Lamont Young

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Lamont Young si formò in un epoca in cui in Inghilterra l’eclettismo d’architettura faceva scuola [...] Lo stile di Young era quindi fortemente napoletano progressista ma non fu invece ritenuto conforme a quello della città e ciò gli causò aspre critiche e forti opposizioni [...] Lamont Yong nacque paradossalmente troppo presto e visse come un uomo fuori dal suo tempo in una città già troppo difficile per un genio che fu un mix di perseveranza partenopea e rigidità anglosassone »
(Angelo Forgione[1])

Lamont Young (Napoli, 12 marzo 1851Napoli, 1929) è stato un architetto e urbanista italiano.

Il Castello Aselmeyer a Napoli

Di padre scozzese e madre indiana, nacque e lavorò a Napoli e fu famoso per aver progettato e costruito il Parco Grifeo col Castello Aselmeyer, alcuni palazzi del Parco Margherita e del rione Amedeo, Villa Ebe sul Monte Echia (sua residenza personale) e la sede dell'Istituto Grenoble in via Crispi[2].

A lui si devono nel 1872 anche i progetti (mai realizzati) della prima linea metropolitana napoletana[3] (che appaiono ricordati nelle stazioni del metrò dell'arte) e del "rione Venezia", la nuova città fatta di canali, giardini e palazzi residenziali a bassa densità abitativa.

Il nuovo rione avrebbe dovuto sorgere fra Santa Lucia e l'area flegrea, che il progetto voleva unite e collegate da un sistema di calli e canali, fra cui un spettacolare canale in galleria che avrebbe dovuto passare sotto la collina di Posillipo e, attraverso Fuorigrotta, avrebbe dovuto sfociare a Bagnoli che Young, con estrema lungimiranza, aveva indicato come ideale polo turistico e balneare cittadino di respiro europeo.

Il suo stile "pseudo-vittoriano" fu talvolta criticato in quanto non rispondente alla tradizione architettonica cittadina.

Morì suicida a Villa Ebe, a Pizzofalcone, nel 1929; la residenza è lasciata andare nel degrado dall'amministrazione comunale di Napoli[1].

Young fu anche un appassionato di motori e la sua passione per le auto lo indusse a promuovere la nascita dell'automobile club di Napoli, ufficialmente costituito il 18 febbraio del 1906, presso la sua abitazione di allora.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lamont Young, un genio napoletano dimenticato napoli.com
  2. ^ Napoli tradisce il grande sogno di Lamont Young secoloditalia.it
  3. ^ Renato De Fusco, Facciamo finta che: cronistoria architettonica e urbanistica di Napoli e dintorni in scritti brevi dal '50 al 2000, Liguori Editore, pagina 96 books.google.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Alisio, Lamont Young. Utopia e realtà nell'urbanistica napoletana dell'Ottocento, 3ª ed., Roma, Officina Edizioni, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN42647593 · LCCN: (ENn79029333 · ISNI: (EN0000 0000 3119 0901 · GND: (DE103328386X · ULAN: (EN500328434