L'arte della commedia

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L'arte della commedia
Commedia in due tempi e un prologo
Autore Eduardo De Filippo
Lingua originale Italiano
Genere Teatro
Composto nel 1964
Personaggi
  • Oreste Campese, capocomico
  • Il prefetto De Caro
  • Giacomo Franci, segretario del prefetto
  • Quinto Bassetti, medico condotto
  • Padre Salvati, parroco
  • Lucia Petrella, maestra elementare
  • Cav. Girolamo Pica, farmacista
  • Veronesi, piantone
  • Padrona dell'osteria
  • Un montanaro
  • La moglie del montanaro
  • Il sagrestano
  • Il maresciallo dei carabinieri
Riduzioni cinematografiche Cinema:

TV: Una trasposizione televisiva con regia dello stesso autore. Tra gli interpreti, oltre Eduardo, Ferruccio De Ceresa, Luca De Filippo, Paolo Graziosi, Mario Scaccia, Angelica Ippolito.

 

L'arte della commedia è una commedia teatrale in due tempi e un prologo, scritta da Eduardo De Filippo nel 1964. L'opera fa parte della raccolta Cantata dei giorni dispari, che contiene le commedie scritte nell'immediato dopoguerra, e quindi nei giorni più difficili (i giorni dispari in un detto napoletano).

Trama[modifica | modifica sorgente]

1964. Oreste Campese è capocomico di una compagnia itinerante di guitti - formata dalla sua famiglia - che giunge in pieno inverno in un non meglio specificato paese dell'Italia centrale. Durante il prologo, Campese ricostruisce l'antefatto: la compagnia ha appena subito la disgrazia della perdita del "capannone", una struttura teatrale mobile finita in cenere a causa di un incendio accidentale. Le fiamme hanno risparmiato solo le casse dei trucchi e dei costumi, che sono state opportunamente messe in salvo.

Afflitto, il capocomico attende di essere ricevuto dal prefetto De Caro, appena trasferito in quella sede e giunto solo la sera prima a prendere possesso del suo nuovo ufficio. Il prefetto decide di ricevere per primo proprio Campese, il cui nome è stato inserito in una lista di cinque persone fra le tante che gli hanno chiesto udienza, immaginando che quell'attore possa riservargli qualche attimo di piacevole colloquio. Durante il colloquio, Campese e De Caro si confrontano sul significato e l'importanza del teatro nella società, sull'impegno dello Stato a favore dell'arte e sulla condizione di vita degli attori, esprimendo punti di vista fortemente in contrasto. La discussione degenera e il prefetto, irritato, congeda il capocomico assegnandogli un "foglio di via", affinché possa lasciare il paese in treno a spese della prefettura. Campese protesta, lamentando di non essere venuto a elemosinare un viaggio, ma chiedendo invece la presenza del prefetto alla messa in scena del nuovo spettacolo della compagnia, in modo che il prevedibile afflusso di pubblico gli permetta di rimettersi in cammino coi propri soldi. Ancor più stizzito dalla proposta di fare da "specchietto per le allodole", De Caro fa consegnare a Campese quello che crede essere il foglio di via e lo mette alla porta. Ma per errore, fra le mani del capocomico finisce la lista delle persone che il prefetto dovrà ricevere. L'attore, prima di andare via, può così lanciare a De Caro la sua sfida: sarà in grado il prefetto di stabilire se le persone che riceverà nel corso della giornata saranno veramente chi diranno di essere e non attori della sua compagnia?

Nel secondo atto si assiste a una sfilata di personaggi di varia umanità: il prefetto riceve nell'ordine Quinto Bassetti, medico condotto; padre Salvati, parroco del paese; Lucia Petrella, maestra elementare; Girolamo Pica, farmacista. In ciascuno degli incontri, De Caro cerca di capire se si tratti di attori o persone reali, senza però riuscire a risolvere l'enigma. Quando alla fine il farmacista Pica si avvelena e, almeno apparentemente, muore nel suo ufficio, la situazione è ormai precipitata. Proprio in quel frangente avviene il ritorno di Campese, che viene a restituire il foglio datogli per sbaglio. Il prefetto gli lancia l'ultimatum: confessare che quelle persone sono i suoi attori o andare incontro alla denuncia ai carabinieri. Campese gli spiega che non ha importanza sapere la verità, perché le storie che ciascun personaggio ha raccontato sono fatti umani di cui lui, in quanto prefetto, dovrà comunque tenere conto, indipendentemente dalla reale identità di quelle persone.

Ma prima che la forza pubblica faccia ingresso nello studio, Campese gli ricorda che nel vestiario di una compagnia teatrale non è difficile trovare un costume da maresciallo dei carabinieri...

Critica della commedia[modifica | modifica sorgente]

L'arte della commedia è un vero e proprio "manifesto" politico della poetica teatrale di Eduardo. È una commedia di denuncia da parte degli attori verso la borghesia che censura ideologicamente e materialmente i contenuti di verità che gli artisti vorrebbero esprimere e mette in secondo piano il loro ruolo produttivo in società. Una censura di carattere materiale imposta, che evita di far nascere e pubblicizzare lavori di denuncia sociale, per impedire una sensibilizzazione delle coscienze verso i reali problemi della società. Eduardo infatti denuncia in questa opera la coercizione che il teatro e gli artisti sono costretti a subire dai vari governi, che per distrarre le masse dall'avere un'opinione indirizzano la cultura di massa in una direzione tanto edonista quanto deleteria per le sorti dell'intera umanità, generando confusione, che risulta essere strumentale agli interessi dei potenti. Un capolavoro politico sulla questione teatrale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume terzo) - Cantata dei giorni dispari (Tomo secondo) - Mondadori, Milano 2007, pagg. 1163-1298 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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