Non ti pago
| Non ti pago | |
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| Commedia in tre atti | |
| La delusione del sabato sera di Ferdinando e Aglietiello | |
| Autore | Eduardo De Filippo |
| Lingua originale | Italiano |
| Genere | Teatro |
| Composto nel | 1940 |
| Personaggi | |
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| Riduzioni cinematografiche | Cinema: Non ti pago! del 1942, con la regia di Carlo Ludovico Bragaglia. Tra gli interpreti, oltre lo stesso Eduardo, che interpretava sempre Ferdinando, anche Peppino De Filippo nel ruolo di Bertolini, in questa versione Procopio, Titina De Filippo nel ruolo di Concetta e Guido De Rege nel ruolo di Anglitiello. |
Non ti pago è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1940. Contenuta fino al 1971 nella raccolta intitolata Cantata dei giorni dispari, in seguito venne inclusa nella Cantata dei giorni pari.
[modifica] Storia
La commedia viene messa in scena per la prima volta dalla compagnia "Teatro Umoristico I De Filippo", l'8 dicembre 1940 al Teatro Quirino di Roma con Eduardo nella parte di Ferdinando Quagliuolo e il fratello Peppino che impersona l'antagonista Mario Bertolini; il successo sia di critica che di pubblico è più che soddisfacente.
Va detto che una certa parte di critica era portata ancora, in quegli anni a sottovalutare l'importanza dei De Filippo come autori, pur riconoscendo le straordinarie capacità di attori ma, la giusta valutazione dell'arte drammaturgica dei De Filippo cominciò a manifestarsi nella critica proprio a partire da questa opera; importante fu il giudizio dato da Ennio Flaiano che affermò qualche tempo dopo: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d'oggi al teatro».
L'espediente dell'anatema che Ferdinando lancia a Bertolini, assente nella prima edizione della commedia, fu lanciato nell'omonimo film del 1942 di Carlo Ludovico Bragaglia, interpretato dai tre fratelli De Filippo.
Non ti pago fu registrata per la televisione il 13 gennaio 1956 in diretta dal Teatro Odeon di Milano con interpreti, tra gli altri, Dolores Palumbo, Isa Danieli, Ugo D'Alessio, Luisa Conte accanto allo stesso Eduardo.
Successivamente, il 7 aprile 1964 andò in onda su Rai 2 lo spettacolo allestito in studio per la regia di Eduardo e, tra le più recenti riproposte va menzionata quella di Luca De Filippo del novembre 1989 al Salone Pier Lombardo di Milano.
La commedia è stata allestita anche all'estero (Parigi e Buenos Aires).
[modifica] Trama
Ferdinando Quagliuolo ha ereditato la gestione di un "banco lotto" dopo la morte del padre; è anche accanito giocatore in cerca di numeri vincenti, a dispetto della sua eccezionale sfortuna. Un suo impiegato, Mario Bertolini, al contrario inanella vincite su vincite, suscitando una feroce invidia nel suo datore di lavoro. Mario fa la corte a sua figlia Stella, quasi a sua insaputa, con la complicità della madre Concetta.
Un giorno Mario annuncia la clamorosa vincita di una quaterna del valore di 4 milioni. Per l'occasione rivela a Ferdinando che i numeri li aveva ricevuti in sogno proprio dal defunto padre di lui, il quale va su tutte le furie: si impossessa del biglietto fortunato, rifiutando di corrispondergli la vincita, inoltre rivendica il diritto alla somma. La motivazione risiede nel fatto che Bertolini era andato a vivere nell'appartamento dove Ferdinando aveva vissuto da ragazzo, quindi lo spirito di suo padre si sarebbe rivolto a Mario per sbaglio, volendo destinare la vincita a suo figlio.
Accecato dall'invidia, ma fermamente convinto delle sue idee, Ferdinando si rivolge prima alla legge degli uomini (con l'avvocato Strumillo), quindi alla legge di Dio (con il parroco Don Raffaele), cercando invano alleati. Quindi tenta di estorcere a Mario una dichiarazione con la quale rinunci a ogni diritto sulla vincita, avallando al tempo stesso la propria tesi "onirica". Fernando intende minacciarlo con una pistola che fa scaricare dal suo aiutante Aglietiello. Questi, tutt'altro che complice del folle disegno del suo padrino, ne informa Mario, il quale dal canto suo ha già pronta una contromossa per incastrare Ferdinando in presenza di testimoni. Messo alle strette per minaccia a mano armata, Ferdinando si appella alla pistola scarica. Ma un colpo parte, seppure a vuoto, tra lo stupore generale per la tragedia sfiorata. Ferdinando capisce di avere rischiato l'ergastolo: a un Bertolini ancora sotto shock per avere rischiato la vita, rivolge una maledizione davanti al ritratto di suo padre, invocando ogni tipo di incidente e disgrazia qualora si decidesse a ritirare la somma vincente del biglietto che finalmente gli restituisce.
I cattivi auspici si verificano puntualmente e impediscono materialmente a Bertolini di ritirare la vincita. Bertolini è ormai malconcio nel fisico e nello spirito e beffardamente licenziato per le continue assenze per malattia: si arrende a Ferdinando e gli dà ragione a pieno titolo. Per Quagliuolo è il suo personale trionfo, e adesso può anche concedere a Mario la mano di sua figlia, che porta in dote i 4 milioni della quaterna. Inoltre rivela che questa reticenza nei suoi confronti, per non essere stato informato apertamente dell'interesse di Mario verso sua figlia, potrebbe essere stata la vera origine del suo ostracismo.
[modifica] Bibliografia
- Eduardo De Filippo, Teatro (Volume primo) - Cantata dei giorni pari, Mondadori, Milano 2000, pagg. 1229-1367 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)
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