Kita Ikki

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Kita Ikki nel 1920

Kita Ikki (Niigata, 3 aprile 1883Tokio, 19 agosto 1937) è stato un filosofo, scrittore e politico giapponese, promulgò idee in opposizione al mainstream ideologico dell'Impero giapponese dei primi Anni Venti e Trenta.

Formazione e anni giovanili[modifica | modifica sorgente]

Nato nell'isola di Sado, il suo vero nome era Kita Terujirō (北 輝次郎). Durante il periodo in cui frequentò l'Università di Waseda venne attratto dal socialismo ed ebbe modo di incontrare verie figure di spicco del movimento socialista giapponese di quegli anni. La connotazione del socialismo al quale Kita era interessato era di stampo piuttosto nazionalista e aveva ben poco in comune con il Marxismo. Egli fu anche attratto dalla rivoluzione cinese del 1911; aderì alla società segreta Tongmenghui e viaggiò in Cina nel periodo del rovesciamento della dinastia Qing. Fece ritorno in Giappone nel 1919 del tutto disilluso dagli eventi legati alla rivoluzione aui quali aveva assistito, e si unì a vari attivisti tra i quali lo scrittore Shūmei Ōkawa per formare lo Yuzonsha, una organizzazione ultra-nazionalista.

Le opere della maturità[modifica | modifica sorgente]

Kita Ikki sostenne nei suoi lavori la necessità dell'espansionismo giapponese sia per motivi ideologici (puntando sul pan-asianismo e sulla liberazione del continente asiatico dalle influenze occidentali) sia per dare sfogo al forte incremento demografico allora in atto in Giappone. Egli si opponeva inoltre alla burocrazia militare e politica dei tempi e al potere monopolista degli zaibatsu. A lui si ispirarono molti colpi di Stato falliti.

Arresto e condanna a morte[modifica | modifica sorgente]

I suoi scritti esercitarno una notevole influenza su vari settori dell'Esercito Imperiale Giapponese ed in particolare sulle fazioni che parteciparono all'Incidente del 26 febbraio 1936. Dopo il fallimento di questo tentativo di colpo di stato il filosofo fu arrestato della Kempeitai con l'accusa di complicità nell'incidente, processato da una corte militare ristretta e infine giustiziato.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ James L. McClain, Japan: A Modern History, pag 439 ISBN 0-393-04156-5

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