Museo di scienze naturali (Bergamo)
| Museo di Scienze Naturali "Enrico Caffi" | |
|---|---|
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Il Museo |
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| Indirizzo | piazza Cittadella 10, 24129, Bergamo, Italia |
| Sito | http://museoscienze.comune.bergamo.it/pagina.asp?lang=it&a=8&b=1&c=3 |
Il Museo di Scienze Naturali Enrico Caffi di Bergamo, situato in Città Alta nella Cittadella vicino al Museo Archeologico di Bergamo, «custodisce raccolte riferite a tutte le discipline naturalistiche, conserva più di un milione di reperti, ed ha una superficie espositiva di oltre 1.800 m²».[1]
Indice |
[modifica] Storia
Il museo è nato nel 1871, anche se fu ufficialmente inaugurato nel 1918 «grazie a tutta una serie di donazioni da parte di privati e da alcune collezioni didattiche organizzate tra il 1860 ed il 1870 da docenti del Regio Istituto Tecnico».[2]
Tra le collezioni più antiche figurano la Raccolta lepidotterologica di Antonio Curò (circa 12.000 esemplari), la Raccolta ornitologica di Gabriele Camozzi Vertova, e la Raccolta Malacologica (v. Malacologia) di Giovanni Piccinelli.[3]
Primo direttore dell'istituzione fu il sacerdote Enrico Caffi (San Pellegrino Terme, 1866 - Bergamo, 1950), che guidò il museo incrementandone notevolmente le raccolte fino al 1947.[4]
Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell'attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.[5]
[modifica] Patrimonio museale
Il museo è composto di diverse sezioni, dedicate alla zoologia, all'entomologia, alla geologia, alla paleontologia.
Quest'ultima sezione «è particolarmente ricca: oltre al calco in grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, sono importanti i reperti fossili del Triassico, rinvenuti nelle valli bergamasche. Degni di nota sono inoltre i coralli del Paleozoico, le ammoniti piritizzate, resti di insetti inclusi in ambra (...), la libellula Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l'Eudimorphodon ranzii (...), del rettile Endennasaurus acutirostris, di un fitosauro, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Valgandino».[6]
Interessante è anche la sezione dedicata all'etnografia contenente la raccolta Beltrami con reperti relativi ai nativi nordamericani.
Particolare attenzione è riservata all'attività didattica e alla interattività; nel museo si possono usare dei microscopi elettronici, o leggere libri o usare vetrine tattili (contrassegnate dalla scritta "Il museo da toccare"). Un apposito percorso con scritte in Braille è allestito per i non vedenti.
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Amedeo Benedetti - Bruno Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003, p. 58.
- ^ Ibidem, p. 57.
- ^ Ibidem, pp. 57-58.
- ^ Ibidem, p. 58.
- ^ Idem.
- ^ Idem.
[modifica] Bibliografia
- Amedeo Benedetti - Bruno Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003.
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