Ho visto cose che voi umani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La sequenza di Blade Runner in cui Roy Batty pronuncia il celebre monologo

Ho visto cose che voi umani... è un modo di dire derivato da una battuta di Blade Runner, film di fantascienza del 1982 diretto da Ridley Scott e ispirato al romanzo Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) di Philip K. Dick. Tale frase non è comunque riportata nel romanzo.

[modifica | modifica wikitesto]

Nel film la frase è l'incipit (in forma leggermente modificata) del celebre monologo di Rutger Hauer[1] nei panni del replicante Roy Batty, il quale prima di morire dice:

(EN)
« I've seen things you people wouldn't believe,

attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched the c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die. »

(IT)
« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »

(Rutger Hauer/Roy Batty)

Tale frase sembra non fosse prevista dalla sceneggiatura: sarebbe stato Rutger Hauer a improvvisare la battuta.[2] In realtà l'attore si limitò a modificare il testo scritto dallo sceneggiatore David Webb Peoples, aggiungendo le parole "come lacrime nella pioggia".[3][senza fonte]

Il monologo, nel film, fa riferimento al passato del replicante, durante la sua militanza nei corpi militari speciali extramondo. Tuttavia le sue parole risultano oscure, poiché il film non fornisce alcun elemento per capire cosa siano i "raggi B" o le "porte di Tannhäuser", che pertanto sono lasciati all'immaginazione dello spettatore. Il discorso è diverso per i "bastioni di Orione": infatti, l'originale inglese parla in realtà della "spalla" di Orione (the shoulder of Orion), che è il modo in cui viene a volte chiamata la stella Betelgeuse (α Orionis).

Il doppiaggio italiano del film si discosta dall'originale in altri due punti:

  • «you people» (traducibile come "voi altri") viene reso con "voi umani";
  • «c-beams» ("raggi C") viene tradotto come "raggi B" per esigenze di doppiaggio.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

L'attore Rutger Hauer è entrato nell'immaginario collettivo con l'interpretazione del monologo

La frase, subito entrata nella storia del cinema, ha modificato i criteri che venivano usati in fantascienza (sia cinematografica che letteraria) per distinguere fra umani e androidi, spostando la distinzione dal semplice piano fisico a quello cognitivo.[4]

Nel linguaggio comune, la frase è stata oggetto di innumerevoli citazioni e parodie. Viene usata principalmente come iperbole, col significato di "ho visto cose che è difficile credere", il più delle volte riferito ad episodi che vanno oltre i limiti del buon senso o del buon gusto (ad esempio per un monologo satirico e/o comico).

La frase viene spesso citata in una forma sbagliata, alterandola in "Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare". Sebbene il senso sia il medesimo, si tratta comunque di un esempio di falsa memoria collettiva.[5]

L'incipit della frase, nella versione inglese, dà il nome all'I've Seen Films, festival cinematografico internazionale che si tiene a Milano, fondato da Rutger Hauer.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Doppiato in italiano da Sandro Iovino.
  2. ^ (EN) Trivia for Blade Runner (1982), imdb.com. URL consultato il 5 novembre 2009.
  3. ^ (EN) La sceneggiatura originale di Blade Runner, 1981
  4. ^ Merzagora, op. cit., p. 89
  5. ^ Paragonabile alla celeberrima frase Suonala ancora, Sam... che durante il film Casablanca non viene mai recitata in quel modo (e soprattutto non viene mai citata da Humphrey Bogart).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Merzagora, Scienza da vedere: l'immaginario scientifico sul grande e sul piccolo schermo, Sironi Editore, 2006.
  • Anna Camaiti Hostert, Metix. Cinema globale e cultura visuale, Meltemi Melusine, 2004
  • Stefano Benni, Teatro 2, Feltrinelli, 2003

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]