Golden Globe Race

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La Golden Globe Race fu un trofeo velistico messo in palio da un noto giornale inglese, che avrebbe premiato colui che sarebbe stato in grado di compiere il giro del mondo in barca a vela in solitario e senza scali. Era il 1968, periodo di grandi cambiamenti, ma periodo in cui la vela, era ancora uno sport d’elite, per pochi appassionati, che avessero tempo, denaro e vera passione da spendere. Quella competizione, per quell’epoca, equivaleva a compiere un autentico salto nel buio. Non esistevano Gps, Epirb, radar satellitare, eco scandaglio, cibi liofilizzati e abbigliamento tecnico. Allora, tutto si traduceva in un sestante non sempre utilizzabile, una radio spesso solo ricevente (i messaggi spesso si lanciavano sulle navi di passaggio con una fionda), una monotonia alimentare compensata da tanto whisky, una tela cerata e maglioni di lana sempre bagnati e corrosi dal sale. L’idea di tale traversata oceanica venne al giornale inglese “Sunday Times” che sulla spinta del successo ottenuto da Francis Chichester, che sul suo “ketch Gipsy Moth IV”, aveva compiuto il giro del mondo in barca con un unico scalo a Sydney, si propose di organizzare questa competizione, sponsorizzandola e stabilendo un premio di 5000 sterline per il vincitore (secondo una stima, all’incirca 100.000 euro di oggi). Secondo il format, qualunque velista interessato sarebbe dovuto partire con un proprio mezzo da qualunque porto inglese in un giorno qualunque entro il 31 ottobre (ritenuta ultima data utile ad evitare di giungere a Capo Horn – già di per sé, il punto più pericoloso dell’intero percorso – in pieno inverno australe). Si previde che i velisti avrebbero passato tra i 9 mesi e l’anno, in mare aperto, soli e senza aiuti. Il percorso quasi obbligato per via della direzione dei venti, prevedeva di percorrere l’Oceano Atlantico, verso sud dall’Inghilterra, superando il Capo di Buona Speranza presso Città del Capo, in Sudafrica, percorrere tutto l’Oceano Indiano verso l’Australia, oltrepassarla, proseguire lungo l’Oceano Pacifico meridionale, doppiando Capo Horn, punta meridionale fra Cile ed Argentina, e poi risalire l’Atlantico per far ritorno in Inghilterra.

I coraggiosi partenti furono 9: John Ridgway, 29 anni, scozzese, capitano dell'esercito britannico. Nigel Tetley, 45 anni, nato in Sudafrica, ma inglese d’adozione e capitano della Marina britannica. Bernard Moitessier, 45 anni, navigatore e scrittore francese, vero lupo i mare. Robin Knox-Johnston, 28 anni, capitano della Marina mercantile britannica ed esperto di vela. Alex Carozzo, 36 anni, navigatore italiano, detto il "Chichester d’Italia" con all'attivo un attraversamento del Pacifico in solitario. Chay Blyth, 27 anni, scozzese, ex sergente dell'esercito britannico, senza alcuna esperienza di vela (imparerà sul campo l’arte di navigare). Bill King, 57 anni, irlandese, agricoltore ed ex comandante di sottomarini della Marina britannica, che partiva per "dimenticare sei brutti anni passati a combattere in fondo al mare!”. Loic Fougeron, 42 anni, francese, manager di una ditta di motociclette a Casablanca. Donald Crowhurst 36 anni, inglese, tecnico elettronico, decise di partecipare alla competizione per il premio, a causa delle gravi difficoltà economiche in cui versa la sua famiglia e la sua azienda. Indebitato fino al collo, dovette ipotecare la casa e persino la sua stessa barca che aveva costruito tramite i soldi di uno sponsor.

Quanto fosse dura la competizione, lo si capì quasi subito. Dopo qualche settimana di navigazione, questa, aveva già mietuto le prime vittime. Ridgway sbarcò dopo 6 settimane a Recife, in Brasile, a causa dell’inadeguatezza del mezzo, e si arrese per primo. Blyth andò già in difficoltà poco dopo la partenza; Durante le tempeste si rintanava nella sua cuccetta pregando e leggendo un manuale sulle navigazioni oceaniche. In proposito, dirà:"Era come trovarsi all'inferno e leggere le istruzioni per l'uso!". Nonostante la sua preparazione approssimativa fu comunque la barca a cedere prima di lui al largo del Sudafrica. Carozzo fu il terzo in ordine di tempo a lasciare la regata, ma fu quello ad aver coperto meno miglia di tutti: al largo del Portogallo fu colpito da ulcera allo stomaco, e si ritirò approdando a Lisbona. King disalberò al largo del Sud Africa e fu il quarto a lasciare la regata, ma si rifarà nella stessa regata del 74. Fougeron abbandonò nei pressi dell’Isola di Sant’Elena, nell’atlantico meridionale, con la barca in avaria. Tetley riuscì a percorrere tutto il tragitto nonostante i problemi alla barca, e risalire l'Atlantico in vantaggio, dopo aver superato indenne i punti più pericolosi, ma sentì via radio le posizioni di Crowhurst che si avvicinava progressivamente (informazioni errate, date dallo stesso Crowhurst e riportate dai media) e decise di spingere al limite il suo Victress, già danneggiato dagli Oceani meridionali. Naufragò così il 21 maggio a sole 1000 miglia dall'arrivo, ottenendo però il primato della circumnavigazione del globo su un trimarano. Crowhurst, non portò a termine la regata, ma colto da pazzia, si suicidò, gettandosi in mare a causa anche delle menzogne che aveva costruito per cercare di portare a termine la corsa. Accortosi subito dell'impossibilità di affrontare i tempestosi mari del sud con una barca varata in ritardo e già danneggiata poco dopo la partenza, dopo aver inizialmente fornito via radio posizioni false con coordinate fasulle, interruppe ogni tipo di comunicazione con la terraferma dopo qualche settimana, e fece rotta verso le coste del Brasile, e lì attese l’arrivo degli altri concorrenti, con l’intenzione a quel punto di virare e riprendere rotta verso nord in mezzo al gruppo. Nel frattempo teneva aggiornato un falso diario di bordo con improbabili dati di navigazione come un record di 243 miglia marine percorse in un giorno solo. Cadde però vittima delle sue stesse menzogne: durante la lunga sosta nelle acque brasiliane (passarono mesi), la barca andò in avaria e necessitò di urgenti riparazioni. Così fu costretto ad attraccare in Argentina per procurarsi i pezzi necessari a riprendere il mare. Rendendosi conto che a quel punto qualcuno certamente avrebbe riferito di averlo visto a terra in Sud America, cominciò a delirare; risalito in barca tentò un’ultima disperata mossa: ritornare a casa da “piazzato” (secondo o terzo posto, visti i precedenti ritiri di alcuni avversari), in modo che i giudici non avrebbero prestato caso a riesaminare il percorso da lui tenuto (o non tenuto), e richiedere comunque una ricompensa per il record di velocità della barca (le fasulle 243 miglia percorse in un giorno). Il ritiro di Tetley però, mandò a monte anche questo piano, perché a questo punto sarebbe comunque giunto in Inghilterra con la vittoria in pugno (a quel punto, per vari motivi erano finiti tutti fuori gara eccetto Robin Knox-Johnston ch’era però in evidente ritardo). Fu in quel momento che la sua mente già provata per il lungo tempo passato in mare vagando senza una meta precisa, collassò definitivamente. Cominciò a scrivere ed annotare su un diario personale tutti i suoi deliri, con frasi senza senso, citazioni filosofiche e calcoli numerici improbabili, finché i sensi di colpa che lo laceravano da dentro, gli soffocarono l’anima. La sua barca fu trovata alla deriva il 10 luglio del 1969, con dentro tutti i suoi diari, di lui nessuna traccia. Risulta peraltro poco comprensibile come l'inganno non fosse stato scoperto se non all'ultimo, visto che Crowhurst ha poi ripreso le trasmissioni radio. Chi si collega, tipicamente in onde corte con modulazione SSB, con una imbarcazione lontana migliaia di chilometri, dotata di potenza di trasmissione non elevata e di antenna di limitato guadagno, deve per forza usare antenne fortemente direttive, e la posizione da cui venivano le comunicazioni di Crowhurst sarebbe dovuta risultare sospetta.

Discorso a parte merita il francese Bernard Moitessier. Già di per sé contrario alla competizione sportiva, decise di partecipare solo per spirito d’avventura: per lui, il fine di tutto era il viaggio in se, e non la destinazione. Ebbene, dopo aver recuperato costantemente “terreno” sui suoi avversari, superato i 4 capi con varie difficoltà e vicissitudini, che avevano messo a dura prova la sua stessa psiche (la collisione con una nave, gli oblò polverizzati da enormi frangenti, aver visto 3 volte il suo Joshua - il nome della barca ispirato a Joshua Slocum, primo grande navigatore solitario della storia - scuffiato nell'acqua), prese una decisione sconvolgente: girare la prua della sua barca, riprendere il sud e ripercorrere un altro mezzo giro del mondo per attraccare nelle isole del pacifico, abbandonando (temporaneamente) moglie e figli in Francia. Robin Knox-Johnston, fu così l’unico concorrente (nonché il primo uomo) a completare il giro del mondo in barca a vela in solitario e senza scali. Ci mise 313 giorni e donò le 5000 sterline del premio alla famiglia di Crowhurst.