R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti)
| I robot universali di Rossum | |
|---|---|
| Opera teatrale | |
| Autore | Karel Čapek |
| Titolo originale | R.U.R. |
| Lingua originale | ceco |
| Pubblicato nel | 1920 |
R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti) in italiano: "I robot universali di Rossum" è un dramma fantascientifico in tre atti del ceco Karel Čapek (1890-1938) pubblicato nel 1920.
In quest'opera per la prima volta compare il termine robot, che viene inventato derivandolo dalla parola ceca robota ("schiavitù"). In seguito, il fortunatissimo termine robot prese ad indicare soprattutto organismi meccanici, mentre i robot di Čapek sono in realtà "replicanti", cioè umanoidi organici prodotti di quella che in seguito si sarebbe definita ingegneria genetica, malgrado la procedura di costruzione degli androidi di Rossum appaia descritta in termini piuttosto anacronistici: si parla di macchine per impastare e di tini per il trattamento di protoplasma chimico.
Indice |
Trama [modifica]
I robot, costituiti interamente da materia organica,[1] vengono costruiti nella fabbrica fondata dal dottor Rossum, ubicata su un’isola sperduta in mezzo all’oceano.
L’utopia di Domin, l’incauto demiurgo della Rossum, è di liberare l’umanità dalla schiavitù della fatica fisica. Ma gli effetti sono catastrofici, l’umanità reagisce male, affonda nel vizio e nell’indolenza, e le nascite iniziano a calare in modo preoccupante. I robot, ormai diffusi in tutto il mondo, iniziano a ribellarsi ai loro creatori e a sterminarli. Quando la moglie di Domin, con intuito e determinazione tutti femminili, distrugge i manoscritti che contengono le istruzioni per la fabbricazione degli androidi, è ormai tardi: i più evoluti di essi hanno scoperto (e sembrano gradire) il modo in cui si riproducono gli esseri umani.
Note [modifica]
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