Matra Djet

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Matra Djet
Matra Bonnet Djet V.jpg
Una Matra Djet V
Descrizione generale
Costruttore Francia  Matra
Tipo principale berlinetta
Produzione dal 1962 al 1968
Sostituita da Matra M530
Esemplari prodotti 1693
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 3800-4220 mm
Larghezza 1400-1500 mm
Altezza 1150-1200 mm
Passo 2400 mm
Massa 600-650 kg
Altro
Stile Jacques Hubert
Stessa famiglia Renault 8
Auto simili Alpine A110

La Djet era un'autovettura sportiva prodotta dal 1962 al 1968 dalla Casa automobilistica francese Matra.

Storia e profilo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961, i signori René Bonnet e Charles Deutch, titolari della DB, piccola fabbrica di automobili sportive motorizzate dalla Panhard, ruppero il loro sodalizio, poiché il primo ebbe raggiunto un accordo commerciale con la Renault per la realizzazione di una nuova piccola sportiva. Charles Deutch prese molto male l'accaduto e si giunse quindi alla brusca rottura del rapporto professionale tra i due. Fu così che René Bonnet si mise in proprio per lavorare alla realizzazione di questa nuova vettura. La Renault entrò in gioco al momento di fornire gli organi meccanici della vettura stessa: il motore era lo stesso dell'allora neonata Renault 8, mentre il cambio fu preso pari pari da quello del furgone Estafette. Dal punto i vista dell'architettura, la vettua doveva essere una berlinetta due posti secchi con motore centrale.
Per quanto riguarda la carrozzeria, invece, Bonnet si affidò alla Matra, una azienda francese che fino a quel momento non si era mai cimentata nel settore automobilistico, ma era invece piuttosto nota all'epoca nel campo dell'aeronautica e nei decenni seguenti si sarebbe espansa anche nel campo aerospaziale, militare e delle telecomunicazioni.
All'inizio degli anni sessanta, la Matra aveva già cominciato ad interessarsi anche alla lavorazione della vetroresina, soprattutto grazie all'acquisizione della GAP, un'azienda francese specializzata in tali lavorazioni, e pertanto Bonnet, al corrente di ciò, commissionò alla Matra la realizzazione della carrozzeria per la nuova vettura. La Matra, dal canto suo, fiutando nuove prospettive commerciali, fornì a Bonnet anche lo stabilimento di Romorantin per l'assemblaggio delle vetture.
Il risultato fu la Djet, una vettura introdotta nel 1962, lo stesso anno in cui fu introdotta anche una delle sue più strette rivali, la Alpine A110.
La Djet inizialmente doveva chiamarsi Jet, proprio come i noti velivoli, ma ritenne in seguito che i francesi avrebbero avuto difficoltà a pronunciarlo correttamente e quindi utilizzò la lettera D come espediente per una pronuncia corretta.
La vettura suscitò consensi per la sua linea molto sportiva, armoniosa ed equilibrata, nonché per l'originale disposizione meccanica.
Fu lanciata inizialmente in due versioni, denominate Djet I (con motore della Renault 8) e Djet II (con motore della R8 elaborato da Gordini). Poco dopo arrivarono anche le Djet III e IV, equipaggiate da un motore da un litro ed utilizzate solo in campo agonistico.
La vettura fu infatti subito introdotta nelle gare su pista, dove riportò anche alcuni successi. Ma ben presto la piccola Casa francese cominciò ad avere dei problemi finanziari e si trovò ben presto nei guai. Ci pensò allora la Matra ad acquisire nel 1963 la piccola fabbrica francese di René Bonnet. Dopo aver effettuato alcune modifiche alla carrozzeria per mano del giovane designer Philippe Guédon, la Djet fu proposta con il marchio Matra-Bonnet, ed in due versioni: la Djet V e la Djet V S, quest'ultima elaborata sempre da Gordini. Rispetto alla vettura originale, la Djet con marchio Matra era sensibilmente più lunga, più larga e più alta, passando per esempio da 3.8 a 4.22 m di lunghezza. Solo il passo rimase invariato a 2.4 metri. Le modifiche alla carrozzeria consentirono di migliorare l'aerodinamica, già curata fin dall'inizio, e raggiungere un valore di Cx pari a 0,25.
Al Salone di Parigi del 1965, la Djet perse la numerazione romana delle sue versioni e il nome Bonnet, divenendo Matra Sports Djet 5. L'anno seguente, inoltre, perse anche la D iniziale, divenendo Jet 5, come nelle iniziali intenzioni di Bonnet. Lo stesso anno fu introdotta anche la Jet 6, con motore 1.3 rivisto da Gordini.
La Djet fu tolta di produzione nel 1968, dopo essere stata prodotta complessivamente in 1693 esemplari, di cui 198 con il marchio René Bonnet.

Meccanica[modifica | modifica wikitesto]

Vista del vano motore di una Djet

La Djet fu una delle prime vetture stradali prodotte in serie a proporre la soluzione del motore centrale.
Il motore era un 4 cilindri da 1108 cm³ mutuato dalla Renault 8 e disponibile in diversi livelli di potenza: la Djet I erogava 60 CV, mentre la Djet II arrivava a 70 CV, in entrambi i casi a 6000 giri/min. La velocità massima era di 160 km/h per la Djet I e di 170 km/h per la Djet II.
Per quanto riguarda le successive Djet proposte anche in versione stradale, le Djet V (poi ribattezzate Jet 5), esse montavano sempre lo stesso motore, ma con potenza di 70 CV per la Djet V e di 90 CV per la Djet V S. Le velocità massime erano rispettivamente di 170 e 190 km/h.
L'ultima della famiglia Djet in ordine cronologico fu la Jet 6, equipaggiata con un 4 cilindri da 1255 cm³, che Gordini portò a 105 CV di potenza massima, spingendo così la Jet 6 a 210 km/h di allungo.
In campo sportivo furono però utilizzate anche le Djet III e IV, equipaggiate da un 4 cilindri da 996 cm³ in grado di sviluppare ben 100 CV di potenza massima.
Per quanto riguardava l'impianto frenante, fu scelta la soluzione dei freni a disco sulle quattro ruote. Le sospensioni erano tutte a ruote indipendenti, con altezza da terra regolabile.

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