Museo civico d'arte antica

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Coordinate: 45°04′15.95″N 7°41′07.72″E / 45.071097°N 7.685478°E45.071097; 7.685478

Museo Civico d'Arte Antica
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Tipo pinacoteca, sculture e manufatti di epoca medievale, rinascimentale e barocca
Indirizzo Piazza Castello - 10122 Torino
Sito Sito ufficiale

Il Museo Civico d'Arte Antica è un polo museale che ha sede nello storico complesso di Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, in piazza Castello, a Torino.

È stato riaperto al pubblico nel 2006 al termine di un lavoro di rivalutazione della struttura iniziato nel 1988 a cura dalla municipalità e della Fondazione Torino Musei, in collaborazione con la Fondazione CRT (Cassa di Risparmio di Torino).

Ospita periodicamente mostre e rassegne artistiche a tema.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una stanza del museo

Attivo dal 1934, il museo è l'evoluzione della Pinacoteca Regia e della Galleria Reale voluti nel 1832, internamente all'edificio di Palazzo Madama, da Carlo Alberto di Savoia.

Come Museo Civico era stato fondato nel 1860 sulla scia degli ideali dettati dal Risorgimento che portarono all'apertura di analoghe strutture in altre città dell'Italia unita.

Dal 1863, le collezioni ad allora disponibili vennero trasferite in una succursale, in via Gaudenzio Ferrari. Ad esse sono state poi aggiunte quelle via via acquisite grazie ad iniziative del governo cittadino, lasciti da parte di privati, acquisizioni dalle residenze sabaude dismesse e donazioni di Casa Savoia.

Nel 1898 le raccolte di arte contemporanea vennero separate da quelle di arte antica. Queste ultime vennero poi trasferite nel 1934 appunto nella sede di Palazzo Madama, a disposizione del nuovo museo di arte antica, per volere dell'allora direttore Vittorio Viale.[1]

Sale e artisti rappresentati[modifica | modifica wikitesto]

Compianto sul Cristo morto
Compianto sul Cristo morto, gruppo ligneo di Domenico Merzagora (Maestro di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo), XV secolo
Compianto sul Cristo morto, gruppo ligneo di Domenico Merzagora (Maestro di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo ), XV secolo (part.)
Compianto sul Cristo morto, gruppo ligneo di Domenico Merzagora (Maestro di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo), XV secolo (part.)
Compianto sul Cristo morto, gruppo ligneo di Domenico Merzagora (Maestro di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo), XV secolo (part.)

Articolato in trentacinque sale, il museo si sviluppa su quattro piani (collegati tra loro con un ascensore) oltre ad un punto panoramico situato in una delle torri del castello degli Acaja.

Nel piano fossato si trova il lapidario medievale; il piano terra è destinato all'arte del periodo gotico e del rinascimento; il primo piano (o piano nobile) ospita opere espressione del periodo barocco; il secondo piano è dedicato all'arte della decorazione.

Le collezioni custodite al suo interno comprendono oltre settantamila opere (2.500 quelle esposte), di epoche variabili dal medioevo al barocco (XVII e XVIII secolo). Sono compresi opere pittoriche e scultoree, codici miniati (come le celebri Ore di Torino), ceramiche, porcellane e maioliche e avori (prevalentemente di provenienza orientale), ori e argenti, oltre ad arredi e tessuti.

Nella quattrocentesca torre denominata Torre dei Tesori sono esposte alcune delle opere più rappresentative del museo: il Ritratto d'uomo di Antonello da Messina, il codice delle Très belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry miniato da Jan Van Eyck, oltre ad una serie di oggetti artistici provenienti dal Gabinetto delle meraviglie di Carlo Emanuele I di Savoia.

Sono poi presenti opere scultoree raffiguranti il tema iconografico del compianto sul Cristo morto (fra cui quello ligneo quattrocentesco già custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo, attribuito a Domenico Merzagora), e dipinti di pittori quali Macrino d'Alba (acquistato grazie alla mediazione del mecenate svizzero Werner Abegg) e il Maestro della Cappella di Santa Margherita a Crea (di cui è visibile una tavola raffigurante Santa Caterina di Alessandria).

Lapidario medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Contiene opere di scultura e oreficeria dall'VIII secolo] al XIII secolo, con particolare riferimento ai diversi linguaggi dei lapicidi attivi in Piemonte. Di rilievo il mosaico proveniente dalla cattedrale di Acqui e il Tesoro di Desana, con pezzi di oreficeria longobarda ed ostrogota frutto di un ritrovamento novecentesco avvenuto nel vercellese.

Arte gotica e rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

Al piano terra del museo sono raccolte (nella sala intitolata a Ludovico di Savoia-Acaia) raccolte di opere del medioevo e del rinascimento, inclusi dipinti e paliotti provenienti dalla Valle d'Aosta.

La Sala Stemmi accoglie una raccolta di emblemi di famiglie piemontesi dal XV secolo al XVIII secolo. La sala contiene anche un sarcofago dalle linee classicheggianti dovuto a Filippo Vagnone.

Fra gli artisti rappresentati figurano: Barnaba di Modena (Madonna col Bambino), Giacomo Jaquerio (Vocazione e Liberazione di San Pietro, probabilmente provenienti dall'Abbazia di Novalesa), Antoine de Lonhy, attivo a Novalesa e ad Avigliana a metà del XV secolo, Giovanni Martino Spanzotti, Defendente Ferrari, Antonio Vivarini, Giulio Campi.

Barocco[modifica | modifica wikitesto]

Le opere del periodo barocco sono ospitate al piano nobile, un tempo destinato agli appartamenti delle due Madame Reali Maria Cristina di Borbone-Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, moglie di Carlo Emanuele II di Savoia. I fratelli Bartolomeo Guidobono e Domenico Guidobono di Savona furono incaricati del rinnovamento degli ambienti deciso da Maria Giovanna Battista.

Nella Camera delle Guardie sono visibili le raccolte di pittura seicentesca, rappresentata da Orazio Gentileschi (Assunta e San Gerolamo), Mattia Stomer (scuola di Caravaggio), il Cerano, Giulio Cesare Procaccini e Francesco Cairo.

Autoritratto di Macrino d'Alba

Altri dipinti sono esposti nella Sala delle Feste, nella Sala Guidobono, nella Sala Quattro Stagioni, nella Camera Nuova, nella Camera di Madama Reale e nella Stanza dei Fiori, che ospita una collezione di centotrenta miniature del XVIII e XIX secolo. Sono opere di Giovanni Paolo Pannini, Vittorio Amedeo Cignaroli, Pietro Domenico Olivero. Altri artisti rappresentati a Palazzo Madama sono poi: Stefano Mossettaz, Gandolfino da Roreto, Gerolamo Giovenone, Gaudenzio Ferrari, Francesco Hayez e Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

Il primo piano del museo è completato dalla sala Piccola Guardaroba e dal Gabinetto Cinese.

Arti decorative[modifica | modifica wikitesto]

Trovano posto al secondo piano del museo (dal quale si gode una vista panoramica su Torino dal punto di camminamento dietro la merlatura del castello) gli oggetti dell'arte figurativa (quasi 4.000 oggetti). Settantatré vetrine offrono un'immagine complessiva del progetto museografico attuato nel primo Novecento. Accanto alla Sala Ceramiche si trova la Sala Tessuti mentre l'ultimo ambiente, la Sala Vetri e Avori, raccoglie avori, smalti di Limoges, bronzetti, vetri soffiati veneziani di epoca variabile tra il XIII e il XVI secolo, ben rappresentativi dell'arte italiana ed europea dal gotico al Settecento. La raccolta è stata donata al museo nel 1890 dal marchese Emanuele Tapparelli d'Azeglio.

Il museo in cifre[modifica | modifica wikitesto]

Queste alcune cifre sulla struttura museale[1]:

  • Spazi espositivi e servizi: 6.779 m².
  • Scavi archeologici: 407 m².
  • Stucchi restaurati: 1.100 m².
  • Maestranze impegnate nell'opera di riqualificazione:
    • 135 restauratori
    • 45 studiosi impiegati per le ricerche
  • Pubblicazioni sul progetto di restauro: 8
  • Didascalie sul percorso espositivo: 3.000
  • Opere in collezione: 70.000 circa
  • Opere esposte: 2.500 circa
  • Opere acquisite dal 1988: 900
  • Immagini digitali catalogate: 10.000
  • Schede catalogo informatizzate: 70.000 circa
  • Vetrine espositive: 85
  • Ceramiche in collezione: 3.631
  • Approfondimenti multimediali: 150
  • Biblioteca d'arte: 90.000 volumi
  • Postazioni informatiche: 17
  • Fototipi archivio fotografico: 300.000

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fonte: Museo Civico d'Arte Antica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Romano, Palazzo Madama a Torino. Da castello medioevale a museo della città, 2006, Torino

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]