Nicholas G. Carr

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Nicholas Carr parla al VINT Symposium tenutosi a Utrecht, Netherlands il 17 giugno 2008

Nicholas George Carr (1959) è uno scrittore statunitense.

Ha pubblicato libri e articoli su tecnologia, business e cultura. Il suo libro The Shallows: What the Internet Is Doing to Our Brains è stato finalista nel 2011 per il Premio Pulitzer nella categoria General Nonfiction.[1]

L'importanza della tecnologia dell'informazione[modifica | modifica sorgente]

Carr venne alla ribalta nel 2003 con l'articolo "IT Doesn't Matter" pubblicato su Harvard Business Review e col libro del 2004 Does IT Matter? Information Technology and the Corrosion of Competitive Advantage (Harvard Business School Press). In queste opere ampiamente discusse, ha sostenuto che l'importanza strategica della tecnologia dell'informazione nel mondo degli affari è diminuita, poiché l'IT è diventata più comune, standardizzata e più economica. Le sue idee hanno irritato il settore della tecnologia e dell'informazione,[2] destando sconcerto nei dirigenti di Microsoft, Intel, Hewlett-Packard e altre società del settore tecnologico, anche se altri commentatori hanno difeso la sua posizione.[3] nel 2005, Carr ha pubblicato il controverso[4] articolo "The End of Corporate Computing" nel MIT Sloan Management Review, nel quale ha sostenuto che in futuro le società acquisteranno la tecnologia dell'informazione come un servizio di utilità da fornitori esterni.

Il lato oscuro della rete[modifica | modifica sorgente]

Il secondo libro di Carr, The Big Switch: Ricollega il mondo, da Edison a Google, è stato pubblicato nel gennaio 2008 dalla casa editrice W. W. Norton. In Italia è stato pubblicato con il titolo Il lato oscuro della rete dall'editore ETAS. Esamina le conseguenze economiche e sociali della crescita di internet e del cloud computing confrontando le conseguenze a quelle che si sono verificate con l'aumento di aziende elettriche nel ventesimo secolo.[5]

Is Google Making Us Stupid?[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 2008, il periodico The Atlantic ha pubblicato l'articolo di Carr denominato "Is Google Making Us Stupid?" che è stato messo come copertina del suo numero annuale "Idee".[6] L'articolo critica gli effetti dell'utilizzo continuo di internet sulle forme più profonde della cognizione umana. L'articolo è stato letto e discusso ampiamente sia nei mezzi d'informazione di massa che nella blogosfera. La tesi principale di Carr è che Internet potrebbe avere effetti negativi sulla cognizione che diminuiscono la capacità di concentrazione e di contemplazione.

Nicholas Carr Parla al 12 ° Annual Gilder / Forbes Telecosm Conferenza a Il Sagamore Resort a Lake George, New York il 28 maggio 2008

Internet ci rende stupidi?[modifica | modifica sorgente]

Nel saggio intitolato The Shallows, pubblicato nel giugno 2010, sviluppa ulteriormente questo argomento. Oltre ad essere un candidato al Premio Pulitzer, il libro apparso sul New York Times notificato dalla lista dei best seller[7] ed è stato tradotto in 17 lingue.[8]

Il testo effettua una analisi di come le precedenti tecnologie per l'elaborazione delle informazioni abbiano influenzato il modo di pensare. Uno degli esempi che vengono fatti è quello della mappa. Oggi noi diamo completamente per scontata l'esistenza delle mappe, ma c'è stata una fase della storia dell'umanità nella quale le mappe sono state inventate. Prima di tale invenzione, l'unico modo di avere percezione del territorio, erano gli organi di senso. Le mappe hanno permesso una rappresentazione astratta dei territori.

Un'altra tecnologia che viene citata, e che secondo l'autore ha una importanza paragonabile a quella della stampa di Gutenberg, è la spaziatura tra le parole nella lingua scritta. L'autore afferma che prima che ci fosse l'invenzione della spaziatura, la lettura fosse una attività estremamente difficoltosa a causa della necessità di distinguere tra una parola e l'altra. Tale invenzione ha permesso, secondo il nostro, la diffusione di idee molto più diverse ed innovative.

Nel libro si afferma che la diffusione della stampa abbia permesso la lettura come attività individuale, riflessiva, prolungata e che permettesse di rimanere concentrati a lungo. Si afferma che l'essere concentrati sia molto difficile ed innaturale, in quanto nella preistoria, chi rimaneva concentrato troppo a lungo, rischiava di essere vittima di un predatore. Oggi, però, la capacità di rimanere concentrati a lungo è molto importante, perché solo così è possibile avere una comprensione profonda del mondo che ci circonda e la possibilità di pensare ad idee innovative.

Secondo l'autore, il continuo multitasking che viene incoraggiato dall'uso di internet e dei telefoni mobili, non permette alle persone di rimanere concentrate a lungo sulla stessa attività. Vengono portati anche dati a supporto del fatto che una informazione per passare dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, abbia bisogno di essere elaborata in modo continuo per almeno 5 secondi e che se si cambia attività con una frequenza eccessiva, la memoria a breve termine viene sovraccaricata, mentre quella a lungo termine non fa in tempo ad analizzare le informazioni.[9] [10]

Risposte e critiche[modifica | modifica sorgente]

Trent Batson sostiene che, piuttosto che paragonare la lettura su Internet alla tradizione scritta, sarebbe più adeguato trattarla come una nuova forma di oralità. Il web è un posto nel quale si cercano delle informazioni che non sono definitive e non necessariamente provengono da una fonte autorevole. Il libro ci ha fatto credere che una singola persona possa scrivere un compendio del sapere assoluto in un singolo volume, favorendo così una visione altamente istituzionalizzata dell'istruzione. I libri sono pesanti e costosi e richiedono parecchio tempo per essere creati. Producono quindi un rallentamento all'avanzare della conoscenza, essendo inoltre una forma di comunicazione essenzialmente uni-direzionale. Bateson conclude la propria risposta affermando che internet abbia restituito la condizione sociale della cultura[11].

Jim Holt ha paragonato il libro ad un altro: The Gutenberg Elegies di Sven Birkerts. Steven Pinker ha spiegato che la mente non è come la plastilina che viene modellata dalle esperienze. E' vero che le informazioni modificano leggermente la struttura, ma l'architettura generale del cervello rimane tale e quale. L'intelligenza può essere suddivisa tra fluida, ovvero quella che serve a risolvere i problemi, e cristallizzata, quella che crea nuova conoscenza. L'uso dei computer e soprattutto dei videogiochi può migliorare l'intelligenza fluida, ma secondo Carr può inibire lo sviluppo di quella cristallizzata[12].

Il blog Rough Type[modifica | modifica sorgente]

Attraverso il suo blog Rough Type, Carr ha criticato l'utopismo tecnologico e in particolare delle affermazioni populiste fatte online riguardo alla produzione sociale. Nel suo saggio del 2005 postato sul blog dal titolo l'amoralità del Web 2.0, ha criticato la qualità del lavoro di volontariato nei progetti di informazione del Web 2.0, come Wikipedia e la blogosfera. Ha sostenuto che essi possano avere un effetto negativo sulla società provocando difficoltà economiche alle alternative più costose professionali.[13]

In risposta alle critiche di Carr, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales ha ammesso che gli articoli di Wikipedia citati da Carr provochino un imbarazzo terribile, nella stessa mail si è chiesto il motivo per il quale tali voci abbiano una qualità così bassa e cosa possa essere fatto per migliorare la situazione.[14]

Nel maggio 2007, Carr ha sostenuto che la posizione dominante delle pagine di Wikipedia in molti risultati di ricerca rappresenta un consolidamento pericoloso del traffico Internet e della autorità, che può essere portato alla creazione di quello che lui chiama "le piantagioni di informazione ".[15] Carr ha coniato il termine "wikicrats" (una descrizione peggiorativo di amministratori di Wikipedia) nel mese di agosto 2007, nell'ambito di una critica più generale del ciò che egli vede come la tendenza di Wikipedia a sviluppare sistemi sempre più elaborati e complessi di regole e di rango burocratico o di casta nel tempo.[16]

Nel gennaio 2008 Carr è diventato membro dell'Editorial Board of Advisors della Encyclopædia Britannica.[17] All'inizio della sua carriera, Carr servito come direttore esecutivo della Harvard Business Review. Ha studiato al Dartmouth College e alla Harvard University.[18]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 2011 Pulitzer Prize finalists
  2. ^ Twilight Of The Pc Era? Dec 8, 2003
  3. ^ IT Doesn't Matter--response to critics 2004
  4. ^ The end of corporate computing? 06 May 2005
  5. ^ An eye-opening look at the new computer revolution and the coming transformation of our economy, society, and culture Dec. 2007
  6. ^ Nicholas Carr, Is Google Making Us Stupid? in The Atlantic, vol. 301, nº 6, luglio 2008. URL consultato il 6 ottobre 2008.
  7. ^ Best Sellers - The New York Times
  8. ^ Nicholas Carr's The Shallows: Editions
  9. ^ (EN) Jonah Lehrer, Our Cluttered Minds, The New York Times, 3 giugno 2010. URL consultato il 24 agosto 2014.
  10. ^ (EN) Ian Tucker, Is the internet really altering the way our minds work?, The Observer, 3 luglio 2011. URL consultato il 24 agosto 2014.
  11. ^ (EN) Trent Batson, Response to Nicholas Carr's 'Is Google Making Us Stupid?' in Campus Technology, 18 marzo 2009. URL consultato il 24 agosto 2014.
  12. ^ (EN) Jim Holt, Smarter, happier, more productive in London Review of Books, London Review of Books, 3 marzo 2011. URL consultato il 24 agosto 2014.
  13. ^ The Amorality of Web 2.0 October 2005
  14. ^ A valid criticism Oct 6, 2005
  15. ^ The net is being carved up into information plantations May 17, 2007
  16. ^ Rise of the wikicrats Aug 23, 2007
  17. ^ Nicholas Carr, David Gelernter & Michael Wesch: New Britannica Advisors - Britannica Blog, Jennuary 25, 2008
  18. ^ Profile at Carr's blog

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Opinioni e le reazioni[modifica | modifica sorgente]

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