Quarto potere (sociologia)

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Nei tempi moderni, i reporter della televisione costituiscono a buon titolo parte integrante del quarto potere

La locuzione quarto potere individua la facoltà del potere economico di influenzare l'opinione pubblica e le scelte dell'elettorato attraverso i mass media o l'attività di lobbying, violando i diritti alla libertà di pensiero e di stampa[1]. Quest'uso metaforico del termine potere si ispira alla teoria giuridica della separazione dei poteri fondamentali dello Stato: legislativo, giudiziario ed esecutivo. A questi si aggiunge il cosiddetto quinto potere, quello cioè delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione[2].

Una delle prime figure di spicco ad esercitare un'influenza per mezzo delle proprie testate giornalistiche fu il magnate della stampa e della cellulosa William Hearst, cui si ispirò Orson Welles per il personaggio di Charles Foster Kane nel suo film Quarto potere del 1941.

Il concetto emerse con la diffusione della stampa e l'enorme diffusione della televisione, che è diventata la principale fonte di informazione per la stragrande maggioranza della popolazione dei paesi democratici, ha reso ancora più attuale il problema del riconoscimento costituzionale.

I rischi principali per la democrazia in seguito ad un uso improprio di questo potere, sono costituiti dal controllo politico dei mezzi di informazione e dall'accentramento di essi nelle mani di un ristretto gruppo di persone (solitamente grandi aziende). In questi due casi infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo, e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di formarsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate. Ciò premesso, il quarto potere (come per i tre classici poteri) dovrebbe essere separato dagli altri.

In tempi più recenti (dal 1988) si è diffusa la visione di Edward S. Herman e Noam Chomsky (Modello di propaganda), che vedono i mass media come una fabbrica di consenso. Secondo la visione del sociologo della comunicazione Manuel Castells, i media non sono un ulteriore potere, ma "il terreno della lotta per il potere".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corporate Media Conflicting With American Democracy, BT Top - civillusion.org
  2. ^ I giovani sono il quinto potere. URL consultato il 12 maggio 2014.

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