Rappresaglia

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Nel diritto internazionale bellico, s'intende per rappresaglia un'azione di autotutela effettuata da uno Stato contro un altro Stato, in risposta a un precedente atto illecito commesso dal secondo contro il primo[1].

Viene inoltre definita rappresaglia un'azione punitiva caratterizzata da inumanità e da violenza indiscriminata, posta in essere da una forza occupante ai danni della popolazione civile della regione occupata[2]. In quest'ultima accezione, la rappresaglia è vietata dal diritto internazionale.

Condizioni di legittimità[modifica | modifica wikitesto]

Le condizioni che devono necessariamente e congiuntamente sussistere affinché l'odierno diritto bellico, consuetudinario e pattizio, consideri legittima la rappresaglia sono le seguenti:

  1. La rappresaglia deve aver luogo come rapporto fra Stati belligeranti: ossia, la responsabilità dell'atto illecito che genera la rappresaglia dev'essere imputabile allo Stato autore dell'illecito (e non ai suoi cittadini incolpevoli); inoltre l'esercizio della rappresaglia spetta direttamente allo Stato i cui diritti siano stati violati dall'atto illecito di cui sopra[3].
  2. È necessario che l'atto, che ha causato la rappresaglia, sia considerato illecito ai sensi del diritto internazionale bellico; fra gli atti considerati illeciti vi sono quelli menzionati nel Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, che fornisce dei chiarimenti su quali siano i «mezzi e modi vietati dalla legge o dalle convenzioni internazionali, o comunque contrari all'onore militare»[4].
  3. Prima che la rappresaglia possa essere effettuata, è necessario che lo Stato leso abbia accertato chi siano i colpevoli dell'illecito, o almeno che abbia indagato per tentare di scoprirlo[5].
  4. Infine è necessario che l'entità della rappresaglia sia strettamente proporzionata all'offesa, in modo che il danno inflitto mediante la rappresaglia medesima rimanga negli esatti limiti del danno precedentemente subìto dallo Stato che la pone in essere[6].

Altri Protocolli (adottati a Ginevra in data 8 giugno 1977 e aperti alla firma da parte dei vari Stati il 12 dicembre 1977) hanno nuovamente statuito l'assoluto divieto della rappresaglia e di ogni forma di repressione collettiva contro la popolazione civile; detti protocolli sono stati ratificati dallo Stato italiano con la legge 11 dicembre 1985, n. 762[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel mondo greco era consuetudine rivalersi sui beni o sulla persona del debitore straniero, con la possibilità tuttavia di stipulare accordi in senso contrario[8].
  • Nel mondo romano la rappresaglia era utilizzata come forma punitiva contro le comunità straniere che non assolvevano i loro impegni verso Roma[9].
  • Nel medioevo la rappresaglia era quell'istituto giuridico mediante il quale il creditore poteva esperire, nei confronti del debitore straniero inadempiente, la concessione di "lettere di rappresaglia", ossia uno strumento con il quale poteva agire nei confronti di esso, del suo comune di appartenenza o dei suoi concittadini, fino all'adempimento delle pretese. In città come Bologna venne in essere la figura del magistrato definito "ambasciatore delle rappresaglie", incaricato di recarsi a richiedere i risarcimenti richiesti da un cittadino avverso il debitore residente in altro luogo[10].

Epoca moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Fucilazione per rappresaglia di alcuni civili cretesi, da parte di paracadutisti tedeschi, durante la battaglia di Creta
  • Nel 1828 nel salernitano il paese di Bosco, i cui abitanti avevano attivamente partecipato ai Moti del Cilento, venne raso al suolo e incendiato, come rappresaglia, dal generale borbonico Francesco Saverio Del Carretto [11]
  • Durante il risorgimento, nel corso della repressione del brigantaggio vi furono azioni di rappresaglia attuate dall'esercito italiano una delle più note fu il massacro di Pontelandolfo e Casalduni per ritorsione contro l'uccisione di propri militari catturati, che all'epoca destarono polemiche da parte di parlamentari del Regno d'Italia e anche di commentatori europei [12].
  • Durante la seconda guerra mondiale si è fatto largo uso della rappresaglia: innumerevoli sono state le esecuzioni, sommarie o a seguito di processi, avverso le popolazioni civili. Esse sono state considerate crimini di guerra ma in taluni casi sono state considerate ammissibili nel caso in cui le azioni da parte dei civili fossero effettuate con criteri di eccessiva brutalità o di ferocia[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce Rappresaglia in Enciclopedia Treccani on line
  2. ^ Voce Rappresaglia in Dizionario di Storia Treccani on line.
  3. ^ Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in AA.VV., Dizionario della Resistenza, vol. 1, Torino 2000, pag. 351.
  4. ^ Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in AA.VV., Dizionario della Resistenza, vol. 1, Torino 2000, pagg. 351-2.
  5. ^ Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in AA.VV., Dizionario della Resistenza, vol. 1, Torino 2000, pag. 353.
  6. ^ Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in AA.VV., Dizionario della Resistenza, vol. 1, Torino 2000, pagg. 353-4.
  7. ^ Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in AA.VV., Dizionario della Resistenza, vol. 1, Torino 2000, pag. 357.
  8. ^ Treccani.it Rappresaglia
  9. ^ Treccani.it Rappresaglia
  10. ^ Treccani.it Rappresaglia
  11. ^ pag.46 Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861),Giunti Editore, 1997
  12. ^ Pag. 185 Aldo De Jaco, Il brigantaggio meridionale, Editori Riuniti, 2005.
  13. ^ Un caso di questo tipo si verificò quando il generale tedesco Kurt Student, durante l'occupazione dell'isola di Creta, ordinò la fucilazione di 10 greci per ogni tedesco ucciso. Il generale per questo ordine fu condannato alla fine della guerra a 5 anni di reclusione ma in seguito la sentenza fu rivista ed annullata dopo la disamina delle morti dei soldati, spesso torturati o mutilati. AA.VV., La conquista dei Balcani, p. 161

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Gallo, Diritto e legislazione di guerra, in Enzo Collotti, Renato Sandri e Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Volume primo. Storia e geografia della Liberazione, Torino, Einaudi, 2000, pp. 338-359, ISBN 88-06-14689-0.
  • La Piccola Treccani, Dizionario Enciclopedico, Vol. IX, Roma, 1996
  • AA.VV., Il Terzo Reich, vol. La conquista dei Balcani, H&W, 1993, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]