Ottonario
Nella metrica italiana, l'ottonario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla settima sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende otto sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente sette oppure nove.
Gli accenti metrici si collocano normalmente sulle sedi dispari. Accenti secondari possono situarsi sulla seconda, quarta e sesta sillaba. Molto spesso gli accenti principali cadano sulla terza e settima sillaba: tra gli esempi, la celeberrima Canzona di Bacco esempio di Lorenzo il Magnifico – «Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia» – e, tra le Rime nuove del Carducci, La leggenda di Teodorico e La faida di Comune. Questi esempi dimostrano come il ritmo dell'ottonario sia consono alle ballate.
L'ottonario è stato definito "il verso più appiccicoso della lingua italiana", perché la sua accentazione rimane molto impressa e risulta sempre cantilenante. Infatti è molto usato nelle filastrocche: un esempio famoso è Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano:
| « Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura... » |
ma in generale tutti i distici del Corriere dei Piccoli erano di questo tipo.
È largamente utilizzato anche nei libretti d'opera, soprattutto ma non solo per i momenti cantabili del melodramma dell'Ottocento (ad esempio «Casta Diva, che inargenti» della Norma o «Il balen del suo sorriso» del Trovatore).
Nella metrica portoghese [modifica]
L'ottonario è usato dal maggior poeta portoghese del secolo XX, Fernando Pessoa, che lo trasforma in una sorta di metro "drammatico", certo meno "cantabile" rispetto agli esempi italiani.
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