Oratorio di San Lorenzo (Palermo)
L'oratorio di San Lorenzo è situato nella città di Palermo dove si trovano ancora molti oratori che sorsero tra la fine del Seicento e il secolo successivo. La denominazione di oratorio, nei documenti d'epoca, fa riferimento alla sede architettonica ed istituzionale di una compagnia, la quale era un'associazione di secolari attendenti ad esercizi spirituali ed obbediente ad un regolamento che disciplinava i rapporti con i conventi in materia di culto.
L'oratorio di San Lorenzo fu costruito alla fine del Cinquecento su una proprietà privata, che venne successivamente data in concessione ai frati del vicino convento di san Francesco. Alcuni anni dopo l'oratorio fu affidato ad alcuni confratelli del suddetto convento che avevano il compito di seppellire i poveri della Kalsa con l'impegno di diffondere il culto di san Lorenzo e di san Francesco.
Nel 1609, poco prima di morire, Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinse la pala d'altare raffigurante la Natività con i santi Francesco e Lorenzo, che fu trafugata nella notte fra il 18 e il 19 ottobre del 1969.
Del 1699 è la splendida decorazione a stucchi di Giacomo Serpotta, con le statue raffiguranti le Virtù, e gli otto rilievi sulle pareti che raccontano le storie dei due santi. Gli stucchi si mostrano in tutta la straripante ricchezza inventiva del Serpotta che, forse, ha raggiunto in queste realizzazioni il punto più alto della sua arte.
La Natività del Caravaggio [modifica]
| Per approfondire, vedi Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi. |
La tela con la Natività del Caravaggio (cm 298 x 197) venne trafugata tra il 18 e il 19 ottobre 1969 dall'oratorio di San Lorenzo dov'era sempre stata. Date le buone condizioni di conservazione, il critico Roberto Longhi l'aveva definita "l'opera meglio conservata tra quelle che il Caravaggio aveva prodotto in Sicilia".
La scena della nascita del Bambin Gesù è presentata nella semplice forma del presepe, mentre l'ambientazione è nella stalla indicata in alto dalle travi e dalla dimessa sistemazione della Madonna e del Bambino. L'angelo dall'alto taglia la spazialità fisica e mentale della composizione scenografica recando il cartiglio della messa natalizia.
Il riferimento al presepe di Greccio (quello legato alla figura di san Francesco), vivissimo nella tradizione dei conventuali, è espresso con forza in questo dipinto, dove la semplicità dell'impianto ed il rigore cromatico concentrano l'attenzione dell'osservatore sulla silenziosa contemplazione del mistero dell'incarnazione divina. Scrive, a tal proposito, il critico Sergio Troisi che "…nella scena nuda le pose delle figure, in particolare il San Francesco con le mani intrecciate vicino al petto e il pastore appoggiato al bastone, compongono una meditazione religiosa essenziale e silenziosamente trattenuta dinanzi al Bambino sul pagliericcio"; – dice Longhi – "abbandonato a terra come un guscio di tellina buttato".