cultura italiana del Novecento. Oltre alle riedizioni delle tavole storiche, da parte di editori come Adelphi, sono state realizzate trasposizioni televisive del personaggio e il suo mondo. Dopo un primo tentativo intorno alla metà degli anni ottanta di realizzare una serie TV a cartoni animati tradizionali, Gilberto Tofano, erede materiale e morale di Sto, assieme a Marco Bigliazzi ha realizzato tra il 2000 e il 2002 per RAI due cortometraggi in computer grafica 3D dal titolo Bonaventura e il canotto e Bonaventura e il baule. Quest'ultimo ha vinto il Premio al personaggio al Festival di Dervio del 2002.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nel numero 73 di Rat-Man appare il personaggio di Brick Tempesta, supereroe generico, le cui storie ricalcano nello svolgimento quelle del Signor Bonaventura, concludendosi con il classico nobiluomo che elargisce la somma di un milione come compenso; quando però Brick Tempesta va a pagarsi la cena al ristorante l'oste chiama la polizia proprio perché in realtà l'eroe gli sta porgendo il ben noto foglio con su scritto "un milione", dal dubbio valore economico...

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tofano, Sergio, Novantanove storie del signor Bonaventura, Milano, Garzanti, 1964
  • Menza, Maddalena, Bonaventura alla conquista del cinema, Firenze, Firenze Libri, 1996
  • Menza, Maddalena, Bonaventura: racconto e immagine, Roma, Edizioni SEAM, 2004
  • Hamelin (a cura di), Bonaventura - i casi e le fortune di un eroe gentile, Orecchio Acerbo, Bologna, 2007
  • Tofano, Sergio, Bonaventura: La Banda del Corrierino, collana 100 anni di fumetto italiano, Milano, RCS quotidiani Spa, 2010

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]