Leontopithecus rosalia

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Scimmia leonina
Stavenn Leontopithecus rosalia 01.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Platyrrhini
Famiglia Cebidae
Sottofamiglia Callitrichinae
Genere Leontopithecus
Specie L. rosalia
Nomenclatura binomiale
Leontopithecus rosalia
Linneo, 1766

La grande scimmia leonina o leontocebo rosalia (Leontopithecus rosalia Linneo, 1766) è un primate platirrino della famiglia dei Cebidi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Vive nella zona costiera sud-orientale del Brasile, dove colonizza le aree di foresta atlantica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura complessivamente circa 70 cm, con la coda che è solitamente più lunga del corpo di 10-15 cm. Il peso medio è di circa 650 g.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Una scimmia leonina in cattività: notare la criniera e la lunga coda.

Il pelo è lungo e soffice, di consistenza setosa e di un colore che va dall'arancio dorato al giallo albicocca: attorno alla testa e sul collo il pelo è particolarmente lungo, formando una sorta di criniera (da qui l'aggettivo "leonina"), che può essere gonfiata drizzando i peli. In particolare, questi animali possiedono due ciuffi di pelo al di sopra delle sopracciglia, che ricadono lateralmente andandosi a fondere col resto della criniera, ma che tuttavia sono particolarmente erettili.
La faccia è appiattita, glabra, con due narici assai distanziate: la pelle è di colore grigiastro. Le mani non presentano pollici opponibili: hanno inoltre unghie appuntite (dette tegulae), fatta eccezione per i pollici, i quali presentano unghie larghe ed appiattite.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Un nucleo familiare di scimmie leonine.

Si tratta di animali diurni ed arboricoli: durante la notte, cercano riparo in cavità dei tronchi d'albero, mentre di giorno, per sfuggire alle ore più torride della giornata, si riposano al riparo nella vegetazione più fitta. Vivono in gruppi che contano da due a otto individui, composti da una coppia dominante e dai cuccioli di due o tre parti precedenti: a volte, possono entrare a far parte del gruppo anche parenti della femmina dominante. Per il resto, si tratta di animali piuttosto territoriali, che delimitano la propria zona tramite messaggi odorosi (che vengono lasciati strofinando delle particolari ghiandole soprapubiche contro supporti in zone di confine con altri territori) e particolari vocalizzazioni. Qualora qualche intruso violi i confini del territorio e lo invada, viene solitamente accolto dal gruppo proprietario di quest'ultimo che lo fissa in maniera insistente: qualora l'intruso insista nell'invasione, sopraggiungono manifestazioni di minaccia come la bocca aperta con le labbra tese (in modo tale da scoprire i denti) o la "posizione della strega", dove la schiena viene inarcata ed il corpo tenuto lateralmente rispetto all'intruso, coi peli ben eretti per aumentare il volume corporeo. Raramente si arriva a manifestazioni violente.
Nell'ambito del gruppo, si tratta di animali molto attaccati gli uni agli altri: sono fra i pochi callitricidi dediti al grooming (in particolare sono principalmente i maschi a praticarlo sulle femmine), mentre sia i giovani che gli adulti passano molto tempo giocando fra di loro (lotta, rimpiattino) ed emettendo vocalizzazioni quasi continue, che sono l'unico tipo di dimorfismo sessuale presente in questa specie, poiché sono leggermente differenti nei due sessi.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le scimmie leonine sono animali onnivori: si nutrono principalmente di frutta ed invertebrati, ma qualora si presenti l'occasione non disdegnano di integrare la propria dieta con piccoli vertebrati (lucertole, nidiacei) e uova.
Per catturare gli insetti e le loro larve, utilizzano le lunghe ed affusolate dita armate di artigli per scavare nel legno marcescente e mettere allo scoperto i loro nidi: questa tecnica prende il nome di "micromanipolazione".
Spesso i componenti di una coppia dividono il cibo fra loro o coi loro cuccioli, mentre è più raro che offrano del cibo da loro trovato ad altri membri del gruppo.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare con cucciolo.

Il periodo riproduttivo cade in natura durante la stagione delle piogge, ossia fra settembre e marzo nell'emisfero australe: la femmina può portare a termine con successo anche due gravidanze l'anno. Come nelle altre specie di callitricidi, la femmina dominante è anche l'unica a potersi riprodurre, impedendo alle altre femmine del gruppo (solitamente sue figlie o parenti) di raggiungere l'ovulazione mediante l'emissione di feromoni.
La gestazione dura generalmente poco più di quattro mesi, al termine dei quali vengono dati alla luce solitamente due gemelli (ma può accadere che nasca un unico cucciolo, così come tre o quattro gemelli) che pesano circa 55 g ed alla nascita sono già ricoperti di pelo ed hanno gli occhi aperti. Sono tuttavia del tutto dipendenti dalle cure dei genitori: per le prime due settimane è la madre a portarli, tenendoli attaccati al ventre ed al dorso. In seguito è il padre che si accolla i cuccioli, spesso coadiuvato anche dagli altri membri del gruppo, lasciandoli alla madre solo per la poppata, ossia all'incirca ogni due o tre ore. Curiosamente, in questa specie è stato osservato che i giovani alle prime armi con l'allevamento di cuccioli tendono a prendersi cura preferibilmente di cuccioli del loro stesso sesso, mentre gli adulti con esperienza non fanno differenza fra maschi e femmine.
I cuccioli vengono svezzati completamente attorno al mese e mezzo d'età, anche se cominciano a prendere confidenza coi cibi solidi già a partire dalla terza settimana di vita. Essi restano nell'ambito del gruppo anche dopo aver raggiunto la maturità sessuale, ossia a circa un anno e mezzo per le femmine ed a due anni per i maschi. Questi ultimi sono anche i primi ad allontanarsi dal gruppo, attorno ai tre anni d'età.

La speranza di vita di questi animali in natura si aggira attorno ai 15 anni, mentre in cattività supera facilmente i 20 anni: il record di longevità appartiene ad un esemplare in cattività vissuto 28 anni.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare in cattività: il successo dei programmi di riproduzione di questa specie lasciano ben sperare per il suo futuro.

La cattura indiscriminata di queste magnifiche scimmiette da parte della popolazione locale per venderle come animali da compagnia o come cavie da laboratorio, unitamente alla distruzione sistematica dell'habitat per far spazio ad insediamenti umani od a coltivazioni ha fatto sì che il numero di scimmie leonine in natura precipitasse, tanto che nel 1982 la specie fu classificata dall'IUCN come in pericolo, stato che nel 1993 passò a critico.
Prima che l'estinzione divenisse inevitabile, molti zoo in possesso di questi animali unirono i propri sforzi per tentarne la riproduzione in cattività, al fine di intraprenderne in un futuro prossimo la reintroduzione nel vecchio areale.
Fortunatamente, pare che le scimmie leonine si riproducano bene in cattività e non soffrano eccessivamente la prigionia, e quindi il loro numero è cresciuto negli anni sia in cattività che allo stato selvatico, dove nuove popolazioni sono state introdotte in alcuni parchi nazionali con ottimi risultati[1]: attualmente si contano circa 500 esemplari in cattività e più di un migliaio in natura, concentrati nella riserva biologica di Poço de Antas, nei pressi di Rio de Janeiro, e lo status della specie è nuovamente sceso a in pericolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Translocations of Golden Lion Tamarins – history and status as of MAY 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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