La fida ninfa

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La fida ninfa
Lingua originale italiano
Genere dramma pastorale
Musica Antonio Vivaldi
Libretto Scipione Maffei
Atti tre
Prima rappr. 6 gennaio 1732
Teatro Teatro Filarmonico di Verona
Personaggi

La fida ninfa (RV 714) è un dramma per musica in tre atti di Antonio Vivaldi su libretto di Scipione Maffei.

Rappresentata in occasione dell'apertura del Teatro Filarmonico di Verona, l'allestimento fu curato da Francesco Galli Bibiena.

Il libretto de La fida ninfa era stato stampato, a cura di Giulio Cesare Becelli, assieme ad opere teatrali di Scipione Maffei, fra cui la Merope, nel 1730[1]

Antonio Vivaldi
Scipione Maffei

Vicende dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Questo è un dei lavori della maturità di Vivaldi. Il rischio di monotonia che genera la sequenza di arie e recitativi è sapientemente interrotto con l'inserzione di due duetti, un trio, un quartetto, un quintetto e un sestetto. A Vivaldi fu commissionata l'opera nel 1729. Fini il suo lavoro l'anno successivo, ma la rappresentazione de La fida Ninfa, con cui si doveva inaugurare il Teatro Filarmonico, fu posticipata. Dalle cronache del tempo si può capire il perché: grandi concentrazioni di truppe tedesche erano allora ai confini della Repubblica e gli ufficiali di questi eserciti avevano richiesto l'autorizzazione per andare a Verona per assistere alla prima rappresentazione dell'opera. Ma i dirigenti veneziani erano preoccupati di mostrare loro le debolezze difensive della Repubblica. Vivaldi e Maffei, l'autore del libretto, che aveva finanziato e si era speso per l'organizzazione dell'opera con un importo di 20.000 ducati - somma davvero eccezionale all'epoca - dovettero aspettare il 1732 per vedere messo in scena il loro lavoro. Il melodramma fu poi allestito dalla Corte Imperiale di Vienna nel 1737, in una rappresentazione data sotto il titolo Il Giorno felice. Fu in seguito dimenticato e non più rappresentato fino al 1958 al Théâtre des Champs Elysées a Parigi. L'opera è raramente presente in cartellone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La trama del libretto non rende giustizia al suo autore, Francesco Scipione Maffei, un aristocratico di grande erudizione. A questo proposito, La Ninfa è un'allegoria sul matrimonio l'amore e gli impegni di fedeltà sentimentale pieno di cliché, ninfe, pirati scontrosi e gli errori di identità. Ma è opinione che la musica sublime di Vivaldi superi i limiti del testo. La storia si svolge nell'isola di Naxos nel mare Egeo, nella Grecia antica.

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Oralto, comandante pirata e signore di Naxos, rapisce due donne giovani, Licori e Elpina, e anche il padre Narete , pastore di Sciro. Licori era sposa di Osmino, che era stato anche lui rapito da dei soldati traci. Più tardi, Osmino, ribattezzata Morasto diventa tenente di Oralto, ma nessuno lo riconosce. Il giovane è angosciato quando scopre che altri suoi connazionali sono stati ridotti in schiavitù. Il fratello di Morasto, Tirsi, vive anch'egli nell'isola sotto il dominio di Oralto. I suoi genitori gli avevano dato il nome di Osmino, in memoria del fratello perduto. Tirsi, sotto il nome di Osmino, si innamora di Licoris. Ma per attirarene l'attenzione e rendere gelosa, seduce la sua Elpina sorella. Licori piace anche ad Oralto che chiede aiuto a Morasto per aiutarlo a ottenere la ragazza. Nel frattempo, il vecchio Narete fa una strana scoperta: ha trovato scolpito su gli alberi i nomi di Osmino e Licori.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Licori credeva di aver riconosciuto in Tirsi la persona a cui era destinata. Narete, tuttavia, tenta di negoziare con Oralto la redenzione di tutta la famiglia con un pagamento enorme per tutti al fine di ritornare in patria. Ma Oralto, irritato dal disprezzo di Licori, vuole venderli come schiavi del sultano. Morasto comincia la corte a Licori. Scopre tutta la verità, ma teme di rivelare il segreto. Tirsi dichiara apertamente i suoi sentimenti per Licori. Elpina, profondamente ferita, Tirsi accusa di abusare della sua buona fede. Narete, che realizza le intenzioni di Oralto, chiede l'aiuto di Morasto che accetta di aiutarli.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Oralto minaccia Licori di vendere il suo schiavo con la sua famiglia se non acconsente. Licori pensa al suicidio e fugge. Nella sua corsa, inciampa e cade in un fiume. Narete trova un velo e lo mostra Oralto come prova che sua figlia è annegata. Il tiranno di Naxos è assente per alcuni giorni e ha dato il comando della dell'isola a Morasto. Questo gli avrebbe permesso di rivelare la sua vera identità: è lui il vero Osmino. Licori, che non è affogata, fedele ai suoi voti, rinnova le sue promesse d'amore al vecchio fidanzato. Sono quindi volte le vele a Sciro, quando una terribile tempesta li sorprende in mare. Per fortuna Giunone piena di compassione per le miserie e l'amore indistruttibile di due giovani provati dalla sorte per lungo tempo, chiede a Eolo, il dio del vento, che soffi sulle onde per calmare il mare.

Primi interpreti[modifica | modifica wikitesto]

ruolo tipologia vocale primi interpreti, 6 gennaio 1732[2]
Licori soprano Maria Giovanna Gasperini
Elpina contralto Gerolama Madonia
Oralto basso Francesco Venturini
Morasto soprano castrato Giuseppe Valentini
Osmino (Tirsi) contralto castrato Stefano Pasi
Narete tenore Ottavio Sinalco
Giunone contralto (?)
Eolo basso (?)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulio Cesare Becelli, La fida ninfa, drama per musica (on-line). In: Scipione Maffei, Teatro del sig. Marchese Scipione Maffei cioè la tragedia la comedia e il drama non più stampato aggiunta la spiegazione d'alcune antichità pertinenti al Teatro, In Verona : per Gio. Alberto Tumermani librajo, 1730
  2. ^ secondo Le magazine de l'opéra baroque(FR)