Mignon è partita

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Mignon è partita
Mignon è partita.jpg
Una scena del film
Titolo originale Mignon è partita
Paese di produzione Italia
Anno 1988
Durata 97 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Francesca Archibugi
Soggetto Francesca Archibugi, Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia
Sceneggiatura Francesca Archibugi, Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia
Produttore Leo Pescarolo e Luciano Martino per Ellepi Film, RAITRE
Distribuzione (Italia) D.M.V.
Fotografia Luigi Verga
Musiche Roberto Gatto, Battista Lena
Scenografia Massimo Spano
Interpreti e personaggi

Mignon è partita è un film italiano del 1988 diretto da Francesca Archibugi ed interpretato, fra gli altri, da Stefania Sandrelli e Massimo Dapporto.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Mignon, quindicenne parigina sofisticata, snob e altezzosa, giunge a Roma ospite di un ramo 'inferiore', più 'popolano', della sua famiglia, i Forbicioni, mandatavi dalla madre dopo che il papà, fratello del capo famiglia romano, si è trovato sotto inchiesta della Giustizia francese a causa del crollo di un palazzo costruito con materiali difettosi dalla sua impresa edile a Il Cairo, che ha causato la morte di due persone.

La ragazza è un corpo estraneo tra uno zio troppo assente, la svagata zia Laura e i cinque cugini e, riservata e superba, anche dichiaratamente scontrosa, nulla fa per integrarsi con questi: non con la coetanea, e "trucida", Chiara, con cui litiga spesso, non col più grande Tommaso, grossolano diciassettenne, né con la piccola e imbranata Antonella, né col piccolo Giacomino di un anno e mezzo. Si trova invece a legare piuttosto con il tredicenne Giorgio, che ha forse i suoi stessi gusti in tema di libri, che ama lo studio e la letteratura: e che finisce per innamorarsi di lei ma, timido e riservato, senza rivelarlo a nessuno.

Cacio, becero bulletto di quartiere e grande amico di Tommaso – che induce persino a rubacchiare in casa per pagarsi le uscite insieme –, la corteggia sguaiatamente e la straniera, annoiata e inquieta, tormentata dal rifiuto della madre che continua a lasciarla in Italia, finisce con l'abbandonarsi a lui nella libreria dello zio, in cui ha iniziato a lavorare – e che, simbolicamente, tutto è diventata, in particolare un luogo di incontri sessuali clandestini, piuttosto che un centro di vita intellettuale, dacché anche il titolare la usa come background e alibi della sua endemica infedeltà alla moglie.

Giorgio, scoprendo la ragazza avvinghiata a Cacio, ne è sconvolto, perde interesse a tutto; la sua sindrome depressiva è accentuata anche dalle condizioni precarie della sua professoressa di latino, anziana e moribonda, e dalle débacle a scuola, accompagnate dalle insensate discussioni con la docente proprio della materia preferita. Un giorno in cui egli anticipa il ritorno a casa, dopo l'ultima di esse, Laura teme che il ragazzo possa aver scoperto la sua appena nata tresca con lo zio Aldo (marito di sua sorella da anni preso di lei): Giorgio, comunque sconcertato dallo stato della madre e sempre più stravolto, finisce all'ospedale per un tentativo di suicidio dopo aver ingerito palline di naftalina, ma viene salvato da una tempestiva lavanda gastrica.

Laura festeggia, presenti i figli e il marito, il quarantesimo compleanno e la ritrovata -seppur fatiscente- unione familiare (il marito è tornato a casa mascherando di buoni propositi la sua notevole immaturità e lei stessa ha deciso di troncare col cognato) e proprio allora Mignon comunica alla famiglia di essere incinta: tra lo sgomento generale Giorgio, il più vicino alla cugina, comprende che, come il suo tentato suicidio, anche la gravidanza simulata è un "gesto teatrale" (coup de théâtre), pur dettato da sofferenza e disperazione, per richiamare l'attenzione, poiché Mignon proprio avendo forzato la situazione avrà finalmente la possibilità di tornare a casa.

Come il tentativo di suicidio di Giorgio aveva provocato un barlume di resipiscenza nei fratelli, tranne Tommaso, così sia quest'ultimo finalmente 'apre gli occhi', almeno per un momento, sull'inaffidabilità e la leggerezza dell'amico – che pur era rimasto colpito dall'allontanamento della ragazza –, sia Giorgio, ancora innamorato della cugina, ma sempre in ritardo rispetto alle occasioni, tenta invano di inseguire il taxi che la conduce all'aeroporto, ma è ostacolato dalle sbarre del cancello, attraverso cui, ormai cresciuto, non riesce più a passare. È un chiaro simbolo del suo irrimediabile passaggio all'adolescenza. Con maturata consapevolezza, si rende conto che il suo destino sarebbe potuto evolversi in maniera diversa se solo, una volta che si erano trovati al molo, non avesse mancato un'altra occasione e avesse dato il desiderato bacio sul collo di Mignon. Così termina il romanzo di formazione di Giorgio, il suo percorso di "iniziazione" adolescenziale sulla filigrana della sua prima infatuazione.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • (...) colpisce la nettezza con cui sceglie le inquadrature senza compiacimenti, l'eleganza con cui subordina la sua cultura cinematografica all'esigenza di cogliere dei momenti di verità negli sguardi dei suoi personaggi, la sua sicurezza nel raccontare le difficoltà nel rapporto tra generazioni diverse, il male di crescere e di vivere in pieno i sentimenti (G. Brunetta[1])
  • Il Dizionario Morandini assegna al film tre stelle su cinque e lo definisce una brillante opera prima[2][3].
  • Il Dizionario Farinotti gli assegna tre stelle su cinque[4]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gian Piero Brunetta, Cent'anni cinema italiano, Laterza, Bari 1991 - p. 647
  2. ^ M. Morandini, Il Morandini 2003, Zanichelli 2002 – pag.832
  3. ^ Commento de Il Morandini su Mymovies.it [1]
  4. ^ Pino Farinotti, Il Farinotti 2009, Newton Compton Editori 2008 – pag.1205

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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