Patto di non aggressione tedesco-polacco

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Da sinistra: Hans-Adolf von Moltke (ambasciatore tedesco in Polonia), Józef Piłsudski, Joseph Goebbels e Józef Beck (ministro degli esteri polacco)

Il Patto di non aggressione tedesco-polacco (in tedesco: deutsch-polnischer Nichtangriffspakt, in polacco: Polsko-niemiecki pakt o nieagresji, Piłsudski - Hitler[1][2]) fu un trattato internazionale stipulato dalla Germania nazista e della Seconda Repubblica di Polonia firmato il 26 gennaio 1934. Con esso, entrambi i Paesi si impegnavano a risolvere i loro problemi attraverso negoziati bilaterali e a evitare conflitti armati per un periodo di dieci anni. Il patto normalizzò effettivamente le relazioni tra la Polonia e la Germania, che erano in crisi sin dal Trattato di Versailles, che aveva lasciato scontenta soprattutto la Germania a causa dello spostamento del confine tra i due stati. Tra le conseguenze del patto, la Germania riconobbe i confini della Polonia, e i due paesi posero fine alle reciproche limitazioni economiche delle merci provenienti dall'altro stato.

Józef Piłsudski utilizzò l'ascesa di Adolf Hitler e l'isolamento internazionale del nuovo regime della Germania come opportunità per sottrarsi al revanscismo tedesco. I nuovi comandanti della Germania sembrarono discostarsi dal tradizionale orientamento anti-polacco dei prussiani, pertanto Piłsudski considerò il nuovo cancelliere meno pericoloso dei suoi predecessori, e vide invece nell'Unione Sovietica il principale avversario, al punto che si oppose agli sforzi della Francia e della Cecoslovacchia di includere l'URSS all'interno di un fronte comune contro la Germania nazista. Il trattato danneggiò quindi la posizione diplomatica della Francia verso la Germania.

Prima del patto Piłsudski suggerì a Francia e Belgio una guerra preventiva contro il Terzo Reich, ma al tempo stesso iniziò a stipulare il patto con la Germania; probabilmente si trattò quindi di un bluff per indurre la Germania a ratificare il trattato. Per sottolineare il fatto che il patto aveva funzioni pacifiste, Pilsudski rinnovò il 5 maggio 1934 anche il patto di non aggressione polacco-sovietico, firmato il 25 luglio 1932.

Tra le conseguenze del Patto, la Polonia doveva mantenere relazioni amichevoli con la Germania per i cinque anni successivi, contemporaneamente all'intrattenimento di buone relazioni con la Francia e la Gran Bretagna, anche se ciò avrebbe potuto portare a conflitti in politica estera contro i dettami della Società delle Nazioni e al disinteresse nella sicurezza dello stato proposta dai francesi negli anni trenta.

La politica tedesca cambiò drasticamente nel tardo 1938, dopo l'annessione dei Sudeti, che segnarono il destino della Cecoslovacchia; il Corridoio polacco divenne l'obiettivo successivo di Hitler. Nell'ottobre 1938 il ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop propose il rinnovamento del trattato di non aggressione in cambio della cessione della Città Libera di Danzica alla Germania e in cambio del permesso di costruire una strada extraterritoriale che collegasse la Prussia orientale con la Germania attraverso il Corridoio polacco. La Polonia rifiutò di accettare queste richieste, quindi il patto di non aggressione fu annullato unilateralmente da Adolf Hitler il 28 aprile 1939 durante un discorso al Reichstag. Dopo alcuni mesi di tensione crescente, nell'agosto del '39 vennero inviate nuove richieste, questa volta ben più cospicue, nuovamente rifiutate dalla Polonia sotto pressione di Francia e Inghilterra; a causa di ciò, la Germania invase la Polonia il 1º settembre 1939, dando inizio alla seconda guerra mondiale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ K.Lapter, Pakt Piłsudski-Hitler. Polsko-niemiecka deklaracja o niestosowaniu przemocy z 26 stycznia 1934 r., Warszawa 1962, Cz II dok 11.
  2. ^ Sabine Hering. Die Geschichte der Sozialen Arbeit in Osteuropa 1900-1960. http://www.sweep.uni-siegen.de/Sweep_PDF/4siso%20osteuropa.PDF

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