Massacro di Amritsar

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Massacro di Amritsar o anche massacro di Jalianwalla Bagh è il nome che indica un episodio avvenuto il 13 aprile 1919 ad Amritsar, principale città dello stato indiano del Punjab, allora parte dell'India e quindi dell'Impero Britannico.

Il generale Reginald Dyer ordinò alle sue truppe, in parte britanniche e in parte Gurkha di aprire il fuoco sulla folla che assisteva ad un comizio in un'angusta piazzetta della città, causando più di 1500 tra morti e feriti.

Non ritenne di sparare alcun colpo di avvertimento affinché la folla si disperdesse.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 marzo 1919 nell'intero subcontinente vi furono proteste e manifestazioni di massa guidate dal Partito del Congresso contro il Rowlatt Act, legge che consentiva incarcerazioni arbitrarie di dissidenti senza alcun processo.

Dopo la prima guerra mondiale stava aumentando l'insoddisfazione fra gli indiani. Questi avevano partecipato al conflitto senza però trarre alcun vantaggio dai loro sacrifici, sottostando a uno stato meno liberale di quello di altri dominion come Canada e Australia.

Mentre i membri istruiti della classe media del Congresso mettevano in pratica i metodi pacifici propugnati da Mohandas Gandhi, chiamati satyagraha, molti dei manifestanti non lo facevano.

Il primo giorno delle marce, il 6 aprile, pacifiche dimostrazioni politiche volsero rapidamente alla violenza. Gli assassinii di numerosi amministratori britannici, attacchi incendiari a banche inglesi, uffici governativi e proprietà private indussero il governatore inglese del Punjab, sir Michael O'Dwyer, a dichiarare la legge marziale.

Il raduno[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 aprile migliaia di indiani si trovarono al Jalianwalla Bagh nel cuore della città di Amritsar. L'occasione era la festività Sikh di Baisakhi in cui è tradizione festeggiare l'arrivo della primavera ritrovandosi in comunità.

Il raduno sfidava l'articolo della legge marziale che proibiva le riunioni di cinque o più persone in città. Il luogo del ritrovo, il Jalianwalla Bagh era un parco circondato su tutti i lati da mura di mattoni e con una sola stretta apertura per l'accesso e l'uscita.

Il massacro[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe inglesi e i gurkha marciarono sino al parco accompagnati da un mezzo blindato su cui erano montate mitragliatrici che però rimase fuori dato che non era in grado di passare nello stretto ingresso.

I soldati erano guidati dal generale Reginald Dyer che, senza sparare alcun colpo di avvertimento affinché la folla si disperdesse, ordinò ai suoi uomini di aprire il fuoco.

Dato che non esistevano nel parco altre uscite oltre a quella già ingombrata dai soldati, la gente tentò disperatamente di scappare arrampicandosi sui muri e alcuni si gettarono in un pozzo per sfuggire ai proiettili.

Il tiro continuò sino all'esaurimento delle munizioni, in pochi minuti vi furono "almeno 379 morti e oltre 1200 feriti"[1]; le truppe si ritirarono senza fornire alcuna assistenza medica ai feriti. Ci saranno in totale 1516 tra morti e feriti con 1650 proiettili sparati[2].

Il monumento alle vittime del massacro.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Seguirono due mesi di ferree leggi marziali in tutto il Punjab con violenze e umilianti disposizioni razziali contro gli indiani.

L'accaduto, che si inseriva nelle tensioni provocate in India dal rifiuto britannico di rispettare le promesse di riforme e autonomia fatte nel corso della prima guerra mondiale, sconvolse la stessa opinione pubblica indiana.

Alcuni, come i dirigenti religiosi sikh di Amritsar, che offrirono una medaglia a Dyer, o la stessa Annie Besant, appoggiarono l'operato di Dyer, temendo l'estendersi all'India di una rivoluzione sociale. Altri invece ritennero giunto il momento di passare a movimenti di massa politici e sindacali per imporre al governo coloniale un reale mutamento di rotta. Per il movimento nazionalista indiano, e per quello gandhiano in particolare, il massacro di Amritsar segnò un cruciale punto di svolta.

Dyer venne sottoposto a procedimento disciplinare da una commissione appositamente costituita dal governo britannico in India, ma non vennero presi provvedimenti ufficiali nei suoi confronti anche se l'ufficiale venne costretto a rassegnare le proprie dimissioni direttamente da una lettera del Viceré.

Monumento[modifica | modifica wikitesto]

Quando l'India ottenne l'indipendenza venne costruito nel Bagh un monumento ai caduti a forma di fiamma; sono tuttora visibili sui muri del parco i segni dei proiettili sparati dalle truppe inglesi.

Il massacro di Amritsar è stato rappresentato anche nel film Gandhi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato riportato nel seguente video: http://it.youtube.com/watch?v=BwH7Q1cOncI&feature=related
  2. ^ Dato riportato a pag 170 di: Moduli di Storia. 3 Il Novecento. Edizioni Bruno Mondadori 1998.
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