Rappresaglia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Rappresaglia (guerra))
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Rappresaglia (disambigua).

La rappresaglia è un'azione o misura punitiva attuata con metodi violenti ed espressamente eclatanti, adottata da una potenza militare occupante nei confronti della popolazione del territorio occupato, quando questa abbia causato qualche danno a propri cittadini (militari o civili) in quello stesso territorio.

Viene considerata rappresaglia anche l'azione analoga effettuata da formazioni di guerriglieri, ribelli, rivoluzionari armati o fuorilegge, contro gli occupanti ed invasori, oppure i rappresentanti del proprio Stato, in quanto non si riconoscano e si combattano, o di altre organizzazioni o fazioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

  • Nel mondo greco vigeva l'uso del rivalersi sui beni o sulla persona del debitore straniero o di suoi concittadini, salvo che intercorressero, tra le comunità cui apparteneva il debitore e quella cui apparteneva il creditore, accordi particolari in senso contrario.
  • Nel mondo romano la rappresaglia era nota come momento dei rapporti internazionali, nella forma di azioni punitive rivolte contro comunità straniere, che venivano meno ai loro impegni verso Roma.
  • Nel medioevo la rappresaglia era un istituto giuridico per mezzo del quale il creditore, che non riusciva ad ottenere l'adempimento dell'obbligazione da parte del suo debitore straniero, otteneva dal proprio comune, esperita ogni via pacifica, la concessione di "lettere di rappresaglia", in forza delle quali egli poteva agire nei confronti del debitore, del comune cui esso apparteneva, o dei suoi concittadini fino al soddisfacimento delle pretese. (In talune città come Bologna, si istituirono particolari magistrati, chiamati "ambasciatori delle rappresaglie", che dovevano recarsi a domandare i risarcimenti richiesti da un cittadino contro i debitori d'altro luogo).
  • Nel 1828 nel salernitano il paese di Bosco, i cui abitanti avevano attivamente partecipato ai Moti del Cilento, venne raso al suolo e incendiato, come rappresaglia, dal generale borbonico Francesco Saverio Del Carretto.
  • Durante il risorgimento, nel corso della repressione del brigantaggio vi furono azioni di rappresaglia attuate dall'esercito italiano una delle più note fu il massacro di Pontelandolfo e Casalduni per ritorsione contro l'uccisione di propri militari catturati, che all'epoca destarono polemiche da parte di parlamentari del Regno d'Italia e anche di commentatori europei.
  • Durante la seconda guerra mondiale si è fatto largo uso della rappresaglia: innumerevoli sono state le esecuzioni, sommarie o a seguito di processi, avverso le popolazioni civili. Esse sono state considerate crimini di guerra ma in taluni casi sono state considerate ammissibili nel caso in cui le azioni da parte dei civili fossero effettuate con criteri di eccessiva brutalità o di ferocia[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un caso di questo tipo si verificò quando il generale tedesco Kurt Student, durante l'occupazione dell'isola di Creta, ordinò la fucilazione di 10 greci per ogni tedesco ucciso. Il generale per questo ordine fu condannato alla fine della guerra a 5 anni di reclusione ma in seguito la sentenza fu rivista ed annullata dopo la disamina delle morti dei soldati, spesso torturati o mutilati. V. Il terzo Reich, La conquista dei Balcani, Milano, 1993, pag. 161.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La Piccola Treccani, Dizionario Enciclopedico, Vol. IX, Roma, 1996
  • Il terzo Reich, La conquista dei Balcani, Milano, 1993

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]